EXCALIBUR 83 - dicembre 2014
Masssacro di Cristiani: un silenzio assordante
Non sono importanti le vittime, ma i carnefici
di Angelo Marongiu
Sopra: la croce, un simbolo sempre più difficile da portare
Sotto: copertina de "Il libro nero della condizione dei cristiani nel mondo"
«La musica ci insegna l’arte del dialogo: c’è spazio per tutte le voci e le culture, tutte le razze e tutte le religioni. Le voci possono cantare insieme, le culture mescolarsi e dare origine a capolavori universali, che toccano le corde del musulmano e del cattolico, del buddista e del luterano».
Io amo in maniera viscerale la musica di Bach. E seguo, come posso, i suoi maggiori interpreti. Ramin Bahrani è uno di questi: nato nella Persia dello Scià (madre violinista e padre archeologo), ha visto il sorgere della Repubblica Popolare Islamica d’Iran ed i drastici e sconvolgenti cambiamenti della sua terra. È riuscito a venire in Italia, dove ha studiato pianoforte e composizione ed ora vive in Germania.
La frase inziale, su riportata, è tratta dal suo libro “Il suono dell’Occidente. Le opere musicali che hanno fatto la nostra civiltà”.
Quando l’ho letta – è proprio nelle pagine iniziali del libro – mi sono chiesto: ma questo dove vive? Come può una persona, per quanto giovane, che aveva vissuto l’arrivo e la rivoluzione di Khomeini, l’arresto e la scomparsa del padre nelle prigioni di Teheran, che aveva visto crescere il terrore per chi in qualche modo aveva o aveva avuto contatti con il corrotto occidente, che era costretto ad ascoltare di nascosto i dischi di musica classica, che aveva assistito alla scomparsa del mondo di artisti, poeti e musicisti che frequentavano la sua casa, sparire sotto la sferza dei pasdaran che combattevano tutte le manifestazioni non strettamente islamiche... come può – dicevo – scrivere una frase così banale, piena di illusioni e così lontana dalla realtà?
In che mondo vive? Sembra un marziano.
Eppure viene da quella nazione – l’Iran - che ha lanciato una fatwa anche contro i cani, considerati “immondi ed occidentali”! Sono previsti fino a 3 mila dollari di multa per chi compra o vende questi animali e 74 frustate (perché non 73 o 75?) per chi porta a spasso il cane.
E questo mondo dovrebbe commuoversi ed unirsi in un afflato universale mistico ascoltando la musica di Bach?
Sono illusioni.
Le stesse che ormai pervadono il mondo occidentale. Le stesse che hanno spinto Obama a perseguire la sua politica della mano tesa. Quelle che hanno spinto l’Europa a rinnegare le proprie radici giudaico-cristiane facendo sprofondare la nostra cultura nel vuoto morale. Quelle radici recise ci portano a non essere più nulla: non siamo più capaci di indignarci per qualcosa che valga la pena difendere anche a costo della vita: l’unico sussulto ormai è dettato dagli indicatori economici che balzano su e giù in luogo del battito del cuore.
«Tutte le religioni sono uguali», «nel mondo ci sono troppe religioni affinché gli uomini si odino e troppo poche affinché gli uomini si amino», «l’islam è una religione di pace».
Illusioni, appunto.
In Pakistan – è l’ultimo dei tanti quotidiani episodi simili - due giovani sono stati bruciati vivi solo perché erano cristiani e quindi spinti a viva forza in una fornace nella fabbrica in cui lavoravano perché accusati di blasfemia.
Pakistan, Nigeria, Iraq, Libia, Siria, Colombia, l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Nel 60% del nostro pianeta la libertà religiosa non è garantita: su 196 paesi, in 116 l’espressione del proprio credo religioso incontra forti ostacoli ed in 20 di questi i divieti di professare una religione diversa da quella ufficiale o un credo religioso di qualsiasi tipo è assolutamente proibito. Il rischio è la morte. La maggioranza di questi stati è di matrice islamica o governata da satrapie militari come la Corea del Nord.
Tra le minoranze religiose, sono i cristiani quelli più perseguitati o discriminati: si stimano tra i 150 e i 200 milioni, tra cattolici, protestanti e ortodossi.
America latina, Africa subsahariana, Medio Oriente, Asia: non esiste confine per essere oggetto di intimidazioni, pressioni, controlli, uccisioni, epurazioni, se il credo professato ha una croce come simbolo.
Mondadori ha pubblicato in questi giorni il risultato di una straordinaria ricerca condotta da studiosi francesi, coordinati dal giornalista Samuel Lieven: “Il libro nero della condizione dei cristiani nel mondo”. È un panorama impietoso di tutti i continenti del mondo.
Dalla Colombia, che vanta il primato di sacerdoti e religiosi uccisi da armi da fuoco, alla Nigeria attraversata dalla spaventosa minaccia di Boko Haram; dall’Eritrea alla Somalia, con il loro irrigidimento autoritario nei confronti dei non islamici (cioè dei cattolici); dalla Libia ridotta a sorta di “chiesa del silenzio”, all’Iran, in cui i centomila cristiani rimasti sono sottoposti ad una sorta di “libertà vigilata” (è proibita qualsiasi manifestazione esteriore della propria fede). Infine l’Iraq e la Siria, ove nelle zone controllate dall’Isis è in atto una vera e propria epurazione religiosa.
Non è a rischio soltanto la libertà religiosa, ma l’esistenza stessa di una civiltà (è quella nostra) e dei suoi valori. Il Medio Oriente, culla del cristianesimo, rischia di non avere più cristiani.
Per questo motivo quanto sta accadendo nel mondo non dovrebbe riguardare solo i cristiani, ma tutte le persone: non credenti, intellettuali, autorità politiche, organizzazioni internazionali.
Il gran rabbino di Francia Haim Korsia ricorda che la distruzione dell’ebraismo orientale – le comunità di Aleppo, Beirut, Alessandria, Il Cairo, Tripoli, le scuole talmudiche di Nehardea e Pumbedita in Iraq e quelle di Isfahan e Teheran – è avvenuta lentamente, quasi in sordina, tra l’indifferenza del mondo occidentale e cristiano. Ed altrettanta indifferenza sta accompagnando ciò che avviene ora per le comunità cristiane, praticamente negli stessi luoghi, e per opera della stessa matrice di intolleranza.
E con la stessa indifferenza Mosul, culla del cristianesimo iracheno è scomparsa nel nulla. Così come la comunità siro-cattolica di Baghdad.
Nei nostri quotidiani queste notizie sono riportate – quando lo sono – con scarsa evidenza, quasi come banali fatti di cronaca privi di importanza.
Durante il conflitto a Gaza, tra Israele ed Hamas, giornalmente veniva stilato un resoconto dei morti, mettendo bene in evidenza quanti bambini c’erano tra loro. Dei cinquanta martiri della Cattedrale di Baghdad o dei nazareni di Mosul si è data notizia, ma senza eccessiva enfasi, per carità.
I carnefici sono diversi e non si possono certo condannare in maniera troppo esplicita.
«L’islam è una religione di pace».
Le dita di Ramin Bahrami scivolano veloci sulla tastiera mentre eseguono le sublimi “Variazioni Golberg“ di Bach, ben distanti dalla malinconia crepuscolare dell’ultima inarrivabile esecuzione di Glenn Gould, ma comunque piene di dolcezza e struggimento e gioia che esse evocano.
Noi possiamo ascoltare e seguire quel magico filo conduttore di note che ci porta a Dio, perché se Mozart è il collegamento tra Dio e l’uomo, Bach è la voce di Dio.
Ma forse solo del nostro Dio.