EXCALIBUR 32 - dicembre 2001
in questo numero
Lettere e opinioni
Lo spazio dei lettori
della Redazione
Da "Indagine sul mondialismo".
Leggendo Excalibur ho più volte notato che è opinione diffusa il fatto che la cosiddetta "globalizzazione" sia un fenomeno del tutto spontaneo, naturale e, perché no, positivo. Posso dire però di essermi abituato: tutto ciò che circola nell'ambiente, che piaccia o meno, è ormai "omologato" (o "globalizzato"?). E non mi stupisce nemmeno che siano stati denigrati persino studiosi come Mario Di Giovanni, che affrontano il problema del mondialismo con criteri più che scientifici. Non mi stupisce, perché ciò che dà fastidio e non si può confutare è meglio che venga ignorato. E così è stato. Infatti Di Giovanni, offrendo testimonianze e dichiarazioni concrete a sostegno della propria tesi, è stato tranquillamente messo da parte, perché è scontato pensare che simili tesi siano scomode.
Ora, visto che vi rifiutate di leggere simili cose (oddio che paura!), sarò io a riproporle... papali papali! Questo è un piccolo stralcio di "Indagine sul Mondialismo" di Mario Di Giovanni, edizioni Effedieffe:
«Papa Leone XIII nell'Enciclica "Humanum Genus" contro la massoneria: "L'ultimo e il principale dei suoi intenti è distruggere dalle fondamenta tutto l'ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine".
Nel 1737, vent'anni dopo la fondazione della Gran Loggia di Londra, il massone De Ramsay, ispiratore del Rito Scozzese, dichiarava: "Il mondo intero non è che una grande Repubblica".
Nel 1756, la gendarmeria milanese sequestrava nell'abitazione di un massone del materiale propagandistico. Vi si legge: "L'oggetto principale della Società è diretto ad estinguere, quando sarà arrivata a forza sufficiente, tutti i principati, e ridurre il mondo a una repubblica universale".
Qualche anno fa: "Da lungo tempo i framassoni accarezzano un sogno. Essi vogliono anche considerare la possibilità di un governo mondiale" (il Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, 1973).
Times, 16 marzo 1942 - Sugli obiettivi della guerra, scriveva John Foster Dulles in veste di presidente del Consiglio Federale delle Chiese, organismo creato ad Oxford nel 1937: "Un Governo Mondiale, la limitazione immediata e severa delle sovranità nazionali, il controllo internazionale di tutti gli eserciti e di tutte le marine, un sistema monetario universale, la libertà di immigrazione nel mondo intero, l'eliminazione progressiva di tutte le restrizioni doganali (diritti e tributi) al commercio mondiale, e una Banca Mondiale sotto controllo democratico". Da un potere così concepito, fortemente verticistico, come un pupazzo a molla salta fuori l'aggettivo "democratico", riferito per sovrapprezzo all'istituto meno controllabile di tutti: una Banca Mondiale! Quale valore poteva rivestire, in un simile scenario, quell'aggettivo? Nessuno. Ma era rassicurante e ai lettori del Times sarà sicuramente piaciuto. John Foster Dulles è stato presidente della "Fondazione Rockefeller", membro del "Council on Foreign Relations" e delegato alla Conferenza delle Nazioni Unite di San Francisco nel 1945.
