EXCALIBUR 99 - luglio 2017
in questo numero
Ma siamo proprio sicuri che Hitler sia morto?
Ennesima decisione "politica" di un organismo che dovrebbe essere culturale
di Lancillotto
Sopra: le Tombe dei Patriarchi ad Hebron, in Cisgiordania
Sotto: la "modesta" sede dell'Unesco a Parigi
Cominciamo dalle definizioni: "Unesco: Agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni, con l'istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l'informazione per promuovere il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali".
Ecco lo scopo dell'Unesco: promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni.
Con una decisione del 9 luglio scorso due siti italiani "Le faggette delle tre riserve naturali dello Stato di sasso Fratino, Foresta Umbra e di Foresta Falasconi" e "le mura veneziane di difesa che cingono i centri storici di Bergamo, Palmanova e Peschiera del Garda" sono state definite "Patrimonio dell'Umanità".
Franceschini ed Alfano gongolano e gorgheggiano sul loro impegno, sul prestigioso riconoscimento e via discorrendo, sottolineando che - con 53 siti definiti Patrimonio dell'Umanità - l'Italia è nel mondo una superpotenza di cultura e bellezza.
Sorvoliamo pietosamente sull'analisi dello stato in cui vengono mantenuti tanti di questi siti: spesso inaccessibili, abbandonati o visitabili alla bell'e meglio. Non basta certo un'etichetta per valorizzare un qualsiasi luogo se poi lo Stato è il primo a trascurarlo, avocando a sé ogni diritto di utilizzo e messa a disposizione, quando magari una gestione privata ne consentirebbe una più fruibile valorizzazione e magari darebbe anche un valore economico a quei beni.
Ma questo è un altro discorso.
Questo periodo - per l'Unesco - è un periodo di frenetica attività. Del resto i rappresentanti dei 58 stati a rotazione fra i 195 che compongono l'Agenzia devono pur lavorare. E quindi all'opera, per partorire decisioni che fanno la storia.
Considerando che l'Unesco ha nella sua sigla la sua missione (United Nation Educational, Scientific and Cultural Organization) e che un ingenuo pensa sia composto da persone serie, competenti, preoccupate ed occupate a diffondere cultura e saggezza e verità (sempre "per promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni", ovviamente), si resta - come dire? - perplessi di fronte a decisioni quali quelle assunte nei primi giorni del mese di luglio.
Premessa: di norma le decisioni vengono prese con voto segreto (chissà perché, ci saranno anche lì franchi tiratori), ma in occasione del voto al quale ci riferiamo, il presidente di turno ha deciso per il voto palese (forse il nostro Grasso era lì in trasferta).
Ebbene, questo gruppo di saggi (pozzi di scienza, cultura e storia mondiale) ha definito le Tombe dei Patriarchi ad Hebron, in Cisgiordania, "sito palestinese del Patrimonio Mondiale".
Le faggette e le mura veneziane sono state definite Patrimonio Mondiale, senza alcun altro aggettivo; in questo caso invece hanno sentito la necessità di definirlo "sito palestinese".
I Patriarchi sono Abramo, Isacco e Giacobbe e le Matriarche sono Sara, Rebecca e Leah.
Una qualunque persona con una cultura almeno decente, o che - magari distrattamente - ha sfogliato la Bibbia, sa chi sono queste persone e sa che fanno parte - da millenni - delle storia e della cultura ebraica.
Basta appunto sfogliare la Bibbia e scoprire che Abramo torna ad Hebron per seppellire sua moglie ed acquista da Efron l'Ittita un pezzo della terra di Canaan. È una promessa che aveva fatto poiché Dio, nei pressi di Hebron, promise ad Abramo che avrebbe avuto un figlio.
Erano tempi nei quali in quelle terre si respirava l'ebraismo dei Patriarchi, capostipiti delle tribù d'Israele. Il cristianesimo era di là da venire e l'islamismo era ancora più lontano, sepolto nella notte dei tempi.
Per giunta in quel sito il re Erode fece costruire una magnifica struttura ancora in piedi. Anche lui era Ebreo (o meglio, educato come tale), ma ai signori dell'Unesco di Bibbia e tradizioni interessa ben poco. Il luogo divenne oggetto di venerazione e di pellegrinaggio ebraico. Maometto non era ancora all'orizzonte ed il Corano distante centinaia di anni.
Ma cos'è la verità per questa squallida ennesima organizzazione delle Nazioni Unite, se le proprie decisioni - invece di rispettare i canoni della bellezza e della verità - possono assumere una valenza esclusivamente politica? Pace e comprensione tra le nazioni? Sarà per un'altra volta. Del resto non è la prima volta che questa Agenzia assume decisioni farneticanti.
A maggio Gerusalemme, la capitale dello Stato d'Israele, era stata letteralmente strappata dalla storia ebraica e dichiarata anch'essa sito palestinese, arabo e islamico. La presenza d'Israele era stata definita "occupazione". Aveva poca importanza che nel Corano, libro sacro per gli islamici, il nome di Gerusalemme non appaia mai e che invece nella storia di 4 mila anni Gerusalemme impregni profondamente tutta la letteratura e l'anima ebraica.
I signori dell'Unesco dovrebbero chiedere a Tacito e Flavio Giuseppe di rivedere le loro opere e magari fare una capatina a Roma e buttar giù l'arco di Tito, testimonianza del possesso di Gerusalemme da parte degli Ebrei e palese contraddizione della loro visione distorta della storia. «La storia del popolo ebraico è cominciata ad Hebron e nessuno può cambiare la storia, né alterare la verità», ha detto tristemente l'ambasciatore israeliano all'Unesco Carmel Shamer Hacohen. Io non ne sarei così sicuro.
In soli tre giorni l'Agenzia dell'Onu per la cultura ha islamizzato le città più sante dell'ebraismo: Gerusalemme ed Hebron. Nella decisione su Hebron rifulge un'altra perla: il sito è stato definito "in pericolo".
Netanyahu parla di "decisone delirante". «Israele» - ha detto «continuerà a custodire le Tombe dei Patriarchi per assicurare la libertà religiosa di tutti [...]. Solo dove Israele è presente, come ad Hebron, la libertà di culto e garantita per tutti. In Medio oriente moschee, chiese e sinagoghe vengono fatte saltare in aria».
La decisione dell'Assemblea dell'Unesco e stata presa a Cracovia, in Polonia, e probabilmente il luogo deve avere in qualche modo ispirato i votanti. I milioni di Ebrei trucidati sul suolo polacco devono aver fatto sentire il loro influsso. Cracovia stessa, dove Casimiro il Grande - sei secoli fa - invitò gli Ebrei a venire nella città e restarvi e dove poi la politica nazista annientò tale comunità (strazianti le scene del film "Schindler's list" che appunto evocano quel massacro), deve aver fatto balenare nella mente degli illuminati dell'Unesco allettanti prospettive. Non potendo massacrare gli Ebrei si sono accontentati di massacrare la loro storia.
E poi, a pochi chilometri da Cracovia, ci sono Auschwitz e Birkenau, col loro enorme carico di tragedia: quale meravigliosa opportunità!
Al posto dei forni crematori una semplice scheda: ed il gioco è fatto!
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