excalibur
SPECIALE

Allegato al numero 89
del periodico EXCALIBUR
dicembre 2015


Sommario


Il sacrificio dei Sardi

Le memorie del Ten. Graziani


A cura di
EMILIO BELLI

La partecipazione dei Sardi alla Grande Guerra

Il fronte di guerra

Il 4 novembre ricorre l'anniversario della vittoria sull'Austria-Ungheria che consentì all'Italia di raggiungere i suoi confini naturali, recuperando il Trentino, la Venezia-Giulia e L'Istria che dai tempi del Congresso di Vienna erano sotto il dominio asburgico. La Grande Guerra può quindi essere legittimamente considerata come la fase finale di quel processo unitario che era stato avviato nel 1848 con la 1a Guerra d'Indipendenza.
Quella del 1915-18 fu una guerra lunga e sanguinosa combattuta contro un esercito inferiore per numero ma bene armato e saldamente attestato su un difficilissimo fronte di oltre 500 km che per 4/5 si svolgeva lungo il tormentato rilievo alpino, partendo dal Passo dello Stelvio e interessando il Trentino meridionale, il Cadore e la Carnia fino alla Conca di Tarvisio. Dal Monte Maggiore il fronte volgeva a sud e raggiungeva le alture di Plezzo dove passava l'Isonzo, seguendo poi la riva sinistra del fiume fino al suo sbocco in mare presso la cittadina di Monfalcone.
Lungo le Alpi la linea difensiva austriaca si appoggiava ad un poderoso sistema di fortificazioni permanenti, mentre sul tratto isontino, di appena 90 km, le difese erano costituite da un sistema di opere campali incardinato su due robuste "teste di ponte": la prima, posta all'altezza di Tolmino, si appoggiava alle alture di Santa Lucia e Santa Maria che si ergono sulla riva destra dell'Isonzo, mentre la seconda, in corrispondenza di Gorizia, veniva protetta a Nord dalle alture dette dei "tre santi" (Monte Santo, San Gabriele e San Daniele) e a Sud dalle alture carsiche culminanti nel San Michele: Il Sabotino ed il Podgora costituivano i capisaldi del campo trincerato di Gorizia cui si raccordavano le imprendibili colline di Oslavia e di Peuma. Oltre l'Isonzo si elevava in leggero declivio l'altopiano carsico, i cui capisaldi difensivi erano cotituiti dalle modeste alture del Monte San Michele (q. 275), San Martino del Carso (q. 197), Monte Sei Busi (q. 118), Monte Cosich (q. 113). A oriente di San Martino del Carso si estendevano diverse aree boschive che furono teatro di aspri combattimenti, tra queste il più noto è Bosco Cappuccio.