Per quanto attiene alle migrazioni di massa, sembra chiarirne finalmente il vero obiettivo l'ex direttore dell'"Organizzazione Mondiale per la Salute", G. Brock Chrisholm, il cui pensiero è riportato da Claire Chambon nel suo "The ciecus circle, a humanist revolution" (Western Islands, 1977): "Ciò che gli uomini devono fare da ogni parte è praticare la limitazione delle nascite ed i matrimoni misti, unioni nelle quali i congiunti sono di razze differenti; questo in vista della creazione di una sola razza in un mondo unico, dipendente da un'autorità centrale".
Questo delirio non è isolato. Abraham Feinberg, dalle pagine del periodico canadese "Maclean's Review": "La sola soluzione ai conflitti razziali è il matrimonio interrazziale [...]. La legge incoraggi la mescolanza dei sangui [...]. Il richiamo deliberato ai matrimoni interrazziali è il solo modo di accelerare il processo per eliminare totalmente i pregiudizi razziali e quindi le razze separate".
Alla fine del '99, la stampa quotidiana riferiva che le Nazioni Unite avevano reso note le conclusioni di uno studio nel quale si auspicava l'entrata, in Italia, di 9 milioni di extracomunitari in 25 anni, necessari per colmare, attraverso i contributi, i vuoti crescenti della previdenza sociale dovuti all'aumento dell'età media. Nell'Europa intera, secondo la stessa logica e nello stesso arco di tempo, l'O.N.U. non prevedeva nelle sue proiezioni, ma proponeva, l'afflusso di 135 milioni di immigrati.
Le Nazioni Unite, sulla scia del gruppo Rockefeller, hanno organizzato l'aborto ai quattro angoli del mondo e certo il grafico discendente della natalità, in Europa, non era loro sconosciuto. È singolare quindi che l'O.N.U. lamenti i vuoti generazionali che essa stessa ha creato, ma non è singolare che l'O.N.U. auspichi che siano gli islamici a colmare questi vuoti: è noto che gran parte degli immigrati professi la religione di Allah.
È noto altresì come, con eccezioni tanto rare quanto ininfluenti, gli uomini educati dalla religione islamica non conoscano la "missionarietà", ma solo la conquista. Da quel che par di capire, una conquista (della società cristiana) che i massoni dell'O.N.U. giudicano auspicabile.
"Un giorno milioni di uomini abbandoneranno il Sud del mondo per fare irruzione negli spazi relativamente accessibili dell'emisfero Nord alla ricerca della propria sopravvivenza. Questi milioni di esseri umani non verranno da amici! Non ci sarà bisogno di combattere: saranno i ventri delle nostre donne che ci daranno la vittoria!" (1974, il Presidente algerino Boumedienne, dalla tribuna delle Nazioni Unite).
"Useremo le vostre leggi democratiche per far entrare in Europa le nostre leggi religiose e governare" (1999, un dirigente musulmano, presente al Sinodo dei Vescovi in Europa).
"Entrata la Turchia in Europa, entro un decennio l'Europa sarà islamizzata. Non solo per la presenza di 70 milioni di Turchi (a quel punto europei di diritto), ma per altri 200 milioni di islamici di lingua turca, a cui la Turchia odierna già riconosce la sua cittadinanza. Ovviamente, gli islamici puntano sulla denatalità crescente dei cristiani" (1999, il politologo turco Nazni Arifi).
"Nessun musulmano dubita che l'Italia sarà islamizzata" (1998, lo sceicco Omar Bakri, da Londra)».
Non so voi, ma a me certe cose fanno venire qualche dubbio... il dubbio che non è tutto come ci viene "raccontato". Un consiglio: leggete questo libro, è veramente interessante...

