EXCALIBUR 46 - luglio 2007
In ricordo della cara Anita Bissaro Tanda


Ci ha lasciato di recente la cara amica Anita Bissaro Tanda, che tanto si attivò per intitolare in Cagliari una Via o una Piazza per i martiri delle Foibe. Scrisse al Sindaco, propugnò una raccolta di firme, partecipò attivamente a incontri e convegni sino a quando riuscì nel suo intento. Intendiamo onorarla ricordando brevemente la sua intensa vita.
Nacque a Fiume il 19 giugno del 1920, in piena reggenza italiana del Carnaro, da Luigia Beltrame e Alberto Bissaro e fu chiamata Anita nel ricordo delle epopee garibaldine.
Nel 1925 restò orfana di padre, il valente incisore fiumano artefice del "pugnale d'onore" che le donne di Fiume offrirono a Gabriele D'Annunzio il 20 gennaio del 1920.
La madre si occupò di lei con attenzioni particolari, garantendole, rispetto agli altri figli avuti dal primo matrimonio, un'educazione a tutto tondo ed una formazione accurata presso le suore benedettine. Alla fine degli anni trenta si diplomò e divenne insegnante elementare, subito comandata in zone alloglotte.
Durante la guerra si trovava nell'isola di Veglia, dove conobbe Martino, un militare sardo che alloggiava nel suo stesso pensionato con altri commilitoni. Tra loro nacque un grande amore e furono sposi di guerra il 16 aprile del 1944. Entrambi, alla fine del conflitto mondiale, rischiarono di morire: Anita riuscì miracolosamente a sottrarsi all'orrore delle foibe grazie ad una sua amica d'infanzia, partigiana di Tito, che le fece ottenere la sospirata propusnica, il lasciapassare. Martino, condannato a morte dalle S.S., riuscì a scampare alla fucilazione saltando il muro del casermone di Cremona, che doveva essere la sua tomba.
Esule subito dopo la guerra, Anita si trasferì, dopo tante traversie, in Sardegna, a Bortigiadas, dove nel 1946 nacque la sua prima figlia Marigia e poi nel Veneto, dove partorì la sua secondogenita Irene nel 1949.
Restò nel Veneto sino al marzo del 1966, lavorando nel sociale e ricordando a tutti i suoi interlocutori la tragedia dell'esodo e delle foibe, per tanto tempo ignorata dai libri di storia. Da allora, sino alla sua morte, visse a Cagliari, in un continuo fermento di iniziative.
Donna poliedrica, ottima insegnante, crogiolo di stimoli e interessi, conosceva cinque lingue, dipingeva, suonava due strumenti, dirigeva una schola cantorum, riusciva a stare al passo con i tempi utilizzando internet per portare la sua voce in tutto il mondo, sino all'America, e ribadire la sua italianità negatale dagli eventi storici.
Scrisse - ormai ultraottantenne - un libro dal titolo "Noi due: vicende di un esodo".
Colpita nel 2006 da un primo ictus, perse irrimediabilmente la memoria recente, ma la sorte le permise di conservare quella remota e continuò a condividere i suoi ricordi istriani e il suo dramma con tanta umanità sino al giorno della sua morte, avvenuta il 16 maggio del 2007.