excalibur
Periodico dell'Associazione culturale "VICO SAN LUCIFERO"

n. 53 - aprile 2009

Sommario

politica e attualità

Eurallumina: dov'è lo Stato?

A chi lo Stato etico? A noi!

Con Obama
la lotta al terrorismo è finita


economia

Sardegna: dalla sinistra parolaia alla destra del fare

costume e società

Stati depressivi
e disturbi mentali gravi


storia e cultura

Samuel Huntington:
profeta o visionario?


Massimo Fini: parla un "ragazzo"


FuturismoFuturismoFuturismo
di Giorgio Pellegrini
1909 - 2009
Ancora rimbomba, nella valle lunga cent’anni, lo schianto forte del Manifesto di Marinetti.
Urlato dall’Italia, nero su bianco di foglio parigino, a irrorare l’Europa e il mondo con la caffeina della modernità: Futurismo italiano inarrestabile. Ineludibile, libera nell’esplodere tutta l’ansia di quel rinnovamento urgente che dilaga famelico a invadere, penetrare dappertutto. Poesia e arte futuriste tendono allora i muscoli delle parole, delle forme: della vita stessa - e costringono a quel mutamento universale - immenso - già annunciato dall’irrompere furioso di scienza e tecnologia nell’aurora del novecento.
«Il Futurismo - afferma Giacomo Balla - più che nel campo dell’arte pura, ha influito in ogni manifestazione dei nostri tempi. Il suo influsso si palesa infatti dall’architettura all’arredamento, dalle moderne automobili agli aerei, dalla scenografia al manifesto, dalle vetrine all’abbigliamento. Ovunque il Futurismo ha dato la sua impronta».
Quell’impronta, marchio risplendente e acciaioso del novecento, è la sintesi: figlia della velocità, “bellezza nuova” marinettiana e madre del progresso. Ed è il valore essenzialmente etico, oltre e più che estetico, di quella sintesi rivoluzionaria che assale cent’anni fa un’Italia sonnolenta, crepuscolare e rinunciataria e la costringe al ruolo inevitabile di grande nazione moderna: spinta dal vigore giovanile di una generazione vertebrata di rovente futurismo, carezzata dall’ebbrezza moderna della velocità, appassionata dall’audacia della semplicità.
Valore morale del Futurismo. Resta ancora oggi intatto, nella sua onesta limpidezza cristallina, in un’Italia al guado periglioso tra due millenni, quando gli accesi miraggi della velocità son divenuti, in cent’anni, realtà satura di un dinamismo ossessivo, omologante e coatto: ipertecnologico e proprio per questo pericolosamente antilogico.
I sogni di Marinetti sono diventati in gran parte i nostri incubi quotidiani ma la sintesi - pura e multiforme - è ancora e sarà sempre la nostra salvezza, specie se saremo capaci di elaborarla con l’originalità scattante delle nostre forze, con il coraggio e l’agilità delle nostre intelligenze, senza premere, se non il minimo indispensabile, interruttori, tasti e pulsanti.