EXCALIBUR 4 - giugno 1998
in questo numero
Lettere e opinioni
Lo spazio dei lettori
della Redazione
Nonostante tutto... continua la lotta!
Poiché la redazione me ne dà l'opportunità, approfitto dell'ospitalità del Nostro periodico per ringraziare quei 214 Camerati ed Amici che ancora una volta mi hanno voluto accordare la loro fiducia votandomi e facendomi votare in occasione del rinnovo del Consiglio Comunale di Cagliari.
Ringrazio soprattutto quei Camerati che costituiscono il cosiddetto "zoccolo duro", che nella valutazione del candidato che meglio avrebbe potuto rappresentarli hanno anteposto i comuni valori, che in passato ci hanno unito in tante battaglie e tuttora ci uniscono, anziché l'appartenenza a questo o a quel circolo, a questo o a quel paese, a questo o a quel condominio; che siano questi ultimi i nuovi valori della Destra per il terzo millennio? Spero proprio di no.
Scusate questo piccolo sfogo dettato dall'amarezza che in un primo momento ha fatto breccia nel mio animo.
Siate certi comunque che non sarà questa sconfitta elettorale che potrà far vacillare per un solo istante la Fede e le Convinzioni che mi hanno sempre sorretto e per le quali mi batto da ormai più di quarant'anni.
Nuove battaglie ci aspettano, quindi ad majora, Camerati.

Paolo Camedda


Benito Mussolini, Milano 29 ottobre 1923:
«Chi dice fascismo, dice prima di tutto bellezza, dice coraggio, dice responsabilità, dice gente che è pronta a dare tutto senza nulla chiedere quando sono in gioco gli interessi della Patria».
Camerata Camedda, Tu hai speso una vita dando tutto Te stesso e senza nulla chiedere. Per noi sei stato e sarai sempre il primo degli eletti.

Isabella Luconi
Lettera aperta a Paolo Camedda.
Caro Paolo,
l'amarezza e la delusione provata da tutti noi ex militanti di Vico San Lucifero per la Tua mancata elezione al Consiglio Comunale di Cagliari, mi porta a considerare che la sconfitta non è stata Tua ma è stata nostra, dei Tuoi "amici" e "camerati".
Forse noi - amici e camerati - abbiamo dimenticato i tempi ormai lontani di quando volevamo mettere "a ferro e a fuoco" Cagliari perché cinquanta comunisti Ti avevano buttato giù dalle scale della facoltà di Giurisprudenza e rotto la gamba; e i medici dell'ospedale Ti avevano "rattoppato" malamente e cacciato via perché eri fascista.
Abbiamo dimenticato i tempi di quando i comunisti (erano un centinaio, voi in quattro) Ti avevano aggredito e fatto arrestare. Di quando Ti avevano bruciato la macchina sotto casa.
Ci siamo dimenticati - molti di noi appena adolescenti - di quando ci impedivi di fare "cazzate", interponendoTi tra noi e i comunisti, tra noi e la polizia, tra noi e i dirigenti del partito che spesso e volentieri volevamo buttare giù dalle finestre di Via Dante.
Ti dobbiamo tanto perché se molti di noi non sono finiti in galera lo devono anche a Te. Oggi tutti spargiamo lacrime di coccodrillo... gli impegni, il lavoro, la famiglia, gli amici... e chi più ne ha più ne metta, ma la verità è che, al di là del giudizio positivo o negativo che molti di noi danno di A.N., non siamo stati capaci di aiutare un camerata che per molti anni è stato una guida sicura nella nostra lotta politica.
Dovremo ricordarcelo, come amici, come camerati: Tu eri solo nella tua campagna elettorale, non eri appoggiato da "circoli" o "associazioni" (la nostra decise - nonostante Tu ne sia il presidente onorario - di non appoggiare nessun candidato e nessun partito).
Caro Paolo, ha prevalso in Te l'onestà e la coerenza di sempre, Tu hai vinto, comunque, noi siamo stati sconfitti.

Roberto Aledda
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