Excalibur verde
SPECIALE
Antonio Gramsci, ottant'anni dopo
Quel Gramsci che non ti aspetti: raccomandazione per il fratello Carlo al deputato fascista Paolo Pili
Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 - Roma, 27 aprile 1937)
Quest'anno ricorre l'ottantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci. Le manifestazioni ufficiali in suo onore sono molteplici, ma, salvo qualche rara eccezione, si discostano ben poco dal solito cliché, ben descritto dallo storico gramsciano Luigi Nieddu: «Passerà ancora un anno e il mito di Gramsci, fondatore e capo del partito; vittima illustre della repressione fascista e di Mussolini in particolare; militante disciplinato dell'Internazionale (comunista, n.d.a.), sarà finalmente una realtà [...]. Nessuno scrittore del nostro tempo è stato più manipolato di Gramsci. Gramsci è stato studiato più sulla base di ciò che altri hanno detto di lui che sulla base di quanto egli ha realmente scritto. Per qualche tempo Gramsci è stato presentato come un autentico storico del Risorgimento [...], come il teorico dello stato moderno, come il modello dell'intellettuale impegnato [...], che oltre tutto ciò era anche comunista».
Eppure, in quest'ultimo periodo, al di là del mito, riappare, grazie all'opera di alcuni storici (fra cui lo stesso Nieddu), filosofi e uomini di cultura intellettualmente onesti, anche di sinistra, un Gramsci diverso, meno internazionalista, più legato alla realtà nazionale e isolana, dove spesso certi valori, diciamo pure "borghesi", quali l'amicizia, l'amore, la famiglia, la propria terra fanno premio sul rigore rivoluzionario, sull'odio politico, sugli schematismi ideologici. Questo è il Gramsci che ci piace oggi commemorare con un ritratto del pensatore sardo fatto da un suo carissimo amico-nemico: Paolo Pili. All'epoca primo federale fascista di Cagliari, eletto deputato alle elezioni del 1924 insieme a Gramsci.
Un racconto tratto da un'intervista rilasciata negli anni '70 a Oristano da Pili al docente dell'Università di Cagliari, Leopoldo Ortu, alla presenza di altri due illustri professori: Danilo Murgia e Giovannino Porcu.
«Nino era un tipo terribile, eravamo in un periodo in cui era sempre ingrugnito, non parlava mai con nessuno, neppure con il suo gruppo di comunisti. Un giorno, nel corridoio dei passi perduti (Camera dei deputati, n.d.a.), mi tirò per la giacchetta, gli chiesi: "Come mai ti avvicini a una bestia immonda come me?", mi rispose di non dire stupidaggini e ci sedemmo. Ricordo che in quel momento Mussolini e Federzoni uscirono insieme dall'aula e, vedendomi con Gramsci, fecero un viso così curioso che non posso dimenticarmelo, specialmente Mussolini, un viso divertito insomma».
«Gramsci», prosegue il racconto di Pili, «mi ricordò che le sorelle si erano sposate ricamando per la gente e che Carlo (fratello di Antonio, n.d.a.), pur volendo lavorare, non riusciva a trovare alcun posto, mi pregò di trovargliene uno qualsiasi. Gli risposi che appena tornato in Sardegna avrei chiamato Carlo per prenderlo a pugni perché egli stesso sarebbe dovuto venire da me, evitando così a lui, Nino, il dispiacere, certamente grande, di dover chiedere simili cose. Comunque gli promisi di sistemarlo subito, prendendolo con me stesso, nel settore economico della segreteria del partito.
E così feci tenendolo sempre con me
».