Romanamente,
Gabriele Pedrini


Ci scusiamo con Pedrini per il parziale taglio non della sua lettera ma dei passi del testo di Mario Di Giovanni, per evidenti ragioni di spazio.
Per quel che ci riguarda, abbiamo letto "Indagine sul Mondialismo", raccolta assortita di affermazioni di soggetti più o meno illustri tesa a dimostrare che globalizzazione o governo mondiale, crollo demografico dell'Occidente, sottosviluppo del Terzo Mondo e emigrazione islamica verso l'Europa sono prodotti di un unico, grande, lucido progetto programmato già da qualche secolo da massoneria, alta finanza e succursali varie delle stesse.
Sai che novità! "Indagine sul mondialismo" non è che un tardo epilogo di quella letteratura "complottistica", che interpreta la storia come risultato dell'intervento di "forze oscure" che agirebbero in modo più o meno segreto per raggiungere degli scopi infami. Il "complotto" è in genere opera di elites ben organizzate su scala mondiale e tende sempre a dominare il mondo, a controllare la vita politica, l'attività economica, i movimenti sociali. A queste elites vengono attribuiti poteri e ambizioni smisurate, capacità enormi. I fatti storici sono prodotti meccanicamente da questi gruppi che manipolano gli uomini come marionette. Questa letteratura è sterminata e va dai notissimi "Protocolli dei savi del Sion" ai "Monita Segreta" (attribuito ai Gesuiti) alle "Confessioni" attribuite a Cagliostro.
I piani di dominio mondiale ci vengono illustrati dal Tedesco Gochausen, mentre l'abate francese Barnel, nella sua opera "Memoire pour servir l'histoire du jacobinisme", ci racconta come i massoni e i filosofi dell'Illuminismo abbiano programmato addirittura la ghigliottina, la cui lama, non a caso, ha la forma del triangolo massonico!
È notorio che la massoneria fa datare la sua origine perlomeno alla costruzione del tempio di Re Salomone. Incauti! Hanno dato il pretesto al padre domenicano tedesco Greineman di affermare, nel 1778, che gli Ebrei, responsabili della morte di Gesù, erano massoni, che Erode e Pilato si davano da fare per creare logge massoniche e che Giuda, prima di vendere Gesù, si era fatto affiliare a una loggia! Di Giovanni segue la scia con una grave lacuna: stranamente non parla degli Ebrei. Un complotto internazionale senza gli Ebrei è come una minestra senza sale!
Per concludere, Di Giovanni ci informa che l'alta finanza fu prodiga di finanziamenti, negli anni venti e trenta, alla Russia comunista, sempre col fine di "ipotecare il mondo". Lo stesso avvenne col regime fascista... Perché? Sul fatto e sul perché Di Giovanni tace. Una spiegazione proviamo a darla noi: vuoi vedere che la massoneria italiana, da Mazzini a Garibaldi, da Farinacci a Evola, aveva programmato di rendere "potente" l'Italia, anche con i quattrini degli Americani, così poi da sfidare gli U.S.A., farsi sconfiggere e finire poi vassalla del "nuovo ordine mondiale" dell'alta finanza?

Angelo Abis
Non aggiriamo l'ostacolo, saltiamolo!
Scrivo per esprimere il mio totale consenso all'articolo apparso nel numero 28 di Excalibur sulla prostituzione, scritto da Deborah Orrù (solo ora ho potuto leggerlo...), che fa il paio perfetto con quello scritto da Dario Dessì nel "lontano" numero 13 dello stesso mensile.
Pare anche a me, infatti, che questa questione sia molto sottovalutata, o forse "malvalutata", da una destra che, almeno idealmente, è sempre favorevole alla risoluzione dei problemi sociali affrontandoli alla radice, e non al loro comodo aggiramento, basti pensare alla droga o all'aborto.
Contrari dunque sia alla legalizzazione della droga sia a quella dell'aborto, per diversi motivi, dei quali non ultimi sono quelli morali; contro in tutto e per tutto (e giustamente), quindi, la cosiddetta "riduzione del danno"...
Ecco, senza andare a valutare l'efficacia o la giustezza della famigerata "legge Merlin" (non conoscendone esattamente il contenuto non mi sembra il caso né di contestarla né di approvarla), mi pare opportuno sottolineare che è troppo facile mettersi a posto la coscienza (secondo me ipocritamente) e compiacersi nel vedere le nostre strade ripulite da, per così dire, "prostitute abusive", dimenticandosi che, nel chiuso di una "casa chiusa", una persona perde un pezzetto della sua dignità vendendo una parte di sé (e non un oggetto o un servizio, si badi bene - è un po' come se si legalizzasse il commercio degli organi), magari anche volontariamente (né più né meno, appunto, come se si trattasse di un suo organo interno).
Non mi pare che ciò sia assolutamente paragonabile ad altre professioni, come le spogliarelliste o le "pornostar", le quali, il più delle volte, non sono certo ragazze (o ragazzi) disperate e bisognose che scelgono questo mestiere per "procurarsi il pane", come avviene nella maggioranza dei casi per le prostitute.
Ineccepibile, infine, il ragionamento della signora Orrù in proposito alla tutela del cliente e di sue eventuali partners da malattie contagiose come l'aids: il cliente di una prostituta, così come qualsiasi persona che abbia vissuto un rapporto o una situazione "a rischio", ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità e di assicurarsi sul proprio stato di salute prima di poter mettere in pericolo altre persone, pena la sua punibilità in caso di contagio avvenuto: altro che tutela!
In questo senso deve andare una proposta di cambiamento dell'attuale legislazione, non nel senso di un aggiramento dell'ostacolo, così caro alla cultura di sinistra.

