EXCALIBUR 101 - gennaio 2018
in questo numero
I belati dell'Italia
Una nazione che pensa di essere tra le grandi del mondo, persa nelle sue miserie
di Angelo Marongiu
Mi scuso per il paragone: le pecore, come le capre, sono più intelligenti di quanto sembri
Non ascolto mai i discorsi di fine anno celebrati dal nostro Presidente della Repubblica e dal Capo del Governo.
Tutta quella messa in scena, bandiere, vasi di fiori, aspetto colloquiale, sanno di troppa studiata retorica e quell'apparenza artefatta mi urta prima ancora di sentire le parole.
Ne ho letto naturalmente sui giornali dei giorni successivi.
Il primo, Gentiloni, ha affermato di essere soddisfatto per aver raggiunto un obiettivo che si era posto: arrivare alla conclusione ordinata della legislatura ed evitare una fine prematura della stessa che sarebbe stata traumatica.
Per chi? Per noi comuni cittadini o per qualche onorevole che avrebbe perso il diritto al suo vitalizio? È forse questo il motivo per cui non siamo andati al voto quando necessario e ci siamo visti una serie di governi non eletti, Letta, Renzi e Gentiloni?
Naturalmente, secondo Gentiloni, l'Italia si è rimessa in moto e non siamo più il fanalino di coda dell'Europa; il deficit si è dimezzato e l'esportazione è ripartita. Ma, naturalmente, come tutti i nostri illuminati statisti, parla di deficit, mai di debito!
Insomma, anche lui ha salvato l'Italia. Se un unico difetto si riconosce, è quello di non essere riuscito a mettere insieme i numeri per far approvare lo "ius soli", che - come tutti sappiamo - è la causa principale delle nostre notti insonni ed è in cima alle nostre preoccupazioni.
L'altro nostro grande rappresentante, Mattarella, come ben si addice alla sua figura quasi ieratica, vestito di nero o quasi, come d'obbligo, non ha lanciato moniti né appelli. Con tono monocorde ma ispirato nei modi e nelle pause, ha intessuto i suoi ragionamenti di fine anno affidando a società civile e classe politica - alla pari - la responsabilità di prendere l'avvenire nelle proprie mani e di scrivere «la pagina bianca che si apre con le elezioni».
Bello, vero?
Sono stati discorsi così intensi e penetranti che tutte le forze politiche - tranne Grillo naturalmente, ma lui lo fa per mestiere - hanno applaudito estasiate.
«Parole che fanno bene alla nostra democrazia» ha detto la Boldrini; Grasso parla di «democrazia come impegno del presente che si alimenta di memoria e di visione del futuro»; la Camusso nel suo plauso ci ha infilato il lavoro per ogni famiglia (anche se non sappiamo più cosa sia la famiglia); Brunetta parla di «augurio condivisibile». La Fedeli per fortuna non ha parlato e quindi non ha dovuto usare congiuntivi.
Un coro di belati che risponde ai belati istituzionali.
Se poi decine di imprese chiudono strozzate dai debiti (il nostro caro Stato ha ancora debiti nei loro confronti per circa 70 miliardi di euro), se la speculazione finanziaria delle banche annulla i risparmi dei correntisti, se siamo oppressi da una burocrazia delirante, se il fisco ci scanna inventandosi controlli e balzelli, se la magistratura imperversa in ogni dove, senza pudore e senza controllo, se siamo schiacciati da un debito pubblico colossale, che aumenta ad ogni manovra di bilancio fatta quasi sempre e quasi tutta con soldi che non abbiamo: bene, tutto questo non si dice.
A fine anno siamo tutti buoni.
Peccato poi che, scorrendo i giornali, si legge che dal 1º gennaio rincareranno luce, gas, acqua, pedaggi autostradali, trasporti, assicurazioni, servizi bancari, spesa alimentare, ticket sanitari, tasse sui rifiuti.
Ma questa è roba da nascondere sotto il tappeto.
Ci vorrebbe un ruggito non solo per affrontare questi problemi, ma per parlarne.
Pazienza: ci consoliamo almeno con il nostro coraggio in campo internazionale.
Al Palazzo di Vetro l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a larga maggioranza la risoluzione presentata da Yemen e Turchia (notoriamente paesi molto liberali), che condanna gli Stati Uniti per la "loro" decisione di spostare la "loro" ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Cosa c'entri l'Onu in una decisione autonoma di un paese sovrano non riesco a capirlo. Trump, dopo oltre 40 rinvii dei precedenti Presidenti Usa, ha deciso di dar seguito ad una decisione di Clinton del 1995.
Ci sono stati paesi che si sono astenuti, altri che hanno votato contro (tra i quali alcuni paesi della nostra Europa unita): noi, pecore nel gregge, abbiamo innalzato il nostro squillante belato, ed abbiamo votato a favore della risoluzione di condanna. Nel gregge.
Buon anno a tutti.
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