EXCALIBUR 43 - giugno/luglio 2003
Le ultime acquisizioni su Gladio Rossa e Kgb
Le Commissioni parlamentari "stragi" e "Mitrokhin" iniziano a diradare le nebbie su un oscuro capitolo del comunismo italiano
di Gianni Donno

Sopra: la sede del Kgb a Mosca
Sotto: 24.01.1959 - nota riservata del Ministero
dell'Interno sull'apparato militare del P.C.I.
(da "La Gladio Rossa del P.C.I." di Gianni Donno);
11.08.1950 - nota riservata della Prefettura
di Nuoro su atti di sabotaggio di attivisti del P.C.I.
(da "La Gladio Rossa del P.C.I." di Gianni Donno)


È un peccato che Giancarlo Lehner abbia voluto dimettersi dalla Commissione Mitrokhin, anche se lo ha fatto con motivazioni molto valide. Si sarebbe molto divertito nella ricerca archivistica, che oggi - a mio avviso - appare uno degli aspetti più importanti del lavoro della commissione.
Non ci è possibile in questa sede neppure accennare di sfuggita ai risultati dei primi mesi di lavoro di ricerca archivistica cui siamo impegnati in Commissione. Siamo obbligati a mantenere il segreto cui la legge ci chiama. Diciamo solo che stiamo seguendo la pista di indagine che il precedente lavoro di ricerca, come consulenti della Commissione stragi, ci aveva proposto. E cioè: la giovane democrazia repubblicana italiana ha subito nel primo ventennio gravissime minacce alla sua stabilità in gran parte venute dall'azione combinata del comunismo italiano e di quello sovietico.
La vulgata corrente, che ancora si legge nei manuali di storia, è che queste minacce alla democrazia italiana siano venute da un insieme di forze (spesso definite "le forze oscure della reazione") variamente assortite: settori della D.C., settori deviati dei servizi segreti, la destra postfascista, la Cia, la P2, la Mafia, ecc.. E che di fronte a queste minacce l'unico vero difensore dello Stato democratico sia stato il Partito Comunista Italiano. Ecco invece che il paziente lavoro di tanti collaboratori, sia in Commissione stragi che in Commissione Mitrokhin, ha contribuito a ribaltare totalmente questo luogo comune, tanto che nemmeno gli studiosi vicini al P.C.I. osano più riproporlo.
Emerge finalmente la verità: il P.C.I. costituì la più seria minaccia alla neonata democrazia italiana, attraverso due strumenti principali: l'apparato paramilitare clandestino (che ormai comunemente viene definito "Gladio Rossa") e il sistema spionistico (che ebbe il nome di S.I.O., Servizio Ordine Informazioni), strettamente collegato ed istruito dal Kgb e dagli altri servizi segreti dei paesi del Blocco dell'Est. Sono due strutture complementari (quella armata e quella spionistica), due facce della stessa medaglia di illegalità ed attività eversiva. Al centro di quest'attacco era la democrazia liberale e il sistema economico-sociale di stampo capitalistico, ai quali l'Italia aveva liberamente deciso di appartenere. Il modello alternativo proposto era (lo si dimentica spesso) il sistema delle democrazie popolari e l'economia pianificata e statalizzata. Cioè un sistema che è stato la negazione della libertà ed anche dei diritti basilari dell'uomo.
Gli studiosi vicini al Partito comunista italiano hanno a lungo negato questa realtà di illegalità e di eversione anticostituzionale, propria del Partito Comunista. Ed è giusto oggi chiamare con l'aggettivo "negazionista" un'intera produzione storiografica, a partire dai ponderosi volumi di Paolo Spriano. Poi, a poco a poco, grazie alla documentazione degli archivi sovietici e alle ricerche di Salvatore Sechi, Victor Zaslavsky e Gianni Donno, la cortina di silenzio e di negazione è stata infranta. Nessuno oggi osa più negare l'esistenza, all'interno del Partito Comunista, di una struttura militare clandestina, pronta all'insurrezione.