Fausto Caboni

Pubblichiamo una lettera girata al presidente della nostra Associazione, Paolo Camedda, da un rappresentante locale dell'"Associazione Nazionale Cavalieri della Patria" - il quale l'ha ricevuta a sua volta dall'autore - il cui contenuto riguarda tutti coloro che credono ancora nel sacrificio per la Patria:

Onore ai combattenti.
Egregio e caro Commilitone,
nella pagina "Battibecco" del settimanale "Tempo" - 25 novembre 1954 - Curzio Malaparte diceva: "Noi combattenti non abbiamo nessun peso nella vita italiana. Non contiamo nulla. Eppure la nostra voce dovrebbe essere decisiva in molti dei gravi problemi politici e sociali che travagliano l'Italia. Se c'è qualcuno che ha diritto di parlare, in questa Italia, siamo noi. Per che cosa credono, certi signori, che abbiamo sofferto e combattuto? Per farci trattare come un mucchio di stracci? Per lasciarci affamare e umiliare? Per tollerare in silenzio che essi sfruttino e sporchino quell'Italia per la quale abbiamo affrontato pericoli e sacrifici, e molti dei nostri compagni hanno dato la vita?"
Il quasi mezzo secolo trascorso dal pronunciamento di quanto ho integralmente trascritto è, purtroppo, sempre ed incisivamente attualissimo.
Io, dal mio canto, odiernamente non faccio alcun commento - né intendo esprimere giudizi - e, tantomeno, indulgere a rimproveri: poiché, se lo facessi, non potrei se non avere parole ed accenti roventi.
È vergognoso che i numerosi governi abbiano integralmente offeso ed ignorato i Reduci-Combattenti.
Da legislatura a legislatura si rinvia la risoluzione afferente alla nostra rivendicazione morale e, forse, soltanto nelle tombe dei commilitoni - nell'incerto e brumoso domani - potranno figurare i postumi segni indicanti: "Qui giace un Cavaliere della Patria" [...].
Siamo ormai vicini al Santo Natale ed al Capodanno e a dispetto di tutto confidiamo nel presente governo che pare veramente propenso ad esaudire i nostri desideri.

Auguri, auguri fervidi di serena prosperità ai Commilitoni della tua delegazione - ai tuoi congiunti - ed a te un fraterno abbraccio,
Rinaldo Lecca


Pare che, dopo cinquant'anni di richieste rimaste inascoltate, finalmente il governo Berlusconi abbia presentato una proposta di legge per concedere a tutti i combattenti della Seconda Guerra Mondiale, partigiani e della R.S.I., il titolo di "Cavaliere della Patria". Anche se molti non gradiranno, per un verso o per l'altro, questa ultima equiparazione, diciamo che il riconoscimento obbedisce ad un'unica discriminante: tra chi, nel bene e nel male, a torto o a ragione, non si è "rifugiato nei conventi" o si è "imboscato" e chi ha preferito impugnare le armi per la causa che riteneva giusta.
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VICO SAN LUCIFERO