excalibur
Periodico dell'Associazione culturale "VICO SAN LUCIFERO"

n. 55 - luglio 2009

Sommario

politica e attualità

I gatti di Obama

ambiente

È nata
"Ambiente e/è Vita - Sardegna"


economia

Fiat, Obama e futuro

storia e cultura

Riflessioni sul futurismo
(2^ parte)


Gramsci e il pappagallo di Stalin


Le elezioni di giugno
e la vittoria mutilata di Berlusconi
di Angelo Abis

L'Europa alle urne
Tutti conosciamo i risultati delle elezioni Europee del 7 giugno, nonché quelli delle provinciali e delle comunali, con i relativi ballottaggi del 7 e 21 giugno.
Sui risultati di queste ultime non ci piove, tutti hanno preso atto di un dato incontrovertibile: il centrodestra non ha perso un solo comune o provincia, mentre lo schieramento antagonista ha perso moltissimo persino nelle regioni cosiddette “rosse”.
Sui risultati delle europee si è invece sollevato un polverone mediatico apparentemente illogico. Si è parlato di una sonora sconfitta personale di Berlusconi, di un arretramento del Popolo delle Libertà di 2 punti rispetto alle politiche del 2008, a stento compensato da un uguale aumento di voti della Lega.
Si è invece quasi gridato al miracolo perchè il P.D. è calato di “soli” 7 punti rispetto alle politiche. Malgrado fosse diminuito il numero dei seggi per l’Italia, il P.D. aveva perso 4 seggi e altrettanti ne aveva guadagnato il Popolo delle Libertà, rispetto ai risultati del 2004.
Eppure si continuava a rimarcare come Berlusconi avesse mancato il suo obbiettivo: un risultato per il P.d.L. vicino al 45% e uno suo personale di 4 milioni di preferenze.
Certo, in quest’ottica Berlusconi usciva pesantemente sconfitto. È strano che nessuno, amico o nemico, si sia mai posto il problema del perché il Cavaliere, senza nessuna apparente necessità - per sé o per il governo o per il P.d.L. - si sia posto traguardi che seppure non impossibili erano indubbiamente audaci e ambiziosi.
La risposta l’aveva data lui stesso, invero tardivamente e a ridosso delle votazioni: partire alla conquista dell’Europa egemonizzando il Partito Popolare Europeo e facendo eleggere un suo uomo alla presidenza del Parlamento europeo. Obbiettivo strategico: creare una struttura unificata europea almeno per la politica estera e per la difesa. Scontato che il manovratore - palese od occulto - di queste nuove strutture sarebbe stato lui.
Traguardi fantasiosi di un megalomane? Per i gruppi dirigenti nostrani, da sempre felici di vivacchiare all’ombra dell’egemonia americana e franco-tedesca, è da pazzi pensare che l’“Italietta” possa aspirare ad un ruolo “alto” di guida europea.
In realtà, il progetto Berlusconi è molto più realistico di quanto possa apparire, e l’Italia di oggi è oggettivamente una potenza che conta più di quanto pensi la sua pavida classe dirigente.
Volente o nolente, “l’amico Bush” si è dovuto fermare nella sua escalation antirussa, a seguito del conflitto con la Georgia, proprio per il veto italiano a che si colpisse un paese considerato amico alla stessa stregua degli U.S.A.. L’Italia è così importante nell’ottica americana che lo stesso Obama ha aperto il mercato americano alla Fiat dopo che Bush lo aveva aperto all’industria bellica italiana (che per giunta è quasi tutta pubblica).
Paradossalmente, poi, la recente crisi economica internazionale, ha ridotto di molto il rango di grande potenza economica non solo degli U.S.A., ma anche della Gran Bretagna, della Germania e della Spagna, che, con gradazioni diverse, hanno visto i loro sistemi bancari sull’orlo del baratro, salvati con l’esborso pubblico di centinaia di miliardi euro, mentre la disprezzata Italia, finanziariamente “allegra”, con un sistema bancario vetero-nazionalista, non solo resiste meglio e con minori spese alla crisi, ma sta dando il la all’Europa e al mondo, con l’ottimo Tremonti, su come riorganizzare il sistema finanziario.
Ecco perché il progetto berlusconiano è tutt’altro che velleitario.
Il Cavaliere ha commesso l’errore di non aver palesato il suo progetto per tempo incentrando su di esso tutta la campagna elettorale e soprattutto ha permesso che il P.d.L. si estraniasse completamente dalla competizione europea: in Sardegna non una riunione, un comizio, un manifesto, una qualche sollecitazione agli iscritti, quasi che la politica europea non avesse nessuna conseguenza per l’isola.
Progetto fallito dunque? Non crediamo! Il Cavaliere, gossip o non gossip, sta già volando da una parte all’altra del mondo. Chi lo dà per sconfitto, anche se solo a Bruxelles, dovrà presto ricredersi!