EXCALIBUR 104 - ottobre 2018
in questo numero
Il governo italiano giallo-verde visto da Londra
Confusione sul nostro paese da parte di un paese altrettanto confuso
di Davide Olla
Sopra: Londra guarda con curiosità il fenomeno Italia e le sue contraddizioni
Sotto: il sovranismo che intacca i fondamenti europei è un mantra sempre di moda
Abbiamo avuto già vari riscontri sulle reazioni che la "svolta sovranista" impressa dalla costituzione dell'asimmetrico governo giallo-verde e dai suoi primi atti concreti ha suscitato a livello internazionale e soprattutto tra le cancellerie dei Paesi europei.
Il premier ungherese Orban gongola, il francese Macron rosica, la Merkel opportunisticamente tace ma non sprizza certo felicità (un po' come Junker che fa