EXCALIBUR 75 - gennaio 2014
in questo numero
E se Marx avesse ragione?
Riflessioni sulla tecnologia e la morale: uomini col cuore o col portafoglio?
di Angelo Marongiu
Sopra: Karl Marx (Treviri 1818 - Londra 1863) potrebbe prendersi una solenne rivincita
Sotto: uomini o donne non è importante, essenziale è che consumino...
All'inizio di dicembre dovevo partire per Roma e quindi mi sono preoccupato di farmi il biglietto aereo.
Seduto davanti al computer ho pensato a come - non più di 10-15 anni fa - avrei soddisfatto la stessa esigenza.
Alla fine degli anni '90 (del secolo scorso ormai) sarei dovuto andare agli uffici Alitalia, indicare ad un impiegato dietro lo sportello data e orario di partenza, e questi, dopo una verifica col terminale, mi avrebbe stampato il biglietto. Contanti o carta di credito ed il pagamento sarebbe stato a posto. Un po' prima della partenza, sportello in aeroporto, presentazione del biglietto, carta di imbarco e via a Roma.
Ora invece mi siedo davanti al computer, digito destinazione e giorno di partenza, scelgo l'orario, inserisco il mio nome, scelgo il posto in aereo, gli estremi della mia carta di credito e quindi stampo il biglietto. Sempre da casa, prima di partire stampo la carta d'imbarco e con tutto comodo vado in aeroporto per la partenza. In pochi minuti - sostituendomi all'impiegato della compagnia aerea - senza muovermi da casa, risparmiando tempo e benzina, ho soddisfatto le mie esigenze.
In maniera morbida centinaia di operazioni di questo tipo sono entrate nella nostra vita senza che quasi ce ne rendessimo conto.
Abbiamo uno stipendio o una pensione? Dobbiamo pagare telefono, luce, gas, bollo auto, tasse? Ormai possiamo fare tutto da casa: accrediti e pagamenti avvengono senza che noi ci spostiamo o dobbiamo fornirci di contanti per operazioni varie.
Da casa possiamo ordinare libri ed abbigliamento, generi alimentari, prodotti di ogni tipo che possono essere spediti da ogni parte del mondo direttamente al nostro indirizzo.
Lettere, cartoline, francobolli sono spariti dalla circolazione, sostituiti da e-mail o da telefoni intelligenti. Fra un po' spariranno i telefoni fissi sostituiti da applicazioni come Skype o TVoice. È sufficiente un computer, un modem, una linea telefonica, una stampante (che funge anche da fotocopiatrice, scanner e fax) e con questi semplici strumenti abbiamo abbattuto le pareti di casa ed allargato il nostro orizzonte a tutto il mondo.
Un semplice "clic" su un motore di ricerca qualunque e tutto lo scibile umano è a nostra disposizione.
Non esistono più confini: tutto il mondo è a nostra disposizione, come scrive Thomas L. Frieman: «Il mondo è piatto».
Non so se sia una conseguenza voluta, ma ciò che ne è derivato è che ormai tutto il mondo è diventato un mercato. È un bene? Non lo so.
Ho incontrato questa citazione da "Il Manifesto del Partito comunista" di Marx ed Engels:

«il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre. Dappertutto essa deve ficcarsi, dappertutto stabilirsi, dappertutto avere relazioni. Sfruttando il mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopoliti la produzione e il consumo di tutti i paesi. Con gran dispiacere dei reazionari, ha tolto all'industria la base nazionale [...]. Al posto dei vecchi bisogni, a soddisfare i quali bastavano i prodotti nazionali, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani [...]. Col rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, con le comunicazioni infinitamente agevolate, la borghesia trascina nella civiltà anche le nazioni più barbare [...]. Essa costringe tutte la nazioni a adottare le forme della produzione borghese se non vogliono perire, le costringe a introdurre nei loro paesi la cosiddetta civiltà, cioè a farsi borghesi. In una parola, essa si crea un mondo a propria immagine e somiglianza» (trad. di Palmiro Togliatti, Roma, Editori Riuniti, 1974, pp. 61-62).

