Excalibur verde
FuturismoFuturismoFuturismo
1909 - 2009: cent'anni fa il Manifesto di Marinetti
di Giorgio Pellegrini
Vulcanico prorompere di parole
Ancora rimbomba, nella valle lunga cent'anni, lo schianto forte del Manifesto di Marinetti.
Urlato dall'Italia, nero su bianco di foglio parigino, a irrorare l'Europa e il mondo con la caffeina della modernitÓ: Futurismo italiano inarrestabile. Ineludibile, libera nell'esplodere tutta l'ansia di quel rinnovamento urgente che dilaga famelico a invadere, penetrare dappertutto. Poesia e arte futuriste tendono allora i muscoli delle parole, delle forme: della vita stessa - e costringono a quel mutamento universale - immenso - giÓ annunciato dall'irrompere furioso di scienza e tecnologia nell'aurora del novecento.
«Il Futurismo - afferma Giacomo Balla - pi¨ che nel campo dell'arte pura, ha influito in ogni manifestazione dei nostri tempi. Il suo influsso si palesa infatti dall'architettura all'arredamento, dalle moderne automobili agli aerei, dalla scenografia al manifesto, dalle vetrine all'abbigliamento. Ovunque il Futurismo ha dato la sua impronta».
Quell'impronta, marchio risplendente e acciaioso del novecento, Ŕ la sintesi: figlia della velocitÓ, "bellezza nuova" marinettiana e madre del progresso. Ed Ŕ il valore essenzialmente etico, oltre e pi¨ che estetico, di quella sintesi rivoluzionaria che assale cent'anni fa un'Italia sonnolenta, crepuscolare e rinunciataria e la costringe al ruolo inevitabile di grande nazione moderna: spinta dal vigore giovanile di una generazione vertebrata di rovente futurismo, carezzata dall'ebbrezza moderna della velocitÓ, appassionata dall'audacia della semplicitÓ.
Valore morale del Futurismo. Resta ancora oggi intatto, nella sua onesta limpidezza cristallina, in un'Italia al guado periglioso tra due millenni, quando gli accesi miraggi della velocitÓ son divenuti, in cent'anni, realtÓ satura di un dinamismo ossessivo, omologante e coatto: ipertecnologico e proprio per questo pericolosamente antilogico.
I sogni di Marinetti sono diventati in gran parte i nostri incubi quotidiani ma la sintesi - pura e multiforme - Ŕ ancora e sarÓ sempre la nostra salvezza, specie se saremo capaci di elaborarla con l'originalitÓ scattante delle nostre forze, con il coraggio e l'agilitÓ delle nostre intelligenze, senza premere, se non il minimo indispensabile, interruttori, tasti e pulsanti.