EXCALIBUR 83 - dicembre 2014
Noi non vogliamo il TTIP
L'abolizione dei dazi doganali tra Ue ed Usa: attentato alla sovranità nazionale
di Lorenzo Argiolas
Etichette trasparenti, regolamentazioni, divieti...
È questa l'Europa?
T.T.I.P.: Transatlantic Trade and Investment Partnership. Il trattato (così lo chiameremo per questioni di comodità) non è altro che un accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America. Un provvedimento che prevede, fra le altre cose, l’abolizione dei dazi doganali e della regolamentazione unificata che riguarda principalmente i prodotti agroalimentari.
L’accordo, secondo i proponenti, sarebbe di fondamentale importanza per la crescita di Usa e Ue e consentirebbe la creazione di oltre due milioni di posti di lavoro, oltre ad una crescita esponenziale del Pil mondiale.
Matteo Renzi, forte del consenso popolare che lo ha portato ad essere presidente del consiglio e a presiedere il semestre italiano alla presidenza dell’Ue ha definito l’accordo «Una scelta strategica e culturale per l’Unione Europea».
La bozza contiene una serie di limitazioni alle leggi di ciascun governo per la disciplina di diversi settori economici e, la possibilità da parte delle multinazionali di intentare causa al governo qualora lo stesso portasse avanti politiche a tutela dell’ambiente e dei diritti sociali.
Perché averne paura?
Innanzitutto, il documento presentato farebbe venire i brividi anche al dittatore nordcoreano Kim Jong Un. La questione della sovranità nazionale che verrebbe a mancare è evidente in un mondo che si sta sempre più globalizzando a vantaggio delle multinazionali. «Gli ostacoli al libero scambio sono necessari alla salvaguardia dell’ambiente, della salute dei consumatori e dei lavoratori», afferma il Premio Nobel per l’economia, il saggista statunitense Joseph Stiglitz. I danni per l’agroalimentare (Made in Italy) sarebbero incalcolabili. Con un'omologazione alimentare verrebbero a mancare tutte quelle certificazioni, come Dop e Igp, che sono una garanzia assoluta dei prodotti che ogni giorno troviamo sulle nostre tavole. Altro problema sarebbero le importazioni dagli Stati Uniti, tutto ciò che si trova nei supermercati americani contiene per il 70% Ogm (organismi geneticamente modificati), attualmente vietati in Italia. Anche le restrizioni sui pesticidi e sul trattamento degli animali, a base di ormoni della crescita, sarebbero un danno, considerato anche che i prezzi dei prodotti sarebbero estremamente competitivi rispetto a quelli nostrani, ma non avremmo la certezza delle cosiddette etichette trasparenti. Anche la regolamentazione del lavoro sarebbe vicina agli standard americani, abbastanza carenti in materia di tutela dei lavoratori. Il ribasso dei salari sarebbe un pericolo concreto considerato che in un paese potrebbero essere vigenti i salari applicati nel paese d’origine dell’impresa, e si sa i salari europei sono più alti rispetto a quelli d’oltreoceano. Altro contro: le Pmi (piccole e medie imprese), che sono la spina dorsale dell’economia italiana, verrebbero letteralmente schiacciate, incapaci di reggere il mercato e incapaci di essere competitive a confronto con le grandi multinazionali.
In sintesi, l’opinione pubblica sa poco o niente su un argomento che potrebbe cambiare la nostra vita. Una materia delicata e sensibile sulla quale dovrebbe esserci perlomeno una consultazione popolare e non un silenzio assordante da parte delle istituzioni.