EXCALIBUR 32 - dicembre 2001
in questo numero
Profili: Marcello Serra
La vita del fondatore della rivista "Sud-Est" vista con l'occhio di chi ebbe modo di conoscerlo e apprezzarlo per le sue grandi doti intellettuali e umane
di Angelo Abis
Sopra: Marcello Serra e una sua rappresentazione teatrale
Sotto: le copertine di un numero della rivista del G.U.F. cagliaritano, "Sud-Est" e del libro "Sardegna quasi un continente"
Breve biografia.
Marcello Serra nasce a Cagliari nel 1913.
Laureato in Lettere, per tutta la sua vita, oltre il periodo d'insegnamento nelle scuole, si dedica interamente all'attività di poeta, saggista, commediografo, nonché, a partire dal secondo dopoguerra, anche di autore di spettacoli radiofonici.
Le sue opere di maggior successo sono: "Sardegna quasi un continente", "Mal di Sardegna", "Il popolo dei nuraghi" e "Sardegna favolosa".
Muore a Cagliari nel 1992.
Conobbi Marcello Serra intorno alla prima metà degli anni sessanta; ero allora appena agli inizi degli studi universitari e dividevo equamente il mio tempo tra lo studio e l'attività per il F.U.A.N. nella sede cagliaritana di Vico San Lucifero.
Marcello Serra mi chiese di collaborare a un suo periodico quindicinale, uno dei tanti che lo scrittore lanciava regolarmente sul mercato ed altrettanto regolarmente, dopo breve tempo, fallivano. Anche il quindicinale chiuse, ma feci in tempo a scrivere due articoli che mi furono retribuiti con la somma di quattromila lire.
Frequentai anche per qualche tempo la sua abitazione, era un conversatore brillante e affascinante. Con me amava ricordare il periodo universitario: era stato l'ultimo presidente del G.U.F. in una Cagliari resa spettrale dai terrificanti bombardamenti del febbraio e del maggio 1943. Gran parte della popolazione era sfollata nei paesi, ma Marcello Serra, in quanto gerarca, pur essendo invalido a seguito di una grave malattia infantile, doveva rimanere al suo posto, e vi rimase per parecchio tempo, nutrendosi solo di poco pane e latte. Ricordava con ironia la prosopopea dell'ultimo federale di Cagliari, Gaetano Aneris, ribattezzato dai salaci gufini "Paneris", ritiratosi da Cagliari dopo l'8 settembre e ritornato nel dopoguerra in città con la qualifica di partigiano.
Ma lo sguardo gli si illuminava quando parlava della rivista del G.U.F., "Sud-Est", rivista che lui aveva fondato nel 1934 assieme a un gruppo di universitari reduci dai "Littoriali della cultura" che si erano svolti a Firenze nello stesso anno.
"Sud-Est" è stato per decenni un tabù per tutta la cultura sarda di questo dopoguerra per ragioni indubbiamente politiche, ma anche per motivi non sempre facilmente decifrabili. Non si capirebbe altrimenti il perché dell'attenzione che, invece, è stata riversata sulla rivista del G.U.F. di Sassari "Intervento", che ebbe breve vita (1940 - 1943) e che, a differenza di "Sud-Est", sorta spontaneamente dal basso, fu creata e imposta al G.U.F. dalla locale federazione fascista.
"Sud-Est" aveva un taglio del tutto originale rispetto agli altri fogli del G.U.F.: legava organicamente al grande progetto di "rivoluzione nazionale", che bene o male il fascismo si proponeva di attuare, una rappresentazione in positivo, ma problematica, di quella piccola patria che era la Sardegna, con i suoi artisti, scrittori, musicisti e intellettuali da valorizzare, con i piccoli e grandi problemi da risolvere, le aspettative da appagare. La rivista ebbe successo: in una Cagliari che negli anni trenta aveva poco meno di centomila abitanti e solo un migliaio di studenti universitari, si arrivò a stamparne duemila copie.
La rivista durò esattamente fino a febbraio del 1943 (l'ultimo numero uscì qualche giorno prima del fatidico bombardamento a Cagliari del 28 febbraio che rase al suolo la tipografia dove veniva stampato). L'ultimo periodo fu particolarmente faticoso: Marcello Serra raccontava che alla fine il giornale lo facevano due invalidi: lui e Mario Pazzaglia, un giovane ufficiale reduce dal fronte greco-albanese, dove aveva perso una gamba. Il grosso dei vecchi collaboratori o era richiamato alle armi o si stava defilando in vista del probabile crollo del regime.
Un giorno chiesi a Marcello Serra, molto timidamente, se gradiva tenere una conferenza sul G.U.F. nella nostra sede: accettò visibilmente felice. Mi fece senso vedere quello che era allora considerato fra i più noti scrittori sardi, abituato a ben altre sale e platee, parlare in quella che noi giovani di destra chiamavamo sede, ma che in realtà era un antro in cui la mancanza di luce era direttamente proporzionale all'umidità e all'odore di muffa che vi stagnava. Là, su una cinquantina di sedie delle più varie epoche e stili, sedeva o stava in piedi una "banda" di militanti, supportato da qualche "camerata" non più giovane che seguiva con simpatia le nostre iniziative culturali.
La soddisfazione per l'avvenimento fu reciproca: Marcello Serra ebbe modo di esternare "l'altra cultura", quella che allora era invisa e negletta ai più, e che, dicendo le cose come stavano, interessava poco anche ai maggiorenti della destra locale. Noi, suo tramite, intravedemmo un supporto più alto, delle motivazioni più convincenti, degli spunti originali per il nostro tentativo ancora inconscio di ridisegnare le coordinate ideologiche, culturali e operative della destra di allora, che, cosi com'era, ci stava un po' stretta.
Le vicende della vita non mi hanno più permesso di incontrare Marcello Serra, che se ne è andato quasi dieci anni fa, stroncato da un male incurabile, lasciandoci il rammarico di non poterci avvalere della sua memoria, della sua intelligenza e della sua biblioteca per riscoprire, rivalutare e attualizzare quell'immenso giacimento della cultura sarda "nazionalpopolare" che si era formato nell'isola intorno agli anni trenta, di cui proprio lui, Marcello Serra, era un insigne esponente.
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