EXCALIBUR 89 - dicembre 2015
Isaiah Berlin: un liberale contro la tirannia delle idee
Idee sparse di un grande pensatore liberale
di Angelo Marongiu
Sopra: Isaiah Berlin (1909-1997)
Sotto: il suo ultimo testo pubblicato in Italia
Sono solo 57 pagine – un breve scritto – pubblicate recentemente da Adelphi, che raccolgono due discorsi che Isaiah Berlin, forse il più grande filosofo e storico delle idee del secolo scorso (nato a Riga nel 1909 e morto ad Oxford nel 1997) ha pronunciato anni addietro.
I due scritti contenuti nel volumetto sono "La ricerca dell'ideale" e "Un messaggio al Ventunesimo secolo": il primo è del 1988 ed è un discorso tenuto a Torino in occasione del premio Giovanni Agnelli, il secondo è del 1994 e fu tenuto a Toronto in occasione del conferimento di una laurea ad honorem in Giurisprudenza.
Sono due scritti che possono essere considerati emblematici delle sue idee, una esposizione dei punti che egli considera fondamentali del suo pensiero e della sua esperienza. Ciò che egli stesso definiva il suo "breve credo".
In essi si trova il cuore del pluralismo liberale di Berlin, un'idea che attraversa in modo costante tutti i suoi scritti: conciliare tutti i valori umani è non solo difficile, ma fondamentalmente sbagliato.
Il "Novecento", il secolo di "fuoco e sangue", ha portato alle estreme conseguenze una concezione del mondo e dei rapporti tra gli uomini che ha pervaso in particolare l'area dell'Occidente.
«L'idea, che accomuna i filosofi greci, ebrei, cristiani, illuministi ed altri, era che tutte le domande autentiche dovevano avere una risposta, una sola, e tutte le altre erano necessariamente errate.
Se la verità è una sola, una sola deve essere la "morale" che sottende a quella verità. La realizzazione, quindi, di un mondo armonioso e perfetto che discende da tale "morale" ha in sé una sorta di giustificazione morale: tutti i mezzi per raggiungerlo sono leciti e si possono (devono?) eliminare tutti gli ostacoli che vi si frappongono, anche le vite umane di chi vi si oppone, se necessario
».
Sostiene anche che gli orrori di Lenin, Stalin, Hitler, Mao, Pol Pot e la falsificazione di quegli avvenimenti ed il loro occultamento sono stati concepiti e realizzati in nome di una "verità" e per raggiungere il fine di una civiltà ideale, quindi – per quanto paradossale possa sembrare - per il bene dell'umanità.
Le idee hanno un grande potere sul potere e le idee del XX secolo sono state idee assassine: i gulag, i lager, i campi di rieducazione sono stati generati dalle idee, anzi da una specifica idea, in nome della quale tutto era lecito, anzi "doveroso".
Se si pensa di avere in mano la soluzione di tutto, se si è convinti che le azioni messe in campo hanno il fine di consentire la realizzazione di un mondo "ideale" nel quale esiste la felicità per tutti, allora nessun prezzo e così alto da non poter essere pagato, anche lo sterminio di massa.
I valori dell'umanità sono armoniosi, ma anche inconciliabili: non possono convivere infatti libertà ed uguaglianza, libertà e sicurezza, giustizia e misericordia, ragione e spontaneità, Stato e chiesa, verità e felicità.
Ma dal conflitto tra queste verità e dal loro alternarsi e confrontarsi (ognuna di esse è "armonia") nasce la nostra libertà.
L'idealismo e l'entusiasmo che vorrebbe farci marciare in nome di ognuna di queste "verità" non deve essere una bandiera: occorre fermarsi e fare accordi e compromessi. Cercare una risposta che concili tutte queste verità: solo una democrazia liberale può indirizzarci su questa strada.
È il messaggio che il grande pensatore ci lascia in eredità.