excalibur
Mensile dell'Associazione culturale "VICO SAN LUCIFERO"

n. 36 - maggio/giugno 2002

Sommario

eventi ed iniziative

Il 25 aprile cagliaritano

Una via per Sergio Ramelli

politica e attualità

A.N. fra critiche e proposte

Voglia di destra in Europa

I perché della crisi argentina

ambiente

Il futuro del Poetto

storia e cultura

Biggio e le bugie sulla R.S.I.

La sentenza del caso Biggio

Il sardo-fascismo di Paolo Pili

spazio libero

Pensieri: Meraviglia


E il Cavaliere entrò a Mosca...
di Angelo Abis
Diavolo di un Cavaliere, questa volta l'ha combinata proprio grossa! La Russia che viene associata alla N.A.T.O., con tutto quel che ne consegue, è tutta opera sua, e Putin che lo sa ringrazia e paga. Già, perché il Cavaliere, da buon imprenditore, non si muove gratis et amore dei, presenta sempre il conto, non per riscuotere lui personalmente come l'opposizione e i maligni pure insinuano, ma per l'"azienda Italia".
Intendiamoci... non è che Berlusconi sia al suo primo successo in politica estera. Da quando ha giubilato Ruggiero, «il ministro degli esteri che tutti ci invidiavano» (secondo le sinistre) ha rispedito al mittente franco-tedesco gli aerei da trasporto che costavano migliaia di miliardi e non servivano a niente; facendo chiaramente capire agli alleati d'oltralpe che sono finiti i tempi in cui solo loro nella comunità europea facevano il bello e il cattivo tempo.
Poi è arrivato l'asse privilegiato con la Spagna e l'Inghilterra, l'intervento più diretto e incisivo nel conflitto israeliano-palestinese, il no cortese ma deciso agli Americani e al Vaticano sull'accoglimento dei tredici miliziani palestinesi rinchiusi nella chiesa di Betlemme. Il fatto è che Berlusconi lungi dall'essere quel piazzista quale volentieri viene rappresentato: per ciò che riguarda la politica estera italiana ha idee chiarissime e le ha espresse non da oggi, ma già da quando vinse le elezioni nel 1994: «Vogliamo un'Italia degna del suo ruolo in Europa e nel mondo, rispettata e ammirata per il suo presente e non più soltanto per il suo grande passato. Un'Italia che torni ad essere protagonista della storia d'Europa e giochi un ruolo attivo nel processo di unificazione europea. Un'Italia che non basi più la sua politica estera sull'improvvisazione, ma sulla corretta definizione dei suoi interessi nazionali e su una conseguente azione volta a tutelarli nei vari scacchieri internazionali attraverso una politica estera attiva e una azione diplomatica qualificata».
Intendiamoci! Non è che l'Italia fino ad oggi non abbia fatto politica estera, anzi una buona politica estera, altrimenti non si spiegherebbe come nell'arco di questi ultimi cinquant'anni abbia guadagnato una posizione internazionale non certo inferiore ai suoi ex alleati nella sconfitta, Germania e Giappone, che pure hanno un potenziale economico superiore al nostro. Il fatto è che l'Italia, e questo già a partire dal 1938 (data dell'accordo di Monaco realizzato su iniziativa italiana), in politica estera ha sempre giocato di rimessa barcamenandosi tra le iniziative e le decisioni prese da altre nazioni amiche o nemiche che fossero. Ed era giocoforza che agisse così, visto anche i colossi con cui doveva misurarsi. Ma questo poteva essere valido sino a un decennio fa: la caduta dell'impero russo da un lato, e dall'altro il fatto che l'Italia fosse diventata la quinta o sesta potenza industriale del mondo ci avrebbero consentito una politica estera più dinamica e più corposa. Cosa che, a parte Craxi, nessuno tentò, tanto meno i governi del centrosinistra in carica sino all'anno scorso.
Ritornando all'affare russo, c'è da dire che Berlusconi ha ragione: da sempre ha sostenuto che la Russia postcomunista non andava isolata, né tanto meno umiliata (come in realtà avvenne con l'attacco N.A.T.O. alla Serbia). Fu opera sua se nel 1994 la Russia venne associata al G7. È per questo che Putin - preoccupatissimo e in pratica con le spalle al muro per l'ammissione nella N.A.T.O. dei paesi dell'ex Patto di Varsavia e soprattutto per la ventilata adesione all'Alleanza Occidentale dei paesi Baltici (fatto questo che avrebbe chiuso alla Russia ogni sbocco nel mar Baltico), nonché più che irritato per il fatto che gli Americani proseguissero in una politica di potenziamento missilistico tale da porli in una situazione di superiorità schiacciante rispetto ai Russi - si rivolse a Berlusconi, il quale, proprio per fugare ogni timore russo e al contempo per associarli in qualche modo al disegno dell'Europa Unita, escogitò la soluzione dell'accordo fra Russia e Alleanza Atlantica. Soluzione che è riuscito a imporre agli Americani e agli altri partners europei.
Quali i vantaggi di questa operazione per l'Italia? Da un punto di vista strategico l'Italia si trova ad avere un alleato che, seppure in declino rispetto al passato, è pur sempre di tutto rispetto quanto meno su scala regionale, e questo non può che aumentare il peso specifico e il prestigio dell'Italia sia nei confronti delle maggiori potenze europee che nei confronti degli U.S.A..
Da un punto di vista economico la Russia diventa un nostro mercato privilegiato con ben 150 milioni di abitanti ed enormi possibilità di acquistare dall'Italia beni durevoli, tecnologie, e tutto ciò che serve per far uscire dal degrado il suo apparato produttivo. Tra l'altro la Russia, a differenza dei paesi del terzo mondo, è in grado di pagare ciò che acquista con le forniture di petrolio, gas e altre materie prime di cui abbiamo estremo bisogno. Un giro, insomma, di decine di miliardi di euro e la possibilità da parte nostra di mettere le mani sulle ricchezze petrolifere russe costruendo, con materiale nostro, migliaia di chilometri di oleodotto e gasdotto. E ditemi se è poco!