excalibur
Periodico dell'Associazione culturale "VICO SAN LUCIFERO"

n. 111 - gennaio 2020

Sommario

politica e attualità

Coesione nazionale
e politica estera


Lo sconquasso del Medio Oriente

L'antifascismo strumentale
del potere


storia e cultura

In memoria di Massimo Pittau

In arrivo il nuovo libro
di Abis e Serra


costume e società

Droghe "leggere"?


Tripoli bel suol d'amore...
A Berlino una grande conferenza, ma con scarsi risultati
di Angelo Abis

Una stretta di mano per i fotografi
La conferenza di Berlino è andata come doveva andare: un vero e proprio flop, almeno per chi, come l’Italia, sperava che l’Europa gli togliesse le castagne dal fuoco, ovvero che la Turchia non schierasse ufficialmente proprie truppe a Tripoli.
Speranza surreale visto che Al Sarraj ha accettato l’aiuto militare turco, proprio perché lo stesso aiuto gli era stato rifiutato dall’Italia.
Decisione questa incomprensibile se non col fatto che il generale Haftar ha garantito in qualche modo all’Italia la salvaguardia dei propri interessi in Libia, ovvero i giacimenti petroliferi dell’Eni e il blocco delle partenze degli emigranti dalle coste libiche.
Il solito vizio italico di pensare di poter salvare capra e cavoli mollando all’ultimo momento l’alleato in difficoltà per favorire il presunto vincitore, col risultato di scontentare tutti. Ci siamo messi in un bel pasticcio, ma la situazione non è irrimediabile.
Innanzitutto occorre ricordare che a tutt’oggi noi siamo presenti il Libia con un distaccamento militare e con una base appoggio della Marina nel porto di Tripoli. Abbiamo poi una conoscenza del territorio e una fitta rete di rapporti con buona parte delle tribù libiche che sono lo snodo essenziale per la risoluzione dei problemi sul territorio.
Sia Al Serraj che Haftar hanno sempre ribadito la validità del trattato di amicizia italo-libico stipulato a suo tempo da Berlusconi con Gheddafi. Trattato che comprende anche clausole militari più o meno segrete.
L’Italia è una potenza militare di tutto rispetto soprattutto nei confronti della Turchia, per cui nessuno ha mai capito perché l’Italia abbia permesso che navi da guerra turche bloccassero le navi dell’Eni in rotta verso Cipro per le ricerche petrolifere.
E qui veniamo al dunque: è inutile che mandiamo i nostri militari in mezzo mondo con risultati eccellenti se poi non li vogliamo usare, neppure come deterrenza, quando si tratta di tutelare i nostri interessi.
Ci vuole solo un po’ di coraggio, molto meno di quanto ne servì a Giolitti per conquistare la Libia, ridurre a mal partito la Turchia di allora e frenare la Francia che, more solito, ci era ostile.