EXCALIBUR 85 - febbraio 2015
in questo numero
Anche se tutti... noi no!
Ci rifiutiamo di vivere e morire da democristiani
di Lorenzo Argiolas
L'occupazione della Dc è ormai completata
Il nuovo che avanza o il vecchio che si rinnova?
Con l'elezione del democristiano Mattarella a Presidente della Repubblica, Renzi ha forse realizzato un capolavoro politico che ha lasciato tutti spiazzati: per primi i dissidenti del suo partito compattati dal nome scelto del premier; poi Alfano e i suoi poltronisti, combattuti tra l'essere coerenti con sé stessi e con gli amici di una volta o mantenere le posizioni che contano all'interno dell'esecutivo; per ultimi Silvio Berlusconi e Forza Italia, messi alla berlina e per la prima volta veramente ininfluenti nella scelta del Capo dello Stato.
Ma Renzi ha anche riesumato una mummia della Prima e della Seconda Repubblica che ha governato insieme ai vari De Mita, Andreotti, Prodi, D'Alema e Amato.
Un uomo dalla schiena dritta? Sarà!
Di lui ci si ricorda la legge elettorale "Mattarellum", la controversia legata al coinvolgimento delle forze della Nato nella guerra in Kosovo, l'abolizione del servizio di leva obbligatorio e la nomina a giudice della Corte Costituzionale.
Insomma, un uomo della Dc e delle sue correnti, legato ai giochi di potere e di palazzo, forse silenzioso, sobrio e dal basso profilo ma sicuramente colluso con un mondo che abbiamo la necessità di metterci alle spalle.
La "balena bianca" è rispuntata dalla piscina di Montecitorio durante le elezioni della carica più alta dello Stato, ha affermato qualche cronista, senza avere tutti i torti. Il grigiore con cui si sono svolte queste elezioni (ennesima buffonata se si considera tutti i controsensi legati ad un Parlamento eletto con una legge bollata come anticostituzionale dallo stesso Mattarella) ha inequivocabilmente rievocato i fasti dello scudo crociato, tornato più forte di prima grazie all'alleanza con i reduci del Pci che stanno una volta in maggioranza e una volta all'opposizione, ma sempre e comunque al tavolo a spartire il potere con gli amici o nemici a seconda della convenienza.
Ma l'alternativa qual è? Lontani i tempi in cui il Msi candidava alla Presidenza della Repubblica un certo Paolo Borsellino, nessuno diede importanza a quei 34 voti, venne preferito Scalfaro e alcune settimane dopo il giudice antimafia morì in Via D'Amelio.
Abbiamo già parlato di Berlusconi e di Forza Italia, naufragati per l'ennesima volta e forse relegati all'anonimato e alla scomparsa dalla scena politica, anche se la parola fine non è ancora scritta. Quando si parla di Angelino Alfano, invece, il pensiero va subito all'innominabile Gianfranco Fini, di cui ormai si sono perse le tracce. L'odierno Ministro dell'Interno è destinato all'oblio dopo essersi calato le braghe per mantenere la sua comoda e sicura poltrona, e le prossime consultazioni saranno rilevanti da questo punto di vista.
Molti storceranno il naso, ma quell'alternativa, seppur tanto, troppo sbiadita, è stata quella della candidatura del giornalista Vittorio Feltri proposta dalla Lega di Salvini e dai Fratelli d'Italia della Meloni. Le due formazioni in questione, volenti o nolenti, sono l'unica opposizione di fatto a Renzi e al Partito Democratico-Cristiano. Da una parte i leghisti con Salvini si sono "Lepenizzati" scoprendo le idee della leader francese del Front National, Marine Le Pen. Dall'altra i "fratellini d'Italia" cominciano a diventare fratelli, dalla protesta (ricordando il voto di due anni fa alle medesime votazioni per il Capo dello Stato al "Capitano Ultimo") all'alleanza per un candidato di bandiera con l'intenzione di spaccare un asse e scoprire cosa c'è sotto a questo centro-destra.
«Il centrodestra così come lo conosciamo è morto», dicono all'unisono sia il nordico barbuto che la verace sardo-siculo-romana, e come non dargli ragione?
Si profila così una forma di coalizione che punta ad unire il simbolo del carroccio e quello dei Fratelli d'Italia in una sorta di Fronte Nazionale che punta innanzitutto a rendere sovranità nazionale e monetaria alla nostra Italia e a combattere la rediviva Balena Bianca.
La strada è ancora lunga e gli ostacoli non mancano, le due realtà sono ancora minoritarie, ma devono puntare ad avvicinare chi è rimasto deluso da altre casate come Forza Italia, Nuovo Centrodestra e anche Movimento Cinque Stelle, senza però dimenticare chi proviene da una cultura politica simile e che da troppo tempo è rimasto ai margini.
A Destra c'è una casa da ricostruire dalle fondamenta, tenendo presente che i materiali per costruirla devono essere idee che aggregano e non personalismi che dividono. Il sentiero è tracciato, perché noi saremo anche controcorrente, magari ci sbaglieremo, ma non ci teniamo né a vivere né a morire da democristiani, perché, come cantavano i ragazzi della Compagnia dell'Anello, «delle parole strane, ma dal chiaro significato: anche se tutti... noi no!».
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