excalibur
Notiziario interno dell'Associazione Culturale "VICO SAN LUCIFERO"

n. 9 - marzo/aprile 1999

Sommario

politica e attualità

Penultime dal Kosovo

costume e società

Partecipazione e dintorni

Dibattito: leva la leva

Servizio di leva: qui prodest

economia

Intervista a Gasparri

storia e cultura

I Templari

spazio libero

Piccoli futuristi crescono...

Canzoni e poesie

Pensieri: filo di nota



Le elezioni regionali e il bipolarismo mancato
di Efisio Agus

Vignetta di Demetrio
Ancora tante energie profuse dai partiti in vista delle prossime elezioni regionali del 13 giugno nella scelta del candidato alla Presidenza della Regione Sarda senza che, alla fine, all'interno sia del centro destra che del centro sinistra, ci sia la piena soddisfazione. Infatti, come è capitato in precedenti elezioni comunali, provinciali e nazionali, l'obiettivo dei due schieramenti di ottenere il più possibile i consensi dell'elettorato moderato ha spinto i partiti a rassegnarsi alla scelta di un candidato di centro, per cui alla fine non si capisce bene, nella logica del bipolarismo, che alternanza ci potrà mai essere tra due ex democristiani o due ex socialisti.
È evidente che siamo di fronte a qualcosa che non va, che le forze politiche dovranno rivedere il sistema elettorale, che questo bipolarismo regredisce verso situazioni strane non rappresentative che probabilmente finiranno per far allontanare definitivamente i cittadini da qualsiasi impegno civile, in una stagione della vita politica italiana in cui si auspica invece una maggiore partecipazione popolare.
A questo punto, più che un ritorno al proporzionale con uno sbarramento al 4% o al 5%, si potrebbe perseguire la via aperta nel Lazio da Alleanza Nazionale con le elezioni primarie che darebbe anche alle minoranze, sia all'interno dei partiti che degli schieramenti, la possibilità di esprimere un proprio candidato da sottoporre alla libera scelta degli iscritti, dei simpatizzanti, degli elettori. Un sistema certamente più lungo, forse più costoso, sul quale già si accendono le polemiche tra chi dice che potrà scendere in politica solo chi ha più mezzi economici e chi invece vorrà far valere l'organizzazione di partito o i programmi.
Si inserisce in questo contesto la legge sul finanziamento ai partiti che già un precedente referendum ha sonoramente bocciato, ma che si vuole reintrodurre per, stando a quel che dicono i partiti del centro sinistra ad eccezione di Prodi e Di Pietro, evitare che i potentati economici possano condizionare la vita politica italiana. La destra è per fortuna ben contraria al finanziamento pubblico e a tutt'oggi è in grado di sostenersi con i soldi degli iscritti e dei simpatizzanti.
Se a questo fatto positivo per la destra aggiungiamo l'orientamento per le primarie nella scelta dei candidati, possiamo ben sperare per il futuro che dall'attuale incompiuta democrazia si possa finalmente arrivare ad esprimere anche in Sardegna i rappresentanti giusti, che avviino a soluzioni i problemi del lavoro, dei trasporti e quant'altro secondo le indicazioni degli elettori che per la prima volta diventerebbero gli attori principali della vita politica.