EXCALIBUR 1 - marzo 1998
in questo numero
A.N. e Verona
di Gianluca Grosso
Le speranze di rinnovamento della classe politica italiana ingenerato dalla ormai remota rivoluzione di tangentopoli sembrano essersi arenate nella solita palude italiota.
Lo stesso Governo Prodi, con la sua navigazione sottocosta, incarna alla perfezione il vecchio modo di governare tipico del centro sinistra di andreottiana memoria: misera gestione del quotidiano attraverso una pressione fiscale elevata, un'asfittica riforma previdenziale, una politica del lavoro che più provvisoria non potrebbe essere.
L'Ulivo "mediatico" si propone, anche se più stancamente, come una forza che fa del rinnovamento la sua bandiera. Nei fatti e nell'azione di governo è invece l'alfiere della restaurazione, con l'unico obiettivo di scontentare il meno possibile le classi sociali e le lobbies e di non intaccare i privilegi di ben individuati gruppi di potere che, in cambio, ne assicurano la sopravvivenza.
Sul versante del Polo la situazione è un po' particolare.
Negli ultimi tempi qualcosa è sembrato anche cambiare, si è passati da una fase di immobilismo ed incertezza ad una, del tutto opposta, di grande agitazione ed iperattivismo.
In alcuni casi la fibrillazione ha portato anche ad iniziative grottesche come quelle di Mastella e Cossiga, probabilmente già esaurite prima ancora di cominciare, e che rischiano però, se ripetute, di assestare colpi terribili alla credibilità complessiva dei centrodestra.
A ristabilire serietà e fiducia nel Polo ha invece contribuito la Conferenza prograrnmatica di Verona organizzata da Alleanza Nazionale. Anche i più feroci critici dell'evoluzione politica di A.N. non potranno infatti negare l'enorme successo riscosso dall'iniziativa. In un momento in cui il Polo non riusciva a rendere visibili alla gente i contenuti della sua azione di opposizione, A.N. ha invece elaborato un progetto organico, aggiornato e realmente alternativo.
Non è certo un risultato da poco.
Chi era presente a Verona o chi ha seguito sui media la Conferenza, avrà colto il malcelato stupore, e per qualcuno il dispetto, dei giornalisti nel constatare la capacità progettuale dì A.N. e la raffinatezza delle sue analisi.
Tutta la stampa, seppure con toni e sfumature diverse, ha dato atto a Fini di aver promosso un'azione politica di alto profilo, improntata sulla coerenza e sull'onestà intellettuale, il che, in mezzo a tanti trasformismi, ha un enorme valore.
Il vero problema è oggi di carattere interno al Partito. La classe dirigente deve cioè, dopo aver accettato e compreso il "progetto", attualizzarlo. Che significa poi diffonderlo nel proprio bacino territoriale, nelle strutture di partito, ma anche al di fuori di esse.
Tutto questo processo passa attraverso il rinforzo delle strutture periferiche e l'attuazione di scelte coraggiose e innovative che riescano a vincere l'indifferenza e il fatalismo e a ricreare entusiasmo e fiducia. Occorre, in altre parole, riuscire a risvegliare quello "spirito di militanza" che in passato ci ha sempre contraddistinti e che oggi appare un po' appannato.
Comprendere questa esigenza fondamentale vuol dire essere a metà del cammino.
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