EXCALIBUR 100 - ottobre 2017
in questo numero
Cagliari multietnica? Magari un'altra volta...
Considerazioni su un convegno ben distante dalla realtà
di Davide Olla
Sopra: volantino progetto (delirante) "Ero straniero" consegnato al convegno accostato a foto di delinquenti algerini sbarcanti
Sotto: degrado umano ed urbano inarrestabile
Sabato 7 ottobre mi sono recato al convegno organizzato nell'ambito del Sindacato Cgil Sardo all'ex Lazzaretto, quartiere Sant'Elia, dal titolo "Sconfinati orizzonti di una Cagliari multietnica".
L'ho fatto con entusiasmo e grande interesse perché, visto che faccio molta fatica a constatare i vantaggi di quella che viene chiamata "accoglienza" nella mia città di nascita, volevo quasi disperatamente cogliere qualcosa di positivo dal fenomeno, ascoltando principalmente gli amministratori locali quali il Sindaco Zedda, Angela Quaquero con delega regionale alle politiche sui migranti, oltre a chi in questa operazione si impegna a fondo come Don Lai della Caritas, Silvana Tilocca del Dip. Prevenzione Assl di Cagliari e la Prefetta T.G. Costantino, forse l'intervento che mi sarebbe interessato ascoltare maggiormente, visti i recenti problemi legati ad aggressioni, furti e molestie causati principalmente dagli Algerini direttamente sbarcanti, ma purtroppo impegni improrogabili l'hanno costretta a desistere. Vabbè, a pensar male si fa peccato. Quindi nessuna prevenzione.
Premetto che io vivo e lavoro in un Paese del nord Europa ad alto tasso di multietnicità (Londra) e la mia professione mi porta ad incontrare moltissimi giovani sarde e sardi che sono costretti ad emigrare nella capitale inglese. Parlo con loro spesso e nessuno o quasi lo fa per anglofilia ma per puro bisogno e legittimo desiderio di costruirsi una vita degna.
Quindi mi domandavo: ma com'è possibile che in Sardegna, uno dei posti più belli del mondo, con una potenzialità sconfinata, i figli ed i nipoti di quelli che si sono fatti in quattro per rendere questa Terra unica sono costretti a partire e al contempo ci dicono che i "migranti" sono necessari perché l'Isola si sta spopolando, che bisogna assolutamente praticare l'"accoglienza diffusa", che questi individui saranno il futuro e la salvezza, che ci portano ricchezza eccetera eccetera?
Evidentemente mi son perso qualcosa. E allora sono andato appunto a sentire le ragioni di chi in queste cose crede.
Mentre mi dirigevo al convegno cercavo di cancellare dalla mente le immagini viste e riviste: prostitute africane in pieno giorno che esercitano tra i rifiuti nella strada dall'aeroporto al centro. L'odore nauseabondo di urina ed escrementi non solo nei vicoli ma anche nelle vie principali (per esempio Largo Carlo Felice: vergognoso). Gli innumerevoli venditori abusivi di merce contraffatta ed i parcheggiatori prepotenti, che ho visto intimidire anche i familiari ed i pazienti (molti con evidenti patologie gravi se non terminali) di fronte agli ospedali. E buoni ultimi, come già accennato, i dinamici Algerini.
Purtroppo tutti gli autorevoli oratori non mi hanno convinto: Zedda e Don Lai parlavano di investimenti e stanziamenti per incentivare l'integrazione e far rinascere l'economia agricola. Ma mi è venuto spontaneo fare due calcoli (i famosi € 35 minimi che costa ogni straniero giornalmente, 11 milioni solo recentemente stanziati per i progetti Sprar, i finanziamenti di Comune e Regione... E via di conserva) e pensare cosa succederebbe se la pioggia di milioni (soldi pubblici) stanziati per i "migranti" venisse destinata ed investita a favore degli autoctoni, dei nostri ragazzi che sarebbero felicissimi di fare impresa, di creare aziende e restare nella loro Terra che amano e rispettano sicuramente più di ogni ospite gradito o meno.
E non emigrerebbero. E farebbero figli. E costituirebbero famiglie stupende. Perché, ripeto, loro sono i figli di chi questo lo ha creato. E lo stesso discorso varrebbe per ogni posto del mondo, inclusa ovviamente l'Africa.
Tralascio le inesattezze, come quando ho sentito dire che l'approvazione dello ius soli avrebbe evitato situazioni quali le rivolte delle banlieus Francesi: Dottoressa Angela Quaquero: le faccio notare che praticamente tutti gli attori delle violenze erano figli o nipoti di immigrati che, proprio grazie allo ius soli, erano cittadini Francesi a tutti gli effetti... E l'integrazione coi suoi benefici dov'è? Anche qui sommessamente le dico che parlo con cognizione di causa: mia figlia è Francese, nata a Parigi nel 1998. Quindi bazzico spesso da quelle parti.