Queste frasi, scritte nel 1848 a commento della Rivoluzione industriale, hanno perfettamente prefigurato l'attuale mondo governato esclusivamente dagli affari. E, come appunto sosteneva Marx, una volta che il capitale impone le sue regole, esso distrugge i confini nazionali, riduce il mondo alla contesa essenziale tra il capitale ed il lavoro. Ed i lavoratori di tutto il mondo, sentendosi sfruttati, possono ora unirsi in una rivoluzione mondiale per abbattere il capitalismo e liberarsi dalla sua oppressione. Sarà così?
Se guardiamo quanto avvenuto in Italia per la Telecom, per alcune industrie alimentari (Carapelli, Sasso, Scotti, Perugina, Parmalat) o la Richard Ginori o, forse, Alitalia, ci rendiamo conto che i confini nazionali sono stati abbattuti, confini che un tempo significavano protezione. Ora queste marche, questi simboli che erano prettamente e tipicamente italiani, non lo sono più: la loro nazionalità è incerta, indefinita.
Siamo tutti in un solo mondo, dove il più forte mangia il più debole, nel quale ognuno di noi non è altro che un piccolo consumatore - senza nome e cognome - ma con il suo codice Iban.
E, conseguenza del simbolico appiattimento geografico, abbiamo uno squallido appiattimento morale.
Non è un caso che nella bozza di Costituzione europea sia stato volutamente annullato qualsiasi riferimento alle nostre radici giudaico-cristiane. Un popolo senza radici è sicuramente più duttile da manovrare.
Affinché tutta l'Europa, anzi il mondo, non diventino altro che un supermarket globale, occorre che vengano meno i concetti di una volta: non più Stato-nazione con i suoi confini (che concetto arcaico! Via le frontiere così che possano entrare tutti), la sua identità, i propri valori, la cultura, la fede religiosa, le tradizioni ed i vincoli. Sono barriere poste tra gli individui e gli scaffali delle merci. L'Italia non è il paese di Leonardo o Michelangelo, ma quello con un deficit alto o il rapporto deficit/Pil sull'orlo del 3%.
Da "civiltà" a "contabilità"!
È sufficiente osservare ciò che è avvenuto nella nostra vicina Francia (fra non molto avverrà anche in Italia, poiché amiamo importare dagli altri le cose peggiori): il ministro dell'Educazione pubblica (Education nationale) Vincent Peillon ha reso obbligatorio nella scuola l'affissione della cosiddetta Carta della laicità, una sorta di liturgia della scristianizzazione, praticamente una guerra dichiarata a tutte le religioni, ma in particolare a quella cattolica. Si vuole combattere il "fanatismo" implicito nelle religioni e lo si sostituisce con il fanatismo esplicito della laicità.
Avete letto Rimbaud, Proust, Gide, Cocteau? Sapete quali erano le loro tendenze sessuali? Bè, che lo sappiate o no, nei manuali scolastici saranno esplicitamente dichiarati omosessuali, quasi che questo tipo di sessualità fosse essenziale per apprezzarne la grandezza.
Un articolo della legge Peillon dal magniloquente titolo "Rifondazione della scuola della Repubblica" invitava ad assicurare «le condizioni dell'educazione all'uguaglianza delle femmine e dei maschi»: è stato emendato in modo che assicurasse «le condizioni dell'educazione all'uguaglianza di genere». Lo stesso articolo si propone di «decostruire gli stereotipi sessuali». Maschio e femmina, uomo e donna sono banditi: apparteniamo tutti ad uno stesso tipo di genere, indefinito.
Questo è fanatismo all'opera, più dirompente di mille bombe nucleari: fine della libertà di espressione della propria religione, fine di qualunque opinione personale che non sia quella sancita dalle leggi. Dobbiamo modellarci sul pensiero unico dominante, pecoroni asserviti al grigiore dell'uguaglianza ad ogni costo.
Attenzione, anche noi non siamo lontani: la nostra cara Presidente(ssa) della Camera ha deplorato gli stereotipi pubblicitari della madre che porta a tavola le pietanze mentre padre e figli sono seduti in attesa. Guido Barilla ha dovuto quasi scusarsi perché ha affermato che nella sua pubblicità continuerà ad utilizzare i clichè della "vecchia famiglia": uomo e donna e bambini, normali tutti, quindi per gli snob con la puzza sotto il naso e l'attico a buona distanza dal suolo, da condannare in maniera assoluta. Quindi: tutti uguali, senza identità, senza credo, senza valori; non più padre e madre, ma anonimo e burocratico genitore 1 e 2.
Non più nome e cognome, ma un semplice, lineare codice a barre.
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