excalibur
Periodico dell'Associazione culturale "VICO SAN LUCIFERO"

n. 66 - ottobre 2011

Sommario

politica e attualità

Un po' di politica regionale...

La dolcezza del frutto maturo

La politica mediterranea
dell'Italia da Crispi a Moro


Libia: la rivolta delle tribù:
quale futuro?


Quanto vale la Libia?

economia

11 settembre:
il prezzo pagato dagli Usa


costume e società

Il fenomeno del bullismo

storia e cultura

L'Italia in Libia

Settembre '39:
la non belligeranza italiana


La nuova colonizzazione
culturale della BBC


Céline tradotto in Italiano

spazio libero

Interventi ed eventi


Elezioni politiche a primavera 2012?
L'immagine del centrodestra è a pezzi: serve una nuova destra
di Ernesto Curreli
Siamo alle fasi finali dell’esperienza politica del centrodestra, almeno per come si è manifestata negli ultimi anni.
Berlusconi è da tempo sotto attacco da parte della magistratura, che lo vuole in galera o fuori dal “palazzo”, spesso per motivazioni pretestuose, altre volte per accuse che hanno almeno una qualche parvenza di fondatezza.
Negli ultimi tempi, però, a parte le storie boccaccesche che poteva evitarci, sono emerse vicende che lasciano capire che intorno a lui si è sviluppato un malaffare che coinvolge esponenti politici (Milanese, Papa, Bertolaso) e un torbido mondo imprenditoriale.
La differenza del “modo di essere” del centrosinistra non esiste per niente, vedi il caso Penati e quelli del mondo cooperativistico, affaristico e politico legato alla sinistra, ma questo non consola quanti avevano sperato che una ventata nuova avrebbe portato l’Italia ad essere un paese più civile, democratico, attento ai bisogni della gente comune. Persino più severo nei confronti delle ruberie di quanti gravitano intorno al sistema statale.
La crisi economica fa il resto, peggiorando la percezione negativa del governo. L’Italia ha la seconda economia manifatturiera europea, dopo la Germania. Inoltre, è l’unico Paese europeo a poter vantare un avanzo primario del bilancio statale, ossia la differenza positiva tra entrate e uscite, senza tener conto degli interessi sul debito sovrano. In alcuni anni e per diversi mesi l’Italia è stata addirittura la quinta o la sesta potenza economica mondiale. Ha un sistema di imprese che godono di grande vitalità malgrado la concorrenza. Il risparmio delle famiglie, infine, è il maggiore d’Europa e la loro patrimonializzazione non ha paragoni: le case di loro proprietà costituiscono l’80% del patrimonio edilizio nazionale.
Eppure non riusciamo ad uscire dalla crisi.
Purtroppo si nota che la maggioranza è paralizzata da contrapposizioni ideologiche e che lo stesso Berlusconi ha assunto una posizione defilata rispetto alle politiche di Tremonti, lasciando intendere dei contrasti. Nessuno però riesce a fare di meglio. La crisi è mondiale e si muove intorno a noi senza che nessuno, in tutto il mondo, abbia ancora capito da dove venga e perché.
È anche vero che la speculazione finanziaria ha messo nel mirino l’Italia, aggravando la situazione. Ciò non toglie che il problema vada risolto urgentemente. Una ricetta anticrisi degli economisti di destra consiste nel ridurre d’improvviso le tasse e adottare politiche di massiccia spesa statale per far ripartire il sistema economico. Però non lo possiamo fare: ridurre oggi le imposte sarebbe per lo Stato un vero tracollo, posto che nessuno ha il coraggio di contenere davvero la spesa statale, che invece si impone per i condizionamenti europei.
La recente frase di Berlusconi circa il suo modo di essere “premier a tempo perso” gli ha infine alienato molte simpatie tra quanti sono convinti che lui sia il minore dei mali, visti i suoi avversari.
Tuttavia l’Italia così non può mantenersi in piedi. Serve una nuova “destra”, capace di assumere nuovamente il suo ruolo politico, fuori dai miasmi che ci circondano.