EXCALIBUR 6 - novembre 1998
in questo numero
Ministri "sinistri"
Tra Pinochet e i disertori, primi passi maldestri di due neo-ministri della Repubblica Italiana
di Nicolò Manca
È giusto che si giudichi un singolo o una compagine dopo averne valutato l'operato.
Sarebbe quindi gratuito e prematuro trinciare giudizi sul governo D'Alema prima che lo stesso abbia dato prova delle sue capacità, grandi o piccole che siano.
Facciamo quindi trascorrere almeno cento giorni, visto che è lo stesso neo-Primo Ministro a porsi scadenze programmatiche vincolate da termini di tempo che sinceramente sembrano masochisticamente ravvicinati.
Tuttavia non nascondo che l'esordio del nuovo governo mi ha già strappato due ohibò di perplessa sorpresa.
Primo ohibò: il Guardasigilli Diliberto, come primo atto istituzionale, ha invitato la "madre" di tutte le procure italiane a verificare se è possibile perseguire il generale Pinochet e possibilmente fare concorrenza alla Spagna sollecitandone l'estradizione dal Regno Unito. Era questo un atto così prioritario e impellente?
Sono certo che il neo-ministro avrebbe fatto altrettanto nei confronti di un Ceausescu o di un Honecker e non escludo che in futuro sia tentato di fare qualcosa di analogo nei confronti di Fidel Castro, che qualche birichinata ha pure commessa.
Ma mi chiedo se non sarebbe preferibile lavorare 24 ore su 24 per cercare il bandolo della matassa della giustizia in Italia.
Anche a me pesa che il "mitico" Fidel continui ad imporre la "democrazia del partito unico", ma vorrei che prima di dedicarci ai casi Pinochet e Castro, ci dedicassimo, in primis il Guardasigilli, alle faccende di casa nostra.
Tra queste possiamo ricordare la voragine di cause da smaltire, i tempi indecorosi per la definizione dei vari gradi di giudizio e quel 90% circa di reati impuniti (sul totale), che costituiscono onore e vanto della malavita in Italia.
Secondo ohibò: la prima notizia data dalla stampa circa le iniziative del Ministro della Difesa Scognamiglio riguarda il proposito di riabilitare quanti si rifiutarono di combattere e i disertori che vennero fucilati durante la Grande Guerra.
Al ministro è stata attribuita questa dichiarazione: «I nostri fucilati non furono meno eroici dei commilitoni caduti in combattimento».
E no, signor ministro, altro che ohibò! Non ci siamo. Così non va. La morte accomuna tutti in forza della "livella di Totò", ma non secondo l'etica del dovere.
Che sia il Ministro della Difesa a muovere i primi passi su questo sentiero, oltre che stupefacente, a me sembra disdicevole.
D'accordo che l'On. Scognamiglio è ministro in virtù di un cambio di schieramento che ha superato l'esame della sua coscienza, ma credo che non ci sia elasticità intellettuale o morale di sorta che possa aprire questo nuovo genere di dibattiti.
Altrimenti tra un po' riabiliteremo anche il signor Antonio Mottola, quel tal sergente che in Russia, una volta fatto prigioniero, si schierò con i torturatori dell'allora Capitano Franco Magnani, del Colonnello Nicola Russo, del Tenente Italo Stagno, del Cappellano Don Brevi e di tutti gli ufficiali, sottufficiali e soldati che per dodici anni sopportarono sofferenze di ogni genere per non convertirsi ad un'ideologia che rifiutavano moralmente. In fondo, quell'Antonio Mottola non fece altro che pensarla diversamente dai suoi commilitoni.
Che poi, in conseguenza di questa conversione, avesse indossato i panni di traditore e spia dei propri commilitoni... beh, questa era una quisquilia... che tuttavia gli fruttò pasti abbondanti, qualche rublo per le piccole spese e la riconoscenza dei comunisti russi e italiani.
Credo che non sia giusto dimenticare ciò che è stato. Non è giusto, con il pretesto di un revisionismo buonista, mischiare il bianco ed il nero per navigare in un torbido grigio, nel mare degli opportunisti.
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