EXCALIBUR 19 - maggio/giugno 2000
in questo numero
I carcerieri incarcerati
Noi, gli aguzzini!
di Pierluigi Farci
Il mare d'insulti che ci sta seppellendo impone una riflessione. Ci chiediamo se veramente si può concepire che un Corpo di oltre 40.000 persone possa essere dipinto come composto da agenti della Gestapo o del Kgb, se veramente si pensa che delle persone che fanno questo lavoro per campare godano a torturare coloro che sono stati loro affidati.
Perché è bene che si sappia che i colleghi arrestati, e parlo di colleghi siano essi agenti o provveditori, non sono stati scelti per la loro ferocia, non fanno parte di Corpi speciali, ma sono persone come le altre, che si sono trovate letteralmente per caso in quel posto ed in quel momento.
È bene che si sappia quanto sia difficile questo mestiere, per gli agenti o per i direttori è lo stesso.
È evidentemente necessario che si sappia che, non appena si allenta l'attenzione, non appena si cede un tantino, all'ordine dello Stato si sostituisce immediatamente la legge della malavita, ben più immediata e severa. Questo i detenuti più indifesi perché i più deboli, più poveri o non appartenenti all'ambiente criminale lo sanno, ma mai potranno dichiararlo per non essere tacciati come "infami" dagli altri.
È bene che si sappia che il personale ora è terrorizzato dalla possibilità che la parte peggiore dei detenuti si senta autorizzata (e coperta!) a compiere ogni genere di prepotenza, confidando sulla comprensione generale.
Quando i primi Tg hanno diffuso la notizia degli arresti, le sezioni detentive hanno esultato come se fossero stati segnati dei goals allo stadio. Ottantadue autogoals, appunto!
Chiediamo che si rifletta sul ruolo che le forze dell'ordine, la cosiddetta forza pubblica, debbano avere in questo Stato. Ruolo che non può essere certo quello dei torturatori ma deve avere l'appoggio della società, che le Forze di Polizia, tutte, sono chiamate a difendere.
Infine è bene uscire dall'ipocrisia. Le carceri sono i contenitori ultimi di tutti i disagi che la nostra società esprime, contengono tutte le mafie nazionali ed estere, tutti i trafficanti di carne umana e di droghe avvelenate, tutti i violenti, i rapinatori, coloro che terrorizzano la parte debole della società, i bambini e gli anziani. Tutti quelli che vengono ristretti, ovviamente...
È vero, è verissimo che insieme a loro vi sono tantissimi, troppi innocenti ingiustamente detenuti, troppi in attesa di giudizio, molti che vogliono uscire da più o meno sporadiche esperienze criminali e che ci chiedono serenità e difesa. Tutto questo è vero. È vero che dobbiamo tendere al carcere della speranza, e quando c'è la speranza in carcere è grazie soltanto ai nostri sforzi ed ai nostri sacrifici.
Non è giusto. Non è giusto che la nostra società utilizzi questo contenitore come fosse quello della spazzatura sociale affidando a noi il lavoro sporco di gestirla, salvo poi criticarci, disprezzarci, condannarci quando ci sporchiamo le mani.
Meno ipocrisia, per favore! E se qualcuno vuole venire a fare il nostro lavoro lo faccia pure. Venga e provi a tenere i guanti immacolati, se ci riesce.
La verità è che questa situazione riporta indietro il carcere di vent'anni, con gli scontri, le rivolte, l'odio, il disprezzo.
La fine della speranza.
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