Lasciamo perdere anche gli aspetti freudiani-umoristici, come quando la Dottoressa Tilocca, dirigente Assl, ha paragonato l'immigrazione ad un fenomeno ineluttabile (cito) «come un ascesso: tu lo curi ma rispunta la fistola». Non sapevo se alzare timidamente la mano per farle notare che: a) grazie a dio gli ascessi si curano, b) che questo paragone potrebbe farla incorrere in una delle tante leggi che sanzionano la discriminazione per motivi etnici o religiosi.
Comunque ho filmato tutto. Magari me lo riguardo e cambio idea. Ma la vedo dura.
Pare comunque che in Italia e nell'Isola in particolare si sia totalmente perso non solo il senso comune ma pure ogni traccia di un sano, basico istinto di conservazione. Come si potrebbe se no spiegare l'articolo apparso pochi giorni prima, il 4 ottobre, su L'Unione Sarda?
La Signora Maria Pia Massetti, vicepreside del Liceo Siotto, di fronte all'emergenza causata (soprattutto ma non solo) dagli Algerini sbarcati nella nostra isola ormai a migliaia e senza neanche il pretesto di un bisogno umanitario ma, come dimostrano i fatti, guidati solo da motivazioni delinquenziali e mire predatorie, in riferimento ad un altro articolo sui corsi di difesa per le donne, che questi non sono la soluzione. E fin qui niente da dire: la soluzione sarebbe infatti arrestarli allo sbarco, metterli in centri di detenzione e poi espellerli, cosa che si fa tranquillamente in Gran Bretagna, quella dell'Habeas Corpus e della Magna Carta, patria della democrazia e del multiculturalismo (che per esperienza diretta chiamerei più convivenza ma questo è un altro discorso).
Ma qui gli si fornisce solo un pezzo di carta che gli intima, tra le grasse risate dei nostri non graditi ospiti, di lasciare volontariamente il territorio nazionale entro una settimana. E infatti la stragrande maggioranza si dedica senza soluzione di continuità al crimine. Che poi: come si fa a chiamare questi episodi "microcriminalità"? Sono cose gravissime, episodi odiosi che colpiscono soprattutto anziani, gente che lavora, ragazze sole.
Già, le ragazze. La Professoressa Massetti (non si sa secondo quale ragionamento consequenziale) arriva a dire che la colpa di questa situazione è degli uomini che non accettano «le donne nei ruoli apicali» e non sopportano che «camminino da sole». Ma che c'entra? Pensavo almeno che si parlasse dei maschi nordafricani, visto che sono loro che, come da cronaca, molestano sessualmente, minacciano, derubano le donne con cadenza quotidiana. Ma no, pare sia un problema culturale e di mentalità di noi uomini italiani se non si può più andare in giro per Cagliari e dintorni senza rischiare un'aggressione.
Infatti dell'"elemento straniero" ne parla in seguito, raggiungendo il vertice conclusivo del suo ragionamento. Cito: «parliamo di stranieri spaesati, che hanno fame» (ed infatti li abbiam visti, i ragazzotti algerini: tristi, remissivi e macilenti…) «che aggrediscono e rubano un braccialetto solo per questo motivo».
Ecco, spero che il padre (oddio, un altro maschio!) o i familiari in genere della povera ragazza aggredita, brutalizzata e rapinata del suo braccialetto recentemente in Via Roma non leggano questo articolo. Perché io al suo, al loro posto, potrei veramente perdere la testa.
Infine la soluzione quale sarebbe? Educare alla tolleranza sin da bambini, certo. Non fare rispettare la legge vigente, non pretendere di poter fruire della propria città in sicurezza ma subire e sopportare in nome di questa cosiddetta tolleranza. E se poi succede qualcosa di ancora più grave tiriamo fuori i gessetti colorati e suoniamo "Imagine" di John Lennon e tutto a posto fino alla prossima.
Mi spiace Signora Massetti, le cose non funzionano così nei Paesi civili, quelli che la convivenza e la tolleranza la perseguono veramente, ma che sanno che niente si può costruire senza che il rispetto, la sicurezza, l'applicazione delle leggi vengano garantiti in modo inflessibile.
Glielo dice un Sardo che in uno di questi Paesi ci vive e ci lavora e che ha la doppia cittadinanza Britannica ed Italiana da parecchio.
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