Giovanni Pellegrino, che è stato a lungo presidente della Commissione stragi, ammette l'esistenza della struttura, che però sarebbe stata sciolta da Amendola nel 1953, dopo la morte di Stalin e l'emarginazione di Pietro Secchia. Dopo quella data il P.C.I. Si sarebbe definitivamente "costituzionalizzato", abbandonando progetti e strutture rivoluzionarie armate. Ma questa nuova linea difensiva dei Comunisti Italiani o loro derivati non convince affatto. È anche questa profondamente falsa. Infatti diversi documenti e testimonianze, fra le quali quella di Giuliano Ferrara, parlano di struttura paramilitare ancora attiva nel 1967. Attenzione: la data è molto importante, perché collega il dibattito di due anni or sono sulla Gladio Rossa a quello delle ultime settimane sul caso De Lorenzo e il piano Solo, che, come è noto, scoppiò nella primavera del 1967, con la campagna di stampa de "L'Espresso" di Scalfari e Jannuzzi.
Nella mia ricerca per la Commissione stragi, pubblicata nel volume "La Gladio rossa del P.C.I. 1945-1967", ricostruisco l'evoluzione della struttura armata del P.C.I., che, a partire dal 1955 (anno della costituzione del Patto di Varsavia, che era l'organizzazione militare dei paesi comunisti dell'Est, contrapposta alla Nato) diventa una struttura più snella, supersegreta, costituita da squadre ristrette di specialisti addestrati nei campi della Cecoslovacchia a tre livelli: il sabotaggio, la guerriglia, l'intercettazione. La funzione di questa struttura non era più quella di fare la rivoluzione in Italia, ma di operare come "quinta colonna" nelle retrovie italiane, nel caso di conflitto su scala europea, in particolare fra le due Germanie.
A questo punto siamo arrivati al momento di congiunzione con le ricerche della Commissione Mitrokhin e le discussioni odierne sul caso De Lorenzo. Parte complementare della struttura paramilitare del P.C.I. era il S.I.O. che svolgeva attività spionistica di tipo militare, industriale e politico, in stretto collegamento col Kgb e con il Gru (il servizio segreto militare sovietico). L'attività spionistica era strutturata anche in un settore della "disinformazione", cioè della costruzione e propagazione di notizie o dossier atti a creare scandali e contrasti nel sistema politico dei paesi occidentali. Lo scandalo "Profumo", che coinvolse il ministro inglese, fu preparato dal Kgb, come è oggi risaputo.
Insomma, l'obiettivo, anche per l'Italia, era quello di mantenere in costante fibrillazione il sistema politico. Ormai le carte del dossier Mitrokhin e le successive ricerche della commissione parlamentare stanno con sempre maggiore certezza evidenziando la funzione dei servizi sovietici in collegamento con i comunisti italiani. Ci si avvicina, passo dopo passo, a ciò che già diversi studiosi hanno ipotizzato da tempo, senza tuttavia ancora riuscire a fornire adeguata documentazione. E cioè che i campi di addestramento della Cecoslovacchia ospitarono numerosi militanti comunisti italiani, addestrandoli anche alle tecniche spionistiche. Fra costoro vi fu un certo numero di futuri esponenti della Brigate rosse. Per questo, la prova insurrezionale di piazza, operata dal P.C.I. nel luglio 1960 contro il governo Tambroni, è un momento di grande importanza.
La D.C. e gli Americani compresero che la forza paramilitare clandestina del P.C.I. era ancora pienamente efficiente, e sollecitarono l'attivazione di quei sistemi e piani di difesa, che dopo qualche anno, con la crisi del 1964, De Lorenzo avrebbe messo in preallarme. Ricordiamo ciò che molti volutamente dimenticano: che contro il centrosinistra, nell'estate del 1964, non v'erano solo parti importanti della D.C. o del mondo industriale. Il P.C.I. di Togliatti era fra i più interessati a che fallisse clamorosamente una esperienza politica, che aveva visto i socialisti italiani raggiungere l'autonomia dal P.C.I. contribuendo a stabilizzare il sistema politico italiano. Cosa che non andava bene né a Togliatti né al Kgb.
La verità sulla storia italiana continua quindi ad emergere, e ciò anche grazie al lavoro della Commissione parlamentare, che ha rotto una vecchia egemonia sulla gestione degli archivi e del lavoro storiografico.