EXCALIBUR 99 - luglio 2017
in questo numero
S'ode a destra uno squillo di tromba
Considerazioni metapolitiche sull'immigrazione e sulle elezioni dell'11 giugno
di Angelo Abis
Per gli immigrati la meta non è l'Italia
«S'ode a destra uno squillo di tromba»: niente a che vedere con l'esito delle elezioni dell'11 giugno.
È l'incipit della tragedia "Il conte di Carmagnola", che Alessandro Manzoni pubblicò nel 1820 a Milano. L'opera è una reprimenda contro gli Italiani più capaci di lotte fratricide che di spirito unitario nei confronti di una minaccia straniera. Eppure alcuni versi di quella tragedia sono, almeno formalmente, di una bruciante attualità:
Tu che angusta a' tuoi figli parevi,
Tu che in pace nutrirli non sai,
Fatal terra, gli estrani ricevi:
Tal giudizio comincia per te.
Un nemico che offeso non hai
A tue mense insultando s'asside.

Per parte nostra non abbiamo difficoltà nell'individuare nel nemico che «insultando a tue mense si asside» negli spocchiosi personaggi di varia etnia che in Italia hanno trovato l'America e, forse proprio per questo, in ogni spettacolo televisivo, sentono il dovere, sollevando il ditino, di farci la predica per dirci quanto siamo poco accoglienti, poco rispettosi delle loro usanze, sordi alle loro esigenze, poco democratici.
Insomma Italiano uguale leghista o peggio razzista. In qualunque altro paese del mondo, personaggi di tal fatta verrebbero, come minimo, immediatamente cacciati, se non peggio.
Da noi invece le prediche, specie se fatte da islamici africani, vengono immediatamente prese sul serio dal sinedrio politico culturale nostrano cresciuto all'ombra dei sacri principi di un cosmopolitismo beota, di un multiculturalismo a senso unico, di un buonismo e di un solidarismo ipocrita e controproducente del tipo: «non possiamo non trarre in salvo chi fugge dalle guerre e dalle carestie», salvo poi determinare, con il proprio operato, una crescita esponenziale dei morti in mare e una vera e propria invasione di centinaia di migliaia di giovani e giovanissimi che tutto sembrano fuorché disperati che fuggono dalla guerra o dalla carestia.
Tant'è che, appena messo il piede sulla terraferma, la prima cosa che fanno è di protestare vivacemente se quanto ottengono è inferiore alle loro aspettative e lo fanno con la stessa arroganza del cliente che in ristorante non è ben servito dal cameriere.
È pacifico che il cameriere non all'altezza della situazione siamo noi. È evidente che ci troviamo ad affrontare, e non da oggi, problemi epocali complessi la cui soluzione richiede la collaborazione tra tutti gli stati interessati e le istituzioni internazionali e soprattutto un atteggiamento deciso e franco da parte dell'Italia. Ma proprio qui, come suol dirsi, casca l'asino.
Era ed è notorio che per la quasi totalità degli immigrati la meta non è l'Italia, considerata semplicemente area di transito, bensì la Francia e i paesi del nord Europa. Noi, come al solito molto furbi e machiavellici, senza dire niente a nessuno, ci inventiamo una operazione navale di tipo militare chiamandola addirittura "Mare Nostrum" che, previo squillo di telefonino chiedente aiuto, ha trasferito nel territorio nazionale qualche centinaio di migliaia di Africani con l'accordo più o meno tacito che gli stessi si sarebbero trasferiti alla chetichella nel nord Europa.
Così, pensavano i nostri furbi alla Renzi - Alfano: con modica spesa, facciamo un figurone internazionale e ci creiamo un formidabile supporto politico in patria che va dai milioni di immigrati già inseriti nel tessuto nazionale, alla miriade di associazioni economiche che sulla tratta dei nuovi schiavi realizzano enormi profitti, a tutte le anime belle, nobili e solidali, soprattutto con il portafoglio degli altri, e tutto quel mondo, invero molto più limitato di quanto voglia apparire, che, alla perenne ricerca di un mito di sinistra e straniero, fallito miseramente Obama e la sua appendice Hillary Clinton, lo ha trovato in papa Bergoglio, felice sintesi di un cattolicesimo ridotto a filantropia e di un comunismo post '89 alla perenne ricerca di nuovi valori che non riesce a trovare in sé stesso.
Ma, come sappiamo, le cose non sono proprie andate bene. Francia, Svizzera e Austria, quando hanno capito che le stavamo rinfilando il pacco, hanno chiuso ermeticamente i propri confini, per cui, in tempi brevi, ci siamo trovati con i centri di accoglienza strapieni, con piazze, stazioni, parchi trasformati in squallidi accampamenti. "Ope legis", poi, per ogni immigrato venivano stanziati oltre 1.000 euro al mese, se poi l'immigrato è minore la cifra è più che raddoppiata: insomma un invito all'Africa di trasferirsi in Italia, novella Bengodi del mondo. Inutili le proteste degli Italiani che di questo sconcio incominciavano a farne le spese.
La risposta era ed è allucinante: «Niente può fermare l'immigrazione... Gli immigrati fanno i lavori che noi rifiutiamo... Sono una risorsa... Ci pagano le pensioni... Ripianano il decremento demografico... ecc.». Guai poi alle forze politiche di opposizione: «Parlate alla pancia del paese... xenofobi... islamofobi... razzisti... ecc.».
A sentire i nostri governanti ben altri erano i problemi all'ordine del giorno: la conferenza di Parigi sul clima, la scissione del Pd, la legge elettorale, cosa farà Renzi dopo le politiche. E così passo dopo passo siamo arrivati alle elezioni più silenziose della storia d'Italia: le comunali dell'11 giugno con il successivo ballottaggio del 25. Campagna elettorale ridotta al minimo, toni pacati, pochi proclami. L'esito dato per scontato.
Certo aumenteranno i grillini, ma l'importante è che si siano suicidati a Genova. Il Pd di Renzi rimarrà più o meno stabile. Si sa che il Pd è ben radicato nelle realtà territoriali specie nelle cosiddette regioni rosse. Sul centrodestra nessuna previsione.
Sappiamo come è andata a finire.
Ma a noi non interessa tanto il successo del centrodestra, che ovviamente non ci dispiace, quanto capire come mai una quota non irrilevante di cittadini di sinistra, non certo radical-chic, perlopiù operai, artigiani, coltivatori, commercianti, magari nostalgici di Berlinguer, se ne siano altamente fottuti di tutto il bagaglio culturale e politico della sinistra tanto da preferire candidati sindaci marchiati come estremisti di destra.
Come mai la sindachessa di Pantelleria, assurta a simbolo di madonna protettrice degli immigrati, tanto da essere portata in tale veste persino al cospetto di Obama, è stata tranquillamente messa alla porta dai suoi concittadini, non certo seguaci di Salvini? Non sarà forse che anche i compagni di Pantelleria non sanno che farsene di un sindaco che ascrive a proprio merito quello di aver tutelato tutti fuorché i propri concittadini?
E che dire della sindachessa di Sesto San Giovanni, meglio nota come la Stalingrado d'Italia tanto è rossa, che, pur di ingraziarsi i musulmani aveva promesso di costruire a Sesto la più grande moschea d'Europa?
È stata cacciata via a furor di popolo, anzi di proletariato!
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