EXCALIBUR 99 - luglio 2017
in questo numero
La figura del Podestà in Sardegna
Metamorfosi delle istituzioni in perenne cambiamento
di Silvio De Murtas
In Sardegna la Magistratura Podestarile durò fino a tempi relativamente recenti
Molti istituti giuridici subirono un processo di generazione, degenerazione e rigenerazione, i quali - sorti di solito per importazione o limitazione - soggiacquero alla legge di adattamento alle condizioni locali, trasformandosi o modificandosi per influenza di fattori estrinseci e - dopo la loro decadenza - sono nuovamente risorti con la stessa o con diversa fisionomia, mutando in tutto o in parte la loro natura originaria.
Accade, infatti e non di rado, che un'antica istituzione ricompaia sotto diverso titolo, come pure che un'antica denominazione venga attribuita ad un nuovo istituto del tutto diverso nella forma e nella sostanza. Tutto ciò, a distanza di tempo, genera incertezza e confusione, quando si voglia stabilire una correlazione materiale od un nesso cronologico nella varie fasi evolutive degli ordinamenti giuridici antichi e moderni. Fra gl'innumerevoli esempi vi è quello del "Podestà", sorto e risorto parecchie volte e sotto vari aspetti nel corso dei secoli e la cui origine e funzione è strettamente connessa allo svolgimento della vita comunale nei primi tempi della sua affermazione e del suo sviluppo.
Originariamente, la Magistratura Suprema dei Comuni italiani era il Parlamento, che concentrava in sé il potere costituente e quello legislativo, mentre il potere esecutivo veniva esercitato da speciali organi, variamente costituiti ed appellati.
Ma la rappresentanza del Comune era affidata ad appositi funzionari - ora i Consoli ora il Podestà - con poteri più o meno ampi, a seconda dei tempi e dei luoghi e sempre assistiti da un Consiglio per la trattazione degli affari amministrativi e giudiziari; finché, affermatasi stabilmente (nel XII secolo) la costituzione comunale, rimase unico rappresentante il Podestà, intorno al quale si polarizzano tutte le istituzioni del Comune, che - con questa magistratura - ricevettero l'impronta definitiva.
Il Podestà (scelto dal Comune fra persone con speciali requisiti di capacità ed indipendenza, di città estranea, senza parenti "in loco") veniva nominato per breve tempo (da sei mesi a tre anni) ed allo scadere dalla carica era sottoposto a sindacatura. Come i Consoli, egli aveva il potere esecutivo, militare e giudiziario; in seguito, e per arginare un'eccessiva autorità, gli si pose affianco un Capitano del Popolo, a cui venne affidato il comando della milizie.
Le stesse vicende verificatesi nel Medio Evo in alcune città italiane (ove il popolo - profittando delle lotte fra i suoi dominatori - si liberò da ogni giogo instaurando il governo comunale o repubblicano) vediamo ripetersi in alcune città e ville della Sardegna, ove cominciarono a sorgere i Comuni nel corso del secolo XIII, ma non prima di quest'epoca, non potendosi dare la denominazione di Comuni alle più antiche organizzazioni locali già reggentisi con ordini propri, ma non ancora fornite di tutti i poteri e di tutte le funzioni di uno "Stato".
Sassari fu tra le prime e meglio di tutte ed ebbe la ventura di realizzare il proprio sogno di libertà e di foggiare il proprio reggimento politico a struttura comunale quando le già fiorenti repubbliche di Genova e Pisa si contendevano il dominio della Sardegna, sottraendolo ai Giudici locali, e conquistò la propria indipendenza ponendosi sotto il protettorato or dell'una or dell'altra di esse. Ma neppure essa riuscì ad affrancarsi completamente (a differenza di altri Comuni dell'Italia continentale) dalla dipendenza verso i dominatori e ad escludere la loro ingerenza nella nomina del proprio "reggitore".
Comunque, sull'esempio di Sassari e per influenza degli stessi fattori politici, vennero a formarsi a poco a poco alcuni altri Comuni forniti anch'essi di propri Statuti, ma egualmente soggetti alla signoria di Genova o di Pisa; ciascuna delle quali, non riuscendo ad affermare il dominio assoluto ed esclusivo nell'Isola, carezzava le città alleate, concedendo loro un'apparente indipendenza ed una costituzione consimile a quella dei Comuni "liberi".
I nostri furono quindi dei Comuni sudditi o "pazionati", dipendenti da comunità straniere che esercitavano il diritto di sovranità specialmente con la nomina del "reggitore" dei comuni soggetti, ossia il "Podestà". Normalmente, le città e le ville sarde pervennero a questo stadio quasi d'un tratto, quasi senza fasi evolutive e da ciò deriva forse il perdurare della Magistratura Podestarile sarda sino a tempi relativamente recenti, in cui la sua funzione si mantenne tuttavia "consentanea" ai mutati ordinamenti politici e sociali.
Affiancati nel corso dei secoli da Capitani o Vicari di Giustizia, Veghieri ed Assessori vari, queste figure - che esistevano ancora intorno alla prima metà del 1800 - vennero pian piano soppresse, anche per effetto della Legge 7 ottobre 1848 n. 807 (ed in parte anche prima, in forza dell'Editto Reale del 1836).
In tal modo ebbe fine l'ultimo avanzo dell'istituzione podestarile in Sardegna, nella quale - per verità storica - non assunse quasi mai quella figura grottesca quale traspare da scritti anche satirici sorti in vari luoghi ed in vari tempi a dileggio di una magistratura che vantava nobili origini; ma che, attraverso la continua evoluzione degli ordinamenti comunali nei secoli più recenti, andò sempre più decadendo sino a diventare un organismo ibrido ed anacronistico, investito per tradizione di poteri altissimi, ma senza più la possibilità di esercitarli e farli rispettare, né coll'ausilio delle leggi né per consenso del popolo.
I Podestà ebbero a risorgere solo per provvida volontà del Governo Nazionale Fascista, che intese dare novello impulso e più feconda operosità soprattutto agli enti comunali dei minori centri di popolazione.
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