EXCALIBUR 65 - luglio 2011
in questo numero
Quale destino per il Poetto?
Una fonte di sviluppo colpevolmente trascurata da tutti
di Emilio Belli
Sopra: panoramica completa del Poetto, tesoro della nostra città
Sotto: piano regolatore del Poetto, anno 1934 (cliccare sull'immagine per ingrandire)
Le recenti elezioni comunali di Cagliari hanno riportato alla ribalta l'esigenza di una migliore fruizione della spiaggia cagliaritana, che entrambi i candidati sindaci hanno indicato come caposaldo irrinunciabile per valorizzare la città sul piano turistico.
Di per sé, data la sua indiscutibile valenza paesaggistica, la ragguardevole estensione ed il considerevole bacino di utenza, il Poetto possiede grandi possibilità di sviluppo, e, se convenientemente attrezzato sul piano ricettivo, potrebbe diventare un sicuro attrattore per il turismo. Molto si è discusso sul cosiddetto Pul (Piano di Utilizzazione del Litorale) ancora da definire e sulla sopravvivenza dei tanti chioschi e baretti che sia pure in modo improprio hanno comunque sopperito alla carenza di servizi. Di fatto il maggior impedimento alla soluzione dei problemi del Poetto risiede nelle resistenze degli ambientalisti e nella mancanza di uno slancio progettuale paragonabile a quello che negli anni Trenta portò al concepimento di uno specifico piano regolatore che indiscutibilmente ha rappresentato una tappa fondamentale nella vicenda della nostra splendida spiaggia.
Come noto, la frequentazione del Poetto cominciò prima della Grande Guerra, e nel volgere di pochi anni diventò molto rilevante grazie agli stabilimenti balneari impiantati dove oggi sorgono il D'Aquila e il Lido, che contribuirono al successo della stazione balneare cagliaritana. Ma la sua affermazione era dovuta anche alla facilità dei collegamenti con la città, che furono favoriti dalla linea tranviaria realizzata nel 1913 da Amsicora Capra, affermato imprenditore vinicolo proprietario della Società Vinalcool.
Fu tuttavia negli anni Venti che ebbe inizio una fase di ben più vigorosa espansione finalizzata alla formazione di una zona residenziale estiva alla moda dotata di servizi di buon livello. Come attesta la documentazione grafica elaborata dall'Ufficio Tecnico del Comune di Cagliari, l'insediamento balneare raggiunse la sua più compiuta definizione con il Piano Regolatore del 1934, la cui mappa d'insieme si trova allegata al volume-strenna "Forma Kalaris", pubblicato dalla Giunta presieduta dal podestà Enrico Endrich ed offerto ai partecipanti del XII Congresso Geografico Italiano tenutosi a Cagliari proprio in quell'anno. Nella metà degli anni Trenta il Piano del Poetto, oltre che definito in tutti i suoi aspetti, risultava già in fase di avanzata attuazione.
L'esame della mappa evidenzia che la Città Estiva interessava il tratto di litorale compreso fra la Prima fermata della linea tranviaria e l'Ippodromo, era contraddistinta da un marcato sviluppo fusiforme e delimitata da due tracciati stradali paralleli, l'uno ad andamento litoraneo, l'altro con sviluppo lungo il Fronte Saline. La componente più rimarchevole dell'insediamento era costituita da un'ordinata lottizzazione residenziale, in parte già occupata da diversi villini sorti nel 1928-34 per iniziativa di esponenti di spicco della borghesia cagliaritana.
Ripartita in due fasce longitudinali a sviluppo disuguale, che si originavano alle estremità dell'area da urbanizzare, la lottizzazione confluiva verso un'area mediana, ubicata a monte del Lido e destinata ad accogliere i servizi alberghieri, la sede dell'Automobil Club, un autoparco per vetture a nolo, campi da tennis e persino una chiesa. Quanto al Fronte Mare, risultava interessato dalla presenza dello Stabilimento D'Aquila, del Lido e di un'ampia Terrazza a Mare situata ad oriente di quest'ultimo. Si era inoltre provveduto a migliorare le comunicazioni con la città, che venivano assicurate da una strada avente l'ampiezza di venti metri, la quale contemplava la sede tranviaria, a doppio tracciato, quella per le auto, due corsie per i pedoni ed i ciclisti e persino un galoppatoio.
