EXCALIBUR 6 - novembre 1998
in questo numero
Occupazione in Sardegna
di Roberto Aledda
Sabato 14 novembre, presso i locali della "Tirrenide Edizioni" a Cagliari, si è svolto un incontro-dibattito, organizzato dalla nostra associazione, sul tema:
"Prospettive per l'occupazione in Sardegna".
Di seguito una relazione di quanto discusso.
Ha aperto il dibattito il Presidente Lino Rascunà, che ha rinnovato l'impegno della nostra Associazione verso i problemi a carattere sociale; sono seguite le relazioni di:
Paolo Truzzu, Presidente Provinciale di Azione Universitaria, che ha sottolineato la necessità di riforma dello stato sociale: l'intervento deve partire dalle nuove generazioni, dai giovani disoccupati sotto i trent'anni, con una logica non di conflitto, ma di confronto e di sintesi tra il mondo giovanile dei disoccupati e chi il lavoro lo ha già; bisogna passare ad una società di incontro;
Geom. Mario Tanca, dirigente della Associazione, che ha descritto la funzione dei cosiddetti Lavori Socialmente Utili in Sardegna. La mancanza di progettualità da parte dei Comuni ha fatto diventare questi lavori, per la maggior parte dei casi, solo fonte di assistenzialismo e di clientelismo, mentre dovrebbero favorire la qualificazione e la riqualificazione, ad esempio, dei cassintegrati o dei lavoratori in mobilità;
Gen. Nicolò Manca, ex Comandante della Brigata Sassari, che ha dimostrato che il suo progetto di far fare il servizio militare volontario ai Sardi in Sardegna, nella Brigata Sassari, creerebbe 3000 posti di lavoro, i giovani Sardi non getterebbero via il loro stipendio in continui viaggi Sardegna-penisola (foraggiando solo la Tirrenia o le compagnie aeree), ma investirebbero nella propria isola. È inoltre importante sottolineare il valore morale di questa proposta, visto l'eroico passato della Brigata Sassari, determinante nella difesa dei confini della nostra Patria nella guerra del 1915-18, e quindi le motivazioni oltre che economiche, spirituali, che avrebbero i sardi nel prestare il servizio militare nella propria terra;
On. Gianni Locci, Consigliere Regionale di A.N., che ha evidenziato che non si può creare lavoro con interventi-tampone a carattere meramente assistenzialistico, ma, a causa delle grosse differenziazioni, che ci sono non solo in Europa ma anche in Italia, è necessario un riassetto dello Stato in senso federalista. L'occupazione si crea solo con lo sviluppo: convincendo gli imprenditori che in Sardegna si può investire. La proposta della Destra è flessibilità, poiché con l'Europa Unita si è competitivi solo diminuendo il costo del lavoro (vedi proposta di legge di A.N. dello scorso numero, n.d.r.) e migliorando la qualità del lavoro, e partecipazione. Si propone per la Sardegna la via della esenzione contributiva e fiscale (esempio di esenzione contributiva la Sicilia e di esenzione fiscale la Corsica, con la zona franca).

Sono quindi intervenuti:
Emilio Belli, che ha messo in evidenza il problema della mancanza di prospettive in Sardegna per gli imprenditori: In mancanza di queste si mette in gioco tutto l'avvenire della Sardegna e il suo ruolo in Europa;
Emanuele Carcangiu, che ha evidenziato che del lavoro si parla in senso quantitativo, ma raramente si sottolinea la necessità di una migliore qualità nel lavoro;
Paolo Camedda, che ha sottolineato l'importanza della proposta del Gen. Manca anche ai fini deterrenti della criminalità - lotta ai sequestri - e della prevenzione antincendio;
Luigi Usai, che ha lamentato il ruolo passivo della Destra nel conflitto tra imprenditori e lavoratori;
Esmeralda Bacigalupo, che ha ricordato che l'imprenditoria in Sardegna è costituita maggiormente da piccoli imprenditori e ha auspicato una maggiore collaborazione nel rapporto che i dipendenti hanno con essi;
Tani Palomba, che sottolinea che oltre all'handicap nei trasporti, l'economia sarda soffre anche a causa del siste-ma bancario sardo che impone tassi proibitivi;
Giovanni Palmas, che ha posto il problema, relativamente alla proposta di A.N. per la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, che con la ridistribuzione degli utili d'impresa si tolgono capitali per gli investimenti e quindi per lo sviluppo.
Dalla discussione è emersa l'esigenza di garantire una migliore qualità del lavoro e un cambio di mentalità nel rap-porto reciproco tra lavoratore e datore di lavoro, favorendone la collaborazione.

È stato inoltre auspicato un approfondimento del tema della partecipazione alla gestione e agli utili delle imprese. Per noi non è una promessa ma un impegno.
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