excalibur
SPECIALE

Allegato al numero 46
del periodico EXCALIBUR
luglio 2007


Sommario


Vincitori e vinti nel 1946

I fascisti servono ancora

Come si giocò la partita


A cura di
ANGELO ABIS

22 giugno 1946:

quando i fascisti amnistiarono sé stessi

Il titolo di questo Speciale non è assolutamente provocatorio, ma corrisponde alla semplice verità storica che a sessantun'anni dall'avvenimento tutti si affannano a rimuovere o a mistificare per il banale motivo che quel fatto cozza contro l'assunto dogmatico della repubblica antifascista nata dalla resistenza.
Dogma questo che non è solo nel dna della sinistra, ma anche molto spesso bandiera sventolata dalla destra.
Desta anche meraviglia che un giornalista e storico d'area, di solito avveduto e ben informato, come Luciano Garibaldi, scriva su "Il Secolo D'Italia" del 5 dicembre 2006: «A proposito di quell'amnistia, non va dimenticato che essa non fu voluta per liberare i fascisti, bensì per salvare migliaia di comunisti che si erano macchiati delle turpi vendette dell'immediato dopoguerra».
Stentiamo a credere che Luciano Garibaldi ignori quanto dichiararono a suo tempo quei comunisti criminali.
Ecco il testo di una lettera di un gruppo di partigiani detenuti nelle carceri di Asti, inviata a Togliatti a metà luglio del 1946: «Tutti noi desideriamo sapere perché siamo stati esclusi dall'amnistia o condono, mentre i nostri traditori (i fascisti, n.d.r.) li ài mandati in libertà? […] Questo è il posto che ci hai promesso? Ricordati che se noi siamo in carcere è colpa vostra che ci avete lasciato in mezzo ad una strada, senza lavoro, senza pane e senza casa. […] Ricordati compagno Togliatti che qui in carcere siamo tutti partigiani dell'Idea del P.C.I. e siamo tutti imputati di rapina e di estorsione, invece le altre imputazioni di omicidi ecc. le hanno solamente i nostri traditori della nostra lotta clandestina (ancora i fascisti, n.d.r.), è per questo che per loro c è l'amnistia! E per noi la galera?».
Più letterariamente elegante il quadro che dell'amnistia "Togliatti" fece un santone dell'antifascismo, magistrato e partigiano, Carlo Galante Garrone, nella seconda metà del 1947: «Una nuova guerra di liberazione si combatte ogni giorno: di liberazione dalle galere.
Chiedete ai custodi delle carceri quante volte al giorno dischiudono quelle porte severe e per i corridoi risuonano i passi gagliardi delle spie e dei torturatori, degli assassini e dei briganti neri restituiti a libertà.
Leggete le riviste penali: dalle pagine austere delle riviste giuridiche vi muoveranno incontro, mondi d'ogni peccato, ai canti della rivoluzione, i grandi attori del regime, incolonnati in quadrate legioni, fronte alta e petto in fuori.
Sfogliate le collezioni dei giornali: vi porteranno notizie di giudizi sbalestrati da Torino a Napoli, per legittima suspicione, di esecuzioni sospese, di revisioni concesse in articolo mortis, di processi eternamente rinviati
».