EXCALIBUR 18 SPECIALE
La storia


Sopra: Padre Luciano Usai ritratto sulla copertina della rivista tedesca "Signal" del '44
Sotto: il colonnello
Bartolomeo Fronteddu
La Repubblica Sociale ebbe un'unità organica composta interamente da Sardi: il Battaglione "Volontari di Sardegna - Giovanni Maria Angioy".
Di questo reparto sappiamo pochissimo. Il primo storico che ne accenna è Stefano Perticone in "Storia della R.S.I.", del 1947: «Il Sottosegretario alla presidenza Barracu ha aperto nel collegio militare di Roma un ufficio di assistenza Sardi. Chiunque si presenta in età militare viene arruolato su due piedi nel Battaglione "Angioy"». Detta notizia è riportata anche da Giorgio Bocca ne "La Repubblica di Mussolini" del 1977.
Teodoro Francesconi, nel volume "Gorizia 1940-1947" del 1990, dà alcune notizie sul reparto sardo allorché questo si trovava a Trieste nel febbraio del 1944. Il duo italo-tedesco Cospito e Neulen nell'opera del 1992 "Salò-Berlino, l'alleanza difficile", basato su documenti tedeschi, nell'elencare i reparti italiani di stanza, nella prima metà del 1944 nel litorale adriatico comprendente le province del Friuli Venezia Giulia e dell'Istria, direttamente amministrato dai Tedeschi, cita un Battaglione "Volontari di Sardegna" di stanza a Pola.
Alquanto strano é invece il quasi silenzio di Giorgio Pisanò, il più documentato sulle vicende delle forze armate della R.S.I. e segnatamente di quei reparti che combatterono nel confine orientale contro gli slavi. Ne parla appena nell'opera "Gli ultimi in grigioverde" del 1968 e con notizie per lo più errate: fa risalire la costituzione del reparto sardo all'ottobre del 1943, nella città di Cremona, il trasferimento dello stesso a Pola, nell'Istria, il 20 Dicembre dello stesso anno. Consistenza: circa 500 uomini; comandante: colonnello Bartolomeo Fronteddu.
Stessi accenni fa Gino Rocco nell'opera "Con onore per l'onore - l'organizzazione militare della R.S.I." del 1998. Per quanto riguarda la storiografia sarda, un vaghissimo cenno ne fa Girolamo Sotgiu in "Storia della Sardegna durante il fascismo" del 1995.
Raccontano qualcosa di più il giornalista Dino Sanna in un articolo "Le spie venute dal cielo" pubblicato su "Almanacco di Cagliari" del 1992, nonché Michelangelo Sanna, ex guastatore in Africa Settentrionale ed ex prigioniero non collaboratore nel "fascist criminal camp" di Hareford, nel Texas, in un volumetto del 1993 "Luciano Usai, missionario cappellano dei guastatori".
Il racconto di Michele Sanna, che è incentrato tutto sulla figura di padre Usai, è fortemente limitato per ciò che riguarda la descrizione del Battaglione "Angioy", riportando Sanna quanto gli era stato raccontato in proposito dal cappellano militare. Per inciso, Sanna in alcuni contatti telefonici ha fornito ulteriori notizie atte a chiarire e a definire alcuni avvenimenti che portarono alla costituzione del Battaglione sardo.
Chiude infine la documentazione che siamo riusciti a visionare, il numero 4 della rivista tedesca "Signal" del 1944, che dedica ai volontari sardi la copertina, numerose fotografie, nonché un articolo brillante, ma poco utile agli effetti della ricostruzione "storica" del reparto.
Proprio su "Signal", al giornalista tedesco che lo intervista, il comandante del Battaglione, il colonnello Bartolomeo Fronteddu di Dorgali, dichiara: «Avrete occasione di conoscere degli uomini veramente interessanti, come ad esempio un cappellano militare che é fregiato del distintivo germanico dei carristi d'assalto oltre che della croce di ferro di seconda classe».
Il cappellano é padre Luciano Usai, missionario Saveriano, nativo di San Gavino; ha combattuto per 28 mesi in Africa Settentrionale nel 31° Reggimento Guastatori comandato da Caccia Dominiani. Sul fronte, oltre le decorazioni tedesche, una delle quali datagli personalmente da Rommel, si é guadagnato anche una medaglia d'argento e una di bronzo.
