EXCALIBUR 6 - novembre 1998
in questo numero
Giustizia rossa e dintorni
Dallo Stato di diritto allo Stato del dritto
di Giorgio Usai
Il nostro pensiero ritorna agli anni '70, nel periodo dei grossi processi per atti di terrorismo o di sovversione, veri o presunti. Anche allora, come oggi, avevamo una magistratura schierata politicamente, più precisamente a sinistra.
C'erano, come oggi, i magistrati di destra: ma questi sono un pugno di farisei e vigliacchi che si nascondono. Ogni processo che veniva celebrato contro militanti di destra e/o sinistra terminava, inevitabilmente, con condanne sicure per i nostri, mentre gli appartenenti alla sinistra ricevevano, quasi sempre, trattamento di favore. Ti ricordi, Isabella?
Anche casi gravissimi di omicidio - in cui gli imputati erano di sinistra - vedevano spesso assoluzioni scandalose, quando gli imputati non riuscivano a mettersi in salvo in Svezia o in Francia.
Anche le Questure ed i carabinieri avevano un comportamento differente: se gli inquisiti erano delle aree di destra, la legge veniva osservata fino allo scrupolo, ed anzi prepotenze e soprusi erano la norma. Viceversa, se gli indagati erano "rossi" o giù di lì, ogni riguardo e delicatezza erano dovuti, fino a lasciar correre, tant'è che molti omicidi politici sono rimasti impuniti ancora oggi. Tanto le vittime erano fascisti...
Non vogliamo riaprire piaghe dolorosissime per noi, ma desideriamo illustrare quella forma di viltà che è tipicamente italiana e che si estrinseca nella norma: "debole coi violenti ed i prepotenti, forte coi deboli e gli indifesi".
Insomma, la turpe ritirata badogliana e la corsa ad aiutare il vincitore.
Il ragionamento dei questurini e dei "valorosi" carabinieri era questo: «I fascisti sono al di fuori dell'arco costituzionale, sono privi del sostegno della stampa e della TV, non hanno referenti politici. Possiamo tranquillamente pestarli e portarli a giudizio senza rischi, anzi traendone meriti per la carriera».
Così assistemmo al massacro dei Fratelli Mattei, di Mantakas, di Ramelli, ecc., senza che le "forze dell'ordine", omaggiate da Almirante, facessero il loro dovere, e anzi avemmo assassinii a sangue freddo come nel caso di Ciavatta, un ragazzo inerme assassinato dal capitano dei carabinieri Sivori, del quale si perse ogni traccia dopo il giorno dell'omicidio. Ti ricordi, Sottosegretario Gasparri?
Questa politica di viltà e di codardia divenne un'istituzione dei governi, da allora ad oggi. Nel '72, per tirare fuori dalla galera il culattone Valpreda, si varò una legge solo per lui sotto la pressione della violenza di piazza.
Subito dopo, per arrestare il ricercato Giorgio Freda, il governo non esitò a corrompere funzionari e ministri del Costarica, violando il diritto internazionale ed il protocollo dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Chi protestò?
Negli anni novanta il governo Berlusconi (che ricordo vergognoso!) non esitò a spendere miliardi per arrestare e trasportare in Italia l'ottantenne Priebke per omaggiare gli ebrei italiani avidi di vendetta. Oggi che è possibile arrivare a Capodistria, Pola, Fiume, Lubiana in mezz'ora di taxi da Trieste per acciuffare i massacratori titini delle foibe, i procuratori militari di Roma tacciono, per obbedire agli ordini dei loro compagni al governo.
Ve li immaginate i vari giudici comunisti che condannano i loro compagni assassini, ai quali devono l'attuale regime democratico? Impossibile!
Così, mentre in Inghilterra arrestano il vecchio Pinochet, colpevole di aver evitato al Cile l'obbrobrio della dittatura rossa, il ministro Diliberto (quello dei massaggi shiatzu) propone un mandato di cattura italiano (?), ma, quando arriva a Roma il compagno Fidel Castro - che ha arrestato, imprigionato, torturato, assassinato cento volte più di Pinochet - sono tutti lì in fila per leccargli il deretano, il Papa, Scalfaro, Agnelli e tutti gli altri cialtroni che ci angustiano le giornate.
Nel '91, per accodarci alla prepotenza U.S.A., non esitammo ad aggredire un Paese che mai aveva avuto inimicizia con noi, l'Iraq, violando la stessa Carta Costituzionale, che recita: «... l'Italia ripudia la guerra...». Ma quando si tratta di difenderci dalla deliberata aggressione di altri Paesi vicini (vedi Libia), ecco che si levano in alto le mani dei trepidi badogliani di complemento.
Conclusioni (amare): bisognerà rifondare una coscienza morale, prescindendo dagli schieramenti politici (infatti abbiamo visto che il governo, sia di destra o di sinistra, ha lo stesso comportamento meschino e vile), e rifacendoci ai periodi storici in cui l'Italia seppe meritare il rispetto del Mondo, dal 1900 al 1945.
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