Excalibur blu
SPECIALE
Sardi a Salò: Cipriano Efisio Oppo
Allegato al
n. 30 di EXCALIBUR
ottobre 2001
Sommario
L'Oppo fascista Il dopoguerra e la miiltanza nel M.S.I.
a cura di
ANGELO ABIS
L'amico del Duce
Autoritratto di Cipriano Efisio Oppo
«Io non capisco perché un uomo come il Fuhrer [...], tutt'altro che privo di cultura nel campo delle arti figurative, abbia permesso che nel suo paese si scatenasse la battaglia contro l'espressionismo, che, mi dice il mio amico Oppo, è la voce più alta dell'arte tedesca di questo secolo».
Così raccontava Mussolini al suo biografo De Begnac. Stupisce quel «mio amico Oppo» in uno, come il Duce, che si vantava (o si rammaricava) a ogni piè sospinto di non avere amici. L'"amico" era un Sardo doc (basta vedere l'autoritratto).
Nato a Roma, di famiglia ghilarzese, Cipriano Efisio Oppo si iscrive diciassettenne all'Accademia di Belle Arti dove studia pittura. Frequenta e conosce Sironi, Boccioni, Marinetti, Severini, Folgore e tanti altri artisti d'avanguardia. Lavora per qualche tempo in una galleria d'arte come decoratore. A partire dal 1912 partecipa alle principali esposizioni nazionali, tra cui la prima esposizione internazionale d'arte della "Secessione" a Roma.
Ecco cosa dice di lui un critico del tempo: «Quella dell'Oppo è una personalità violenta, aggressiva, capace di tutti gli eccessi prima di trovare il suo equilibrio, ma, una volta trovatolo [...], il suo attimo d'arresto viene ad essere documento inoppugnabile di una visione lirica imprigionata nell'espressione come in una morsa».
Oppo è però considerato dalle avanguardie, segnatamente quella futurista, un "passatista". Ed è "guerra", e non solo verbale, con i futuristi. Nella cronaca del 5 maggio 1914 di un quotidiano romano, leggiamo, infatti, in riferimento ad una conferenza tenuta in una galleria futurista: «L'oratore è alle prese con una turbolenta schiera di pittori passatisti, fra i quali Chessa, Melis, Oppo, Fabozzi [...], i quali inveiscono contro l'oratore lanciandogli ogni sorta di ingiurie e di scappellotti vocali».
Ma la "guerra" è solo sull'arte. Oppo aderisce al movimento nazionalista sin dalla sua fondazione, e nel 1914 entra in pianta stabile nel giornale del movimento, "L'Idea Nazionale", trovandosi subito a fianco dei futuristi nella lotta interventista, come egli stesso racconta: «A Roma mi mescolavo volentieri ai futuristi, non come artista, ma come cagnazzotto desideroso di menar le mani e di dare addosso all'Italia ufficiale. Perché quello che mi piaceva di più in Boccioni era il suo ardente, verissimo amor di patria». Partecipa alle manifestazioni del maggio 1915 in un modo del tutto singolare... con un disegno satirico su Giolitti. Ecco la cronaca: «L'atroce disegno di Oppo, pubblicato dall'Idea Nazionale, aveva avuto un'immensa fortuna. Più eloquente di ogni grido, era stato issato sui bastoni e portato per le vie della città».
Oppo parte volontario in guerra con il grado di caporale. In un combattimento corpo a corpo rimane gravemente ferito al viso e al braccio destro sì da rimanere permanentemente menomato. Nel 1916 riprende la sua attività di giornalista e pittore e in più esordisce come organizzatore di cose d'arte, entrando a far parte del consiglio direttivo della "Quarta Esposizione Internazionale d'Arte della Secessione".