Padre Usai vive la tragedia dell'8 settembre ad Asiago, nel Veneto; da qui, come migliaia di altri soldati sardi sbandati, tenta di tornare a casa: raggiunge Civitavecchia, ma è impossibile imbarcarsi per la Sardegna. Nel porto laziale assiste al triste spettacolo dei soldati sardi laceri, affamati e abbandonati da tutti. Decide di fare qualcosa, si reca in Vaticano e al comando tedesco di Frascati. Qui qualcosa ottiene; così racconta Michele Sanna: «Un alto funzionario (Tedesco, n.d.a.) gli comunica quanto é stato disposto: sono stati messi a disposizione otto autocarri coi quali andrà a caricare tutto il necessario ai magazzini della sussistenza italiana ancora pieni di generi alimentari di ogni tipo. Gli consegnano il lasciapassare e con questo può proseguire fino al centro militare di Capranica, destinato come punto di raccolta per tutti i Sardi».
La notizia dell'apertura del centro viene data dalla radio e i Sardi incominciano ad affluire spontaneamente. Quelli che non possono muoversi, padre Usai li va a cercare; così infatti racconta, un po' enfaticamente, nel memoriale scritto nel '45 mentre è in carcere a Buoncammino (a Cagliari), pubblicato sul giornale "Il Quotidiano" in data 16 marzo del 1945 e riportato nel libro di Michele Sanna: «Fossero qui presenti tutti i militari da me salvati dalle carceri e dai campi di concentramento tedeschi... In particolare i 22 militari sardi della caserma dell'aeronautica di Viale Giulio Cesare a Roma, in attesa di essere severamente giudicati da un tribunale tedesco, e da me salvati dopo essermi reso garante per loro. I 117 militari sardi, rinchiusi nel forte di Bracciano e condannati a morte per spionaggio e sabotaggio, da me salvati dopo tante premure e suppliche, mettendo a rischio la mia stessa vita».
Nel centro di Capranica si raccolgono così in breve tempo ben 20.000 Sardi.
Intanto, dopo la liberazione di Mussolini, si installano a Roma le nuove autorità della R.S.I.. Fra queste c'è Francesco Maria Barracu, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; padre Usai lo conosce bene, tra l'altro gli stette vicino quando Barracu, che era federale a Bengasi, perse la moglie sotto un bombardamento. I due si incontrano, Barracu decide di formare un'unità organica composta interamente da Sardi volontari. Invia a Capranica il colonnello Fronteddu con altri ufficiali per organizzare ed addestrare il reparto.
Il giornalista della rivista "Signal" ci dà un quadro singolare del comandante sardo di Dorgali: "Il mio ospite aveva un solo braccio; l'altro, il destro, lo aveva perduto da giovane tenente nel 1915 in una battaglia dell'Isonzo. Appena guarito da questa ferita, raggiunse nuovamente il fronte quale comandante di una compagnia e combatté in prima linea, ove nel 1916 venne fatto prigioniero dagli Austriaci della "K.K. Edelweis - Division". I nemici gli lasciarono la pistola e dopo alcuni mesi lo scambiarono". Fronteddu dice al giornalista tedesco: "Nel mio Battaglione trovano accesso soltanto i Sardi perché io so che i miei conterranei sono combattenti nati [...]. I miei uomini dovranno combattere esclusivamente in montagna. Saranno armati soltanto con la pistola automatica, le bombe a mano e il pugnale [...]. Noi vogliamo combattere, combattere al più presto possibile".
A Capranica, ai Sardi vengono proposte alcune soluzioni al loro status di sbandati: andare a lavorare in Germania o nelle fabbriche del Nord, oppure sistemarsi da qualche altra parte; a Capranica rimarranno solo quelli che decideranno di arruolarsi nelle costituende forze armate della R.S.I.. In 1.200 fanno quest'ultima scelta e costituiscono l'organico del Battaglione "Volontari di Sardegna - Giovanni Maria Angioy". Vengono vestiti, addestrati e armati con fucili "91", mitra "Beretta" e mitragliatrici "Breda". Padre Usai diventa il loro cappellano militare. Il reparto si trasferisce presumibilmente nel novembre del 1943 nella caserma "Lungara" a Roma.
In questo arco di tempo avvengono anche alcuni fatti incresciosi: un gruppo di diciotto soldati diserta con tutto l'armamento e si dà alla macchia nelle campagne di Sutri. In seguito ad alcuni atti di sabotaggio, vengono catturati dai Tedeschi e passati per le armi. Solo uno, Francesco Zuddas, scamperà fortunosamente alla morte e sarà implacabile accusatore di padre Usai quando costui verrà arrestato e processato in Sardegna.
Un altro militare del Battaglione, l'ufficiale Gavino Luna, che era un cantante tenore, arrestato dai Tedeschi con l'accusa di aver compiuto azioni di sabotaggio nei loro confronti, sarà tra i 335 trucidati alle Fosse Ardeatine.
