EXCALIBUR 30 - ottobre 2001
in questo numero
Lettere e opinioni
Lo spazio dei lettori
della Redazione
Un netto "no" alla globalizzazione.
Dopo aver letto gli interventi dell'ultimo numero di "Excalibur" sul tema della globalizzazione, vorrei sottoporre all'attenzione dei lettori questo problema da una nuova prospettiva.
Innanzitutto, durante i giorni del G8 a Genova si è assistito alla solita farsa: la teppaglia anarco-comunista si è scatenata in vili scontri di piazza, per scaricare poi le responsabilità sui "neonazisti" (skinheads, militanti di Forza Nuova, hooligans in trasferta...) e le forze dell'ordine, trovando un inaudito appoggio tra politici (come Angius, D.S.), intellettuali e giornalisti.
Ma gli incidenti provocati da "tute bianche" e "black block" erano tanto temuti quanto voluti dalle stesse autorità: come accade ormai di solito per questo tipo di vertici, soprattutto economici, i governanti impegnati preferiscono distrarre la platea dell'opinione pubblica con i bollettini della guerriglia urbana, piuttosto che con i risultati dei loro accordi internazionali.
Quindi, paradossalmente, i centri sociali sono "funzionali" e utili proprio ai potenti che dicono di contestare: basta pensare che, mentre a Milano si teneva un incontro della Commissione Trilaterale, i centri sociali non manifestavano contro i piani di questa potente lobby politico-finanziaria, ma contro Forza Nuova, che contestava pubblicamente questa riunione.
È necessario ricordare che ben poco si è deciso e si decide concretamente nelle riunioni degli "otto grandi", mentre ben più operativi e meno appariscenti sono altri meeting internazionali, come Cernobbio e Nizza (dove è stata approvata una carta dei diritti contro l'Europa e gli Europei).
Per quanto riguarda la globalizzazione, questo fenomeno è tutt'altro che positivo o governabile: non esiste e non potrà esistere mai una globalizzazione solidale, perché è la conseguenza di interessi economici sovranazionali delle multinazionali, che non si curano affatto dei diritti e degli interessi dei popoli.
Le scelte sul destino di un popolo non dipendono più dai politici, demandati a questo compito dai cittadini, ma dalle direttive delle banche, del Fondo Monetario Internazionale e dai Poteri Forti che reggono l'economia e quindi le sorti del mondo.
Un mondo globalizzato significa la perdita di tutte le identità nazionali, sostituite da un unico modello filoamericano, i cui effetti aberranti ormai sono accettati e legittimati dalla sinistra e dalla destra liberale: capitalismo selvaggio, legalizzazione delle droghe, riconoscimento delle coppie gay, società multirazziale, aborto, ecc..
Già nel presente si possono scorgere inquietanti segnali di questo processo autodistruttivo dell'umanità. Per evitare che nel futuro si affermi definitivamente il primato del denaro sull'uomo e delle banche sulla politica, per evitare questa tragica involuzione, sarà bene risvegliare le coscienze e vincere la "guerra del Sangue" contro l'Oro.

Gino Melis - forzanuovacagliari@libero.it
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