La Città Estiva poneva quindi Cagliari all'avanguardia in campo nazionale, potendo offrire strutture e servizi di qualità volti a soddisfare anche le esigenze di una clientela internazionale. A questo scopo rispondeva bene la sede dell'Automobil Club, in quanto l'ente poteva fornire la cartografia necessaria per identificare le località più interessanti dell'Isola, mentre le auto a nolo reperibili in loco avrebbero dato al turista facoltoso la possibilità di raggiungerle agevolmente.
Qualche considerazione va fatta anche per quel che riguarda l'edilizia. Negli anni Trenta la tipologia residenziale prevalente era il villino monofamiliare, la cui progettualità, a seconda delle preferenze della committenza, era improntata a soluzioni Liberty e Decò, ed in qualche caso di stile razionalista rilevabile negli edifici sorti intorno al 1936.
A partire dal 1925 cominciarono ad affermarsi i casotti, che con la loro policromia conferirono al Poetto una nota di particolare vivacità, e fino agli anni Sessanta inoltrati costituirono la residenza estiva abituale del ceto impiegatizio, oltre che di commercianti ed artigiani. Per esigenze belliche ne fu disposta la demolizione nel 1942, ma vennero ricostruiti nel dopoguerra e sopravvissero fino al 1986, anno in cui l'Amministrazione Comunale ne decise l'eliminazione definitiva, senza tuttavia trovare una soluzione alternativa di qualche validità.
Occorre infine soffermarsi sugli stabilimenti balneari, che costituivano il cuore pulsante del Poetto. Il D'Aquila e il Lido, pur avendo caratteristiche analoghe, differivano sotto l'aspetto della clientela e dei servizi. Ambedue venivano frequentati dalla media borghesia, ma il Lido attirava il livello più elevato della società cagliaritana, e col tempo questa scelta andò consolidandosi. Gli stabilimenti conobbero ripetute ristrutturazioni ma i risultati ottenuti furono decisamente migliori per il Lido, che nella seconda metà degli anni Trenta poteva vantare una elegante facciata di stile coloniale, un'arena all'aperto riservata a spettacoli di arte varia ed un'ampia rotonda coperta che disponeva di bar, ristorante e di adeguati spazi dove i bagnanti potevano sostare e anche ballare. Ciò costituiva un ulteriore fattore di distinzione rispetto al D'Aquila, che, pur offrendo servizi simili e spazi per l'intrattenimento, presentava però un look complessivo meno attraente.
Per la spiaggia cagliaritana, la fama di essere una delle più belle e attrezzate d'Italia era venuta rafforzandosi nell'arco di un decennio, ed alla sua notorietà contribuirono fin dagli anni Venti alcuni eventi di eccezionale portata: va infatti ricordato che nell'estate del 1925, il Lido fu visitato dal re Vittorio Emanuele III e dal principe Umberto e che quattro anni più tardi fu sempre il re con la regina Elena ad inaugurare l'Ippodromo, altra importante struttura che valse a dar lustro al Poetto. Purtroppo il nucleo alberghiero non fu portato a compimento, e questa fu una grave carenza alla quale si cercò di sopperire negli anni Sessanta con l'insediamento dell'Hotel Esit, che però aveva l'inconveniente di essere avulso dal cuore dell'area residenziale.
È difficile dire se dopo decenni di sostanziale abbandono qualcosa cambierà nella gestione della spiaggia, e per quanto tutte le forze politiche siano consapevoli che la Cittadella Estiva rappresenta per Cagliari un formidabile valore aggiunto, è poco probabile che si arrivi a dar corpo ad un progetto di rilancio pienamente condiviso, che peraltro non potrà prescindere dalla valorizzazione dell'ex Ospedale Marino.
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