Secondo Michele Sanna, Barracu, presumibilmente d'accordo coi comandi militari della R.S.I. e con i Tedeschi, decide che il reparto avrebbe trovato il suo impiego nella difesa del confine orientale nella regione della Venezia Giulia. Pertanto il Battaglione "Angioy", ai primi di Dicembre, si trasferisce da Roma, fa tappa prima a Cremona, poi a Trieste e infine a Fiume, dove rimane sino al 3 maggio del 1945, allorché gli Slavi di Tito occupano la città.
Teodoro Francesconi, nel suo libro, dice che nel febbraio del 1944, a Trieste, 28 elementi del Battaglione disertarono e si unirono alla Brigata Garibaldi "Triestina". I Tedeschi, forse per questo fatto, sciolsero il reparto e aggregarono 200 militi al battaglione "Confinari". Con tutta probabilità non fu però sciolto tutto il Battaglione, bensì solo il reparto che si trovava a Trieste, dal momento che la presenza del Battaglione fu accertata, in data successiva al febbraio 1944, sia a Fiume che a Pola. Si sa, molto genericamente, che i Sardi furono impiegati in operazioni di antiguerriglia contro le formazioni partigiane jugoslave sino alla fine del conflitto.
Secondo Dino Sanna, ai primi di marzo del '44, padre Usai, sempre su incarico di Barracu, sceglie a Fiume, nel Battaglione, un gruppo di volontari che, debitamente addestrato dai Tedeschi a Padova e in Germania, dopo essere stato imbarcato sugli aerei a Bergamo, viene paracadutato in più riprese in Sardegna. Usai tocca terra a "Is Arutas", presso Cabras, il 23 giugno del 1944. Dopo una serie di peripezie viene arrestato dai carabinieri del controspionaggio mentre tenta di raggiungere Alghero in treno.
Gli altri paracadutati sono: il tenente Pischedda, il sergente maggiore Mario Corongiu di Laconi, il soldato Francesco Campus di Macomer, l'aviere Angelo Manca di Villanova Monteleone, il caporale Antonio Marchi di Zeddiani, l'aviere Virgilio Cotza di Orroli, il sergente Antonio Mastio di Orani. Essi toccano terra in due notti successive, ma vengono tutti catturati e rinchiusi in una specie di campo di concentramento situato nella periferia di Oristano, in attesa di essere tradotti nelle carceri della stessa cittadina. Dal campo, temendo una condanna a morte per spionaggio, evade il tenente Pischedda, ma, incappato in una pattuglia di carabinieri, rimane ucciso nel conflitto a fuoco.
Alcuni giorni dopo i lanci, quasi per reazione al fallimento degli stessi, si offre ai Tedeschi il tenente Gino Mamberti, nativo di Seulo, anche lui amico di Usai, ma non sappiamo se appartenente al Battaglione "G. M. Angioy". Si fa paracadutare nelle campagne di Narbolia, riesce a raggiungere Cagliari, da dove con una ricetrasmittente manda i suoi messaggi a Salò fino alla fine della guerra.
Ultimo lancio, infine, del sergente cagliaritano Francesco Trincas, quattro mesi dopo, ma anche Trincas viene catturato.
Il 14 agosto del 1944, a Padova in pieno centro, viene ucciso da un gruppo di gappisti del Partito d'Azione il colonnello Fronteddu, che si trovava in quella città per una licenza. Per rappresaglia furono impiccati e fucilati una decina di partigiani.
Qui finisce tutto ciò che abbiamo potuto sapere sull'unica formazione armata della Seconda Guerra Mondiale composta interamente da Sardi. Quale sia stato il loro impiego operativo, quali le loro perdite e soprattutto cosa è accaduto di loro (anche se purtroppo è facile immaginarlo), allorché il 3 maggio del 1945 i partigiani di Tito occuparono Fiume e l'Istria, è oggetto sconosciuto che attende ancora, a 55 anni dagli avvenimenti, di essere spiegato.
Il Battaglione aveva come insegna il fascio littorio con i classici quattro mori bendati dello stemma della Sardegna.
Il fregio delle divise era costituito da un fascio su due pattadesi incrociate sovrastate da un teschio.
Un'ultima considerazione sul nome dato al Battaglione: "Giovanni Maria Angioy è l'affermato leader della tendenza riformistico-rivoluzionaria [...]. La tardiva marcia di Angioy su Cagliari a capo degli "Insorgenti" si conclude ingloriosamente ad Oristano nel giugno del 1796 e l'"Alternos" (Angioy) ribelle è costretto alla fuga [...]. Subito dopo si scatena la feroce repressione contro i fedeli seguaci di Angioy e negli anni successivi l'isola sarda diventa teatro di faide paesane e di azioni di guerriglia". Cosi scrive lo storico Tito Orrù nel saggio "Epopea angioyana".

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio della
Repubblica Sociale Italiana, Francesco Maria Barracu

Il fregio delle divise
del Battaglione "G. M. Angioy":
teschio, fascio e due pattadesi