EXCALIBUR 5 - ottobre 1998
Battisti e il nostro canto libero
di Isabella Luconi
Avevo appeso le speranze e le illusioni della giovinezza sopra una stella, perché il sole della vita non li sciupasse, sicura di poterle riprendere quando avessi voluto, e ogni tanto sull'onda di qualche Tua vecchia canzone alzavo gli occhi al cielo, verso le stelle, per assicurarmi che fossero ancora lì.
Ora, il tuo canto libero non c'è più e siamo tutti un po' più soli, e sarà più difficile andare a raccogliere quei sogni sulle stelle.
Ma dentro quei sogni c'è qualcosa di più delle emozioni che ci hai regalato, c'è il ricordo di quell'essere giovani in un mondo di giovani, dove l'obiettivo di tanti era distruggere quelle emozioni, dove non potevi parlare di Amore perché si parlava solo di "amore libero" e della comune gestione dei propri corpi, e noi ragazzi di Destra, odiati, emarginati, così soli ci perdemmo e ci consolammo dentro la lirica delle Tue canzoni.
E quando il peso della solitudine sembrava a volte insopportabile, quando nessuno più parlava con te perché eri fascista, e quando, fragili per l'età e per il cuore troppo giovane, pensavamo che l'ineluttabile destino del mondo fosse di colorarsi di rosso, invocammo insieme a te «un canto libero» e per quella libertà molti di noi hanno colorato di rosso con il loro sangue le strade delle città.
Ora sopra quella stella insieme ai miei sogni e alle Tue canzoni ci sono anche Loro e nel ricordo splendono ancora di più a ricordarci l'immortalità dell'anima, la superiorità dello spirito, perché dalle ceneri del comunismo possa nascere finalmente «un uomo che non abbia paura di guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire».