EXCALIBUR 67 - dicembre 2011
in questo numero
Il partigiano Atzei
Un raro esempio di passione e cultura che supera ogni differenza ideologica
di Angelo Abis
Da sinistra: Prof. Felice Casula (Università Roma 3), Luigi Mainas (Biblioteca Gramsciana), Daniele Sanna (Istituto Storico della Resistenza), Angelo Abis (Associazione Culturale Vico San Lucifero)
Il 7 e 9 ottobre ha avuto luogo a Gonnostramatza, organizzato dalla Biblioteca Gramsciana Onlus con la collaborazione scientifica dell'Istituto Storico Sardo Della Resistenza e dell'Autonomia (I.S.S.R.A.), il convegno in onore del partigiano Atzei, che, appunto, era nativo di Gonnostramatza.
Il convegno si articolava su due sessioni: la prima intitolata "La scelta", coordinatore dei lavori Luigi Mainas dirigente della Biblioteca Gramsciana, ha visto l'analisi delle motivazioni che portarono le varie anime della militanza politica sarda a compiere scelte diverse dopo l'8 settembre del '43.
Sugli anarchici sardi nella guerra di Spagna ha parlato Costantino Cavalleri, dei cattolici dopo l'armistizio Prof. Felice Casula, della scelta dei militari Daniele Sanna, e, infine, sui Sardi nella Repubblica Sociale Italiana il sottoscritto.
La seconda sessione, coordinata dal giornalista Walter Falgio, era tutta dedicata alla figura di Sergio Atzei. Ne hanno parlato: Giuseppe Mainas (l'impegno di Atzei nella resistenza in Jugoslavia), Simone Sechi (i Sardi partigiani nei Balcani), Costantino Di Sante (gli Italiani nella guerra di liberazione in Jugoslavia), Aldo Borghesi (partigiani e resistenti della Marmilla). Ha chiuso la seconda sessione un interessante dibattito, al quale ho pure preso parte.
Nel merito, non possiamo non ribadire che l'invito a parlare su un tema così scottante quale è quello della Rsi ci onorava ed era una dimostrazione che non poche associazioni, da noi agli antipodi per idee, progetti e finalità, hanno come segno distintivo passione ideale, spessore culturale, rispetto e considerazione per l'avversario.
Tutte cose che "Vico San Lucifero", sin dalla sua fondazione, ha cercato di mettere in pratica, confrontandosi con esponenti di tutti i partiti politici, compresa Rifondazione comunista, con la Cgil e con l'Unione dei partigiani sardi nella persona di Dario Porcheddu.
Debbo anche aggiungere la lodevole iniziativa degli organizzatori della distribuzione fra il pubblico di un opuscolo contenente i preatti del convegno, ovvero una sintesi degli interventi dei singoli relatori, nonché la pubblicazione degli atti del convegno, dove i Sardi nella Rsi avranno un loro spazio fatto di 20 cartelle dattiloscritte.
Sergio Atzei, giovane finanziere che dopo l'8 settembre si unì ai partigiani jugoslavi e cadde in combattimento contro i Tedeschi, il 21 aprile del '45, perché, come recita la motivazione della medaglia d'argento, «mentre i suoi compagni ripiegavano di fronte alla forte pressione avversaria, egli rimaneva sul posto incitando con il proprio esempio alla resistenza. Colpito da una raffica nemica, eroicamente cadeva sul campo».
Ovvero, da buon Sardo, riteneva più onorevole morire che dimostrare al nemico (e non solo) di aver paura. La sua commemorazione è stata all'altezza del personaggio: sobria, priva di ogni retorica, nessun vittimismo, nessun accenno al nemico, che quando proprio non è malvagio e sanguinario è almeno nazista.
Dal convegno sono scaturite anche alcune tematiche interessanti: l'assoluta problematicità delle scelte dopo l'armistizio, posta in risalto da Daniele Sanna (Issra), autore dell'ottima biografia sul generale Gioachino Solinas, le scelte politiche opposte di Antonio e Mario Gramsci illustrate da Luigi Mainas (Biblioteca Gramsciana), l'appassionata denuncia fatta da Costantino Cavalleri (Arkiviu Bibrioteka T. Serra) della eliminazione degli anarchici da parte dei comunisti nel corso della guerra civile spagnola, la necessità dello studio delle vicende della Rsi su un piano di assoluta parità rispetto ad altre pagine della nostra storia espressa da Aldo Borghesi (Issra).
Voglio concludere con una mail che proprio Aldo Borghesi mi inviò il 14 maggio del 2003 successivamente al convegno "I Sardi nella Rsi", da noi svolto all'Hotel Mediterraneo a Cagliari, convegno che si era tentato di impedire da parte dei soliti gruppi extraparlamentari.
«Egregio dott. Abis, [...] la mia appartenenza all'Issra è il segno penso inequivocabile di una scelta in campo, ma non vedo assolutamente con quale liceità si volesse impedire lo svolgimento di quella che comunque era fondamentalmente una iniziativa di studio e di dibattito culturale su una tematica come la storia della Rsi in ordine alla quale la stessa corrente storiografica legata agli Istituti Storici della Resistenza lavora da anni e sulla quale ci sono mille motivi validi perché soprattutto dalla "mia" parte si studi e si rifletta. Imparare a tollerarsi e rispettarsi fra avversari è evidentemente una strada ancora molto, molto lunga, mentre di confronto avremmo tutti bisogno».
Oggi, anche grazie al convegno di Gonnostramatza, possiamo dire che la strada del rispetto, della tolleranza e del confronto, è molto meno lunga che in quel lontano 2003.
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