excalibur
Periodico dell'Associazione culturale "VICO SAN LUCIFERO"

n. 77 - marzo 2014

Sommario

politica e attualità

Democrazia reale
o democrazia virtuale?


Destra e questione morale

economia

Il divorzio tra Banca d'Italia
e Tesoro (1981)


Quale Europa?

storia e cultura

Alle origini del Msi
nella provincia di Cagliari


Il libro che mancava
sul Fronte della Gioventù


Liberarsi della dittatura europea

12 anni schiavo:
un film di Steve McQueen


spazio libero

L'antimoralismo
di Gaio Clinio Mecenate



Le elezioni regionali del 17 febbraio
La sostenibile leggerezza del voto sardo
di Angelo Abis

Ugo Cappellacci e Francesco Pigliaru: passaggio tra Presidenti
Sappiamo come è andata a finire: Pigliaru, leader del centrosinistra, ha battuto Cappellacci, leader del centrodestra. Al contrario, la coalizione di centrodestra ha battuto la coalizione di centrosinistra.
Francamente facciamo fatica a pensare che il successo di Pigliaru sia stato determinato da un suo maggiore spessore politico o da particolari doti di comunicatore rispetto al suo avversario. I due, tutto sommato, non presentano grandi differenze di tipo ideologico o programmatico. Entrambi, per formazione professionale, uno commercialista, l'altro economista, sono portati ad essere molto pragmatici e attenti ai fatti concreti.
Ma allora qual é il fattore che ha determinato il successo di Pigliaru?
Per capirlo dobbiamo renderci conto del carattere tutto particolare che hanno questo tipo di elezioni: mentre per le politiche o le europee i Sardi si comportano più o meno come i loro “fratelli” italiani, seguendone, ancora più o meno, le tendenze politiche e gli umori nazionali - vedi, ad esempio, l'exploit dei grillini - per le regionali si riappropiano della loro concezione tutta particolare della politica che poco ha a che vedere con le ideologie o con i princìpi più o meno astratti, per collocarsi sul terreno molto più concreto della possibilità di ottenere un qualche aiuto o quantomeno un interessamento da parte del cosiddetto potere che, di fatto, è rappresentato da alcune centinaia di persone che per ceto sociale, per proprie capacità individuali e spirito di iniziativa, si propongono come mediatori tra la popolazione e le pubbliche istituzioni.
Sono in genere medici, avvocati, funzionari pubblici, docenti, rappresentanti di categorie che si sono distinti e si fanno apprezzare sia per le proprie capacità personali, sia per il modo con cui si rapportano ai cittadini. Tutte queste persone costituiscono la classe politica sarda. Ma il rapporto che si crea con la popolazione solo parzialmente passa attraverso la politica e i partiti. Perlopiù si basa sulla conoscenza, l'amicizia, la parentela, l'appartenenza a un territorio o a un clan.
Tutto questo ci dà anche una chiave di lettura per poter affermare che le elezioni regionali sono la rappresentazione plastica della maturità “politica” dei Sardi. Mai elezioni sono più tranquille di queste, dove il bon ton e il senso della misura prevalgono sulla faziosità politica e dove c'è poco spazio per l'ingiuria e la diffamazione, e dove i progetti tanto altisonanti quanto astratti, quali indipendenza, lotta contro i partiti “italiani”, moralismo altezzoso, hanno fatto uno straordinario flop.
E per concludere: com'è che Pigliaru ha prevalso, anche se di poco, su Cappellacci? Non sarà per caso che Pigliaru è Sassarese? I Sassaresi, si sa, hanno uno spiccato spirito campanilistico e fanno squadra, a differenza dei Cagliaritani tendenzialmente più individualisti e meno inclini a considerare l'appartenenza al territorio come un valore.