EXCALIBUR 6 - novembre 1998
in questo numero
Partecipazione nei partiti (2)
Quale democrazia in F.I.?
di Eolo
Il partito politico dovrebbe essere un'associazione avente lo scopo, sulla base di una comune ideologia e di un comune programma, di delineare gli indirizzi politici generali dello Stato, e di tradurli in atti di governo mediante i propri rappresentanti eletti nelle istituzioni previste dagli ordinamenti costituzionali.
Gli aderenti al partito, i militanti, identificano la propria esistenza con quella del partito stesso.
L'espressione "militante" assume talvolta valore spregiativo, per le degenerazioni che possono derivare dall'identificazione dei valori di una parte con i propri interessi. Ecco uno dei punti dolenti: i partiti, infatti, sono regolati, secondo precise gerarchie, da statuti, che, però, sono mutevoli nel tempo e nei contenuti, e si adeguano alle esigenze del momento, causando i problemi che andremo ad affrontare.
Se da una parte vi è la dirigenza, dall'altra c'è la cosiddetta "base" (non solo elettorale); ma come coesistono queste all'interno di un partito e con quali criteri di democrazia interna?
Lo statuto di Forza Italia, partito che chi scrive conosce bene, stabilisce l'eleggibilità dei vertici fino al livello provinciale, con la formula dei congressi, mentre a livello regionale vi è la nomina del Coordinatore da parte del Comitato di Presidenza, eletto a sua volta, ma solo per il 50% (la restante parte è nominata da Berlusconi), dalla base congressuale scaturita dalle Province.
È una formula con vari difetti, poiché non andare a verificare in un congresso regionale l'effettivo valore e consenso di una linea politica comporta la delegittimazione della persona nominata dall'alto, da parte di chi in un congresso è stato eletto (in maniera più o meno lecita, lo vedremo) e la scarsa considerazione di chi avrebbe il diritto nel partito di decidere la linea organizzativa, cioè ogni iscritto.
Un'altra sgradita pratica dei partiti, cui, purtroppo, neanche F.I. si è sottratta, è il mercato delle tessere di democristiana memoria.
Succede che i congressi provinciali siano già decisi a tavolino, o quasi. Infatti, nei vertici che li precedono, i vari candidati si riuniscono alla presenza di Deputati, Consiglieri vari e relativi portaborse e cominciano a sfoderare pacchetti di tessere con i quali pretendono le candidature. Senza che si tenga in minimo conto la preparazione o l'attitudine delle persone scelte o autopropostesi, ma delineando unicamente assetti o lobbies di controllo, tali da garantire poi la gestione di ciò che conta veramente: le poltrone nelle istituzioni e negli enti pubblici. Così da alimentare il male oscuro della nostra società: il clientelismo duro e puro che porta voti ai partiti ed a coloro che li gestiscono, in barba a chi crede a ben altri Valori e Idee.
Le colpe di ciò sono da attribuirsi a chi paga le tessere (i sopracitati "onorevoli"), ma soprattutto a chi se le fa pagare: non si può partecipare in maniera libera e coerente alla vita democratica (!?) di un partito se, per comodità o anche per miseria (morale prima che economica), ci si fa pagare la tessera da chi poi la usa per i propri fini.
A proposito, poi, delle decisioni politiche importanti e strategiche che un partito deve prendere sovente nelle istituzioni e nella società, queste andrebbero discusse negli organi collegiali dei vertici e poi spiegate e approvate dalla base dei militanti.
Invece, in F.I., la base è considerata solo per le manifestazioni di piazza tipo quella di Roma del 24 ottobre, o quando arrivano le elezioni.
Sì, perché i vertici sono ampiamente rappresentativi per decidere le linee di guida; e sì, perché, se c'è da decidere se allearsi per le elezioni regionali con U.d.R. e P.S.d'Az., c'è chi sa cosa scegliere: un partito di democristiani traditori e lottizzatori (fino al cerimoniere in Consiglio Regionale), sempre pronti ad occupare poltrone in nome dei moderati, ed un altro di massoni che parlano da anni di autonomia sarda senza capire che la Sardegna è già autonoma, ma con uno statuto regionale che i suoi politici non sanno minimamente far funzionare. La base intanto dorme felice, perché la tessera per i prossimi anni è garantita dai soliti generosi e disinteressati.
E i partiti continuano a non cambiare niente, se non alcuni attori del teatrino infame che recita ogni giorno a spese del cittadino.
Dedicato a tutti coloro che credono ancora alle favole dei "nuovi politici", anche in erba, alcuni dei quali sono peggiori dei vecchi.
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VICO SAN LUCIFERO