EXCALIBUR 62 - dicembre 2010
in questo numero
Carlo Alberto e il Risorgimento "sardo"
Il lungo tragitto verso la libertà
di Ernesto Curreli
Sopra: l'ingresso trionfale di Giovanni Maria Angioy a Sassari nel 1796 e Carlo Alberto mentre firma lo statuto (04.03.1948)
Sotto: la battaglia di Pastrengo del 30.04.1848 e la piccola piazza Carlo Alberto a Cagliari
Fu il re Carlo Alberto a mettere fine a questo anacronistico sistema feudale. Cresciuto a Parigi, aveva assorbito l'atmosfera rivoluzionaria illuminista fin nel seno familiare. Il padre Carlo Emanuele di Carignano, di idee liberali, aveva rifiutato di seguire il re nell'esilio sardo e anzi era entrato nell'Armée francese. Gli amici piemontesi e francesi del piccolo Carlo Alberto, a loro volta, condividevano tutti le idee libertarie e egualitarie della Rivoluzione, e quei principi accompagnarono sempre il futuro re, suscitando nella corte sabauda profondi sospetti.
Trascorsi i primi anni di regno, Carlo Alberto tentò più volte di trovare un accordo con i feudatari, al fine di liberare le popolazioni sarde dai pesanti gravami, ma questi rifiutarono sempre, sostenuti dagli ambienti reazionari e conservatori delle città e della borghesia campagnola. Infine, con "motu proprio", nel 1838 prese la radicale decisione di abolire per decreto il feudalesimo sardo, garantendo peraltro ai baroni congrui compensi per il riscatto delle terre, che tornarono dopo cinquecento anni alle comunità isolane. Tuttora molti Comuni possiedono vasti territori "comuni" sui quali la popolazione esercita diritti di libero godimento.
Per i Sardi, dunque, Carlo Alberto rappresenta l'unico re che seppe riscattarli dalla secolare servitù feudale. La successiva "perfetta fusione" del Regno di Sardegna con gli Stati di Terraferma, che già godevano di un sistema politico più moderno, se da un lato aveva privato la Sardegna della sua tanto decantata quanto vuota "statualità", dall'altra l'aveva proiettata finalmente nella modernità che già avvolgeva l'Europa.
Lo Statuto albertino del 1848 e la Prima Guerra d'Indipendenza avevano fatto sentire ad una importante minoranza di Sardi di essere concretamente partecipe di un processo evolutivo verso la nuova entità statale italiana. Anzi, per dirla con le parole di Francesco Cesare Casula, fu proprio il Regno di Sardegna e le sue componenti sarda, umana e militare che, insieme ai Piemontesi e agli insorti, diede vita, con le successive "annessioni" degli Stati italiani, allo Stato unitario. La sconfitta di Carlo Alberto nella battaglia della "fatal Novara" nulla toglie al suo valore militare e alla sua immagine di re buono - era anche chiamato "Magnanimo" - e giusto.
Le classi dirigenti sarde, conservatrici e ostili ad ogni innovazione, nella seconda metà dell'Ottocento, per tutta riconoscenza eressero il maggior monumento di Cagliari capitale ad un altro re, Carlo Felice, chiamato dai Sardi in altro modo. A Carlo Alberto dedicarono una piccola e nascosta piazzetta, nel cuore del Castello.
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