EXCALIBUR 52 - febbraio 2009
To' chi si rivede: il Partito Sardo d'Azione
di Angelo Abis

Frontespizio della rivista
Il Sardo-Fascismo
Lo diciamo senza ironia, figuriamoci! Anzi con un po' di invidia.
Sono passati quasi novant'anni allorché l'ex ufficiale combattente e decorato Avv. Luigi Battista Puggioni scrisse sul giornale sardista "La Voce dei combattenti": «Lo scopo primo del Partito Sardo di Azione è la formazione salda e compatta di una coscienza isolana illuminata e consapevole che sola ci permetterà di partecipare con frutto alla grande vita nazionale e a quella più grande europea. [...] Per arrivare a tutto questo è necessario spogliarsi di tutte le vuote ideologie d'oltre mare [...] come le democrazie stracciate e camorristiche [...] o come i ladreschi sistemi dei socialisti organizzati».
Appena due anni dopo, i sardisti, su iniziativa di Emilio Lussu, iniziarono le trattative con l'emissario di Mussolini, il Generale Gandolfo, trattative che portarono dopo alterne vicende, malgrado la non ancora spiegata marcia indietro di Emilio Lussu, alla confluenza della grande massa dei sardisti nel fascismo, dando luogo a quel singolare movimento chiamato "sardofascismo", assolutamente originale rispetto ai fascismi "squadristici" sorti nel centro-nord e quelli "ministeriali" creati a tavolino dai prefetti, dopo la marcia su Roma, nel sud Italia.
Tant'è che uno storico meridionalista, Giuseppe Barone, nel volume "La Sardegna nel Regime Fascista" afferma: «L'anomalia o la caratteristica del fascismo sardo è la confluenza del sardismo nel fascismo. [...] A unire combattentismo e fascismo erano certamente la critica alla democrazia parlamentare, una forte vena antisocialista, antioperaia e antiprotezionista».
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. I sardisti, a partire dal 1944, hanno attraversato innumerevoli peripezie: hanno subito, nel 1948, il teatrale abbandono di Emilio Lussu, hanno conosciuto la "gloria" del potere e assaporato l'amaro delle sconfitte, sperimentato le alleanze più disparate, dalla D.C. alla Lega, numerose quanto le scissioni, ultima delle quali quella dei cosidetti "rosso-mori" accodatisi a Soru.
Eppure sono sopravissuti a tutte le altre forze politiche nazionali, dalla D.C. al P.C.I., dai liberali ai socialisti, dai missini ai liberali.
E, in questo 2009, rieccoli, con lo stesso nome e la stessa bandiera dei quattro mori e con lo stesso pallino di novant'anni prima: trovare una forza politica "nazionale" con cui allearsi per poter attuare il loro "progetto Sardegna". E, come nel 1923, hanno a che fare con un "cavaliere" e con un suo fiduciario che questa volta non è un generale ma un commercialista a nome Cappellacci.
L'accordo è presto raggiunto: non si confluisce e soprattutto non si mette in discussione l'autonomia della Sardegna. In compenso appoggeranno il candidato leader del popolo delle libertà. Suggella l'alleanza il regalo a Berlusconi, il dono di una bandiera dei quattro mori.
Ovviamente la cosa suscita costernazione e rabbia nello schieramento della sinistra e nello stesso Soru. Si grida allo scandalo, si parla di tradimento, del rivoltarsi nella tomba di Emilio Lussu, dei nuovi sardo-fascisti. Citare Lussu come fondatore del P.S.d'Az. e come antifascista senza macchia e senza paura significa prendere per i fondelli la storia.
Ricordiamo in proposito quanto dice lo storico Luigi Nieddu nel volume "Dal combattentismo al Fascismo in Sardegna". «Il prossimo congresso regionale (dei combattenti, n.d.r.) si terrà nell'agosto successivo, ma una nuova presa di posizione di De Lisi e Lussu, a nome della sezione di Cagliari, impedirà non soltanto la fondazione del P.S.d'Az., ma quella di un qualsiasi partito politico». E ancora, dal discorso di Lussu al consiglio provinciale di Cagliari del 23 gennaio 1923: «S.E. Gandolfo ha annunciato la fusione tra fascismo e P.S.d'Az.. Il fatto non è ancora compiuto: il certo è che coloro che entreranno nel fascismo vi porteranno la loro intelligenza, la loro passione per la difesa della Sardegna [...] quindi dall'unione tra fascismo e sardismo dovrà derivare ogni fortuna nell'isola».
Quanto a noi ci aspettiamo dai sardisti iniezioni nel centro-destra di dosi massicce di quella cultura sarda che fu al contempo rivoluzionaria e popolare espressa da quelle grandi figure che hanno il nome di Attilio Deffenu, Camillo Bellieni, Paolo Orano, Giuseppe Biasi, Grazia Deledda, Paolo Pili e tanti altri.