excalibur
Periodico dell'Associazione culturale "VICO SAN LUCIFERO"

n. 70 - ottobre 2012

Sommario


La propaganda e il nulla del governo Monti
Solo Casini lo vuole ancora. 5 milioni di disoccupati, ma promette sgravi per chi assume.
La beffa della "nuova" socializzazione delle imprese
di Ernesto Curreli

Il capo del Governo Mario Monti
Sembra che tutti abbiano deciso di considerare conclusa la fase del governo Monti.
Bersani e Alfano lo hanno detto chiaro. Solo Casini, Fini e Montezemolo lo vogliono.
Secondo la gente comune, il governo tecnico in un anno non è riuscito a fermare il declino economico, ma la propaganda ci fa credere che siamo in ripresa. Gli organismi stranieri prevedono un nero 2013 con un Pil sotto il 2,6%. Una catastrofe. Monti ha insistito spesso sul miglioramento dell’immagine dell’Italia, dopo il golpe “bianco” che ha dimissionato Berlusconi. Quel maledetto spread è rimasto invece tale e quale il periodo berlusconiano. Anzi, in alcuni mesi lo ha persino superato, mentre la disoccupazione nel 2012 ha raggiunto cifre impressionanti.
Oggi più di ieri tutta l’Italia barcolla. Monti doveva rappresentare il nuovo che avrebbe aperto la cassaforte europea per sostenere il debito italiano, che con lui è passato dal 118,7% del 2010 al 120,1% sul Pil 2011, con un aumento che tende ad aumentare ancora nel 2012, secondo la Banca d’Italia. Se non fosse intervenuta la Bce di Draghi e il via libera tedesco, oggi avremmo un pesante rialzo dello spread.
Per l’Italia e altri Paesi i nodi sono due: il vincolo europeo e il debito pubblico. Con l’euro non c’è niente da fare e ben lo sapeva Napolitano quando ha deciso il “golpe”: il Trattato di Maastricht consente ad uno Stato membro di uscire dall’Unione Europea, ma l’art. 50 impedisce a chiunque di uscire dall’Unione monetaria.
La propaganda continua ad ingannarci. La spending review è una balla. Secondo uno studio pubblicato da Eutekne.info, quotidiano on line dei commercialisti, la programmazione governativa sui tagli era quantificata in 8,7 miliardi di euro nel 2012, in 14,9 miliardi per il 2013 e 4 miliardi per il 2014. Invece ci sarebbero minori tagli per ben 4 miliardi di euro. Senza contare che questi tagli graveranno per il 79,42% sui cittadini, per il 19,88% su Regioni e Comuni e appena per lo 0,7% sullo Stato. Il differimento al 2013 dell’aumento dell’Iva al 23% sarà difficile ed è facile immaginare una ulteriore contrazione dei consumi e un aumento della recessione.
I provvedimenti annunciati sono patetici. Illudono la gente sulla ripresa occupazionale, ma i licenziamenti sono all’ordine del giorno. Il ministro del Lavoro Fornero è quella che più ci irrita: dichiara con tono tronfio che sì, c’è qualche problema, ma il resto va bene. Non si accorge che con lei i disoccupati sono aumentati di un milione di unità, un milione!
Annuncia sgravi contributivi per le aziende che assumono quando queste chiudono a migliaia e per novembre 2012 sono annunciati 180 mila nuovi disoccupati. Quali aziende potranno utilizzarli?
È poi ridicola la storia della partecipazione agli utili aziendali da parte dei lavoratori. Dove sono gli utili e quali aziende oggi potrebbero distribuirli? Con quali strumenti legali i dipendenti potrebbero impedire agli amministratori di dismettere gli impianti per trasferire la produzione nei Paesi ad economia criminale?