EXCALIBUR 46 - luglio 2007
Onore a Vincenzo Lops!
Il Generale della base "Maestrale" al centro di infamanti accuse su presunte negligenze nella difesa dei suoi uomini
di Nicolò Manca

Il Generale Vincenzo Lops
Non mi aspettavo, conclusa la mia vita militare, di leggere di Vincenzo Lops, di Bruno Stano e di Georg Di Pauli accusati dalla magistratura romana di non aver fatto abbastanza per difendere la base "Maestrale" a Nassiriya. Non conosco le motivazioni dell'accusa, ma conosco molto bene i primi due ufficiali. Il primo perché nel 1983 era uno dei comandanti di compagnia del battaglione "Governolo", che il colonnello Tosetti, reduce dalla "Libano 1", quell'anno mi passò in consegna, e il secondo perché nel 1994, quando comandavo la brigata "Sassari", era uno dei miei comandanti di reggimento. Per brevità mi soffermerò su Lops.
Il 26 agosto del 1982, quando si aprì la stagione delle missioni di pace, il "Governolo" partì per Beyrut con 521 militari (di leva!), cento mezzi, autonomia logistica per 45 giorni e, soprattutto, con la più preziosa delle sue risorse: i suoi giovani quadri, Lops in testa. La missione consisteva nell'operare in un ginepraio di una ventina di fazioni a noi ostili e l'una contro l'altra armate. L'ambiente operativo era quello che avrebbe portato alle stragi di Sabra e Shatila e all'ecatombe dei 250 marines uccisi da un camion-bomba il 23 ottobre del 1983.
Da allora Lops non ha smesso la mimetica e i suoi bersaglieri se lo sono trovato sempre a fianco in Libano, nei Balcani, in Iraq, in Afganistan, nei check-point, in pattuglia, nei rastrellamenti. Per i suoi soldati Lops è un mito, una figura carismatica con cui è difficile reggere il confronto.
Preciso: non ho avuto la ventura di operare con lui fuori-area, ma nel 2000, quindi in tempi non sospetti, sentii il dovere di riportare il mio giudizio su Lops in un libro ("Da Calamosca a Calamosca - Alla ricerca di un esercito" - pag. 147): «Lops è una garanzia assoluta».
E ora la magistratura militare lo accusa di non aver difeso abbastanza la base "Maestrale": articolo 98 del codice penale militare di guerra (ma come, non era una missione di pace, come va cianciando l'ipocrisia politica anche quando decide di inviare sul campo i formidabili elicotteri d'attacco Mangusta!?). L'accusa è di "omissione di provvedimenti per la difesa militare". In soldoni: da uno a cinque anni.
E qui mi rivolgo a Lops, che ora è a Kabul:
Ancora una volta, dall'aria condizionata di un parlamento o di un tribunale, ben lontano dai 50 gradi di Nassiriya, qualcuno, nel solco di una tradizione che noi militari conosciamo bene, ti ha detto e non detto: «prendi tutti i provvedimenti atti acché non si verifichino inconvenienti e tieniti in misura di fronteggiare l'imprevedibile». In altre parole: fottiti-e-se-succede-qualcosa-sono-cazzi-tuoi. Ti hanno fatto intendere che dovevi operare tra la gente, senza frapporre troppi ostacoli materiali o psicologici.
Diavolo... la tua era una missione di pace! In fondo non avevi partecipato alla guerra ed eri lì solo per aiutare e ricostruire. Sei anche stato oggetto di frettolose visite politiche, ma non sei stato allietato dalla presenza sul posto di qualcuno che, codice penale militare di guerra alla mano (sì, di guerra!), ti precisasse "questo sì e questo no".
Hai toccato con mano che tutti i blocchi di cemento e i fili spinati di questo mondo non sono serviti ad evitare che 4 mila soldati americani ed europei fossero uccisi, perché anche se si neutralizza un camion con 3500 chili di esplosivo o un uomo-bomba, dietro ce n'è un altro pronto a farsi saltare per aria, magari mentre sono in atto i soccorsi per la prima esplosione. Una volta che Al Zarkawi decideva che soldati ben visti dalla popolazione dovevano morire, questi morivano, in un modo o in un altro: di camion, di mina, di missile, di raffica e persino di donna o di bambino-bomba.
Hai sperimentato di nuovo che il terrorismo non si può estirpare né con la forza né tanto meno con il buonismo, e soprattutto, come nel 1982 in Libano, hai provato l'amarezza di operare fuori dall'Italia sapendo di avere alle spalle una classe politica (la casta di Gian Antonio Stella, di cui, ahimè, fanno parte non pochi magistrati e non pochi ex terroristi) che a scadenza si azzuffa per decidere se rifinanziare o no la tua missione.
E ora ci si è messa anche la magistratura a premiare con questa accusa la tua vita militare, che tu ed io sappiamo cosa ha significato per te e per la tua famiglia. Un atto dovuto, mi dicono. Un par di palle, rispondo.
Pàgati gli avvocati e, se ci riesci, fregatene. Non aspettarti la solidarietà dei capi. Io ne so qualcosa. Bene che vada si smarcheranno affermando di aver fiducia nella magistratura. Sono usi ad obbedir tacendo. Non ho mai letto di un loro commento neppure sul fatto che il bilancio della difesa in Italia (terzo paese al mondo per numero di militari impegnati in missioni di pace) è lo 0,83% del P.I.L., pari al 50% della media europea.
Tieni duro, come sempre, perché ora più che mai avrai a che fare con gente che non merita neanche di legarti i lacci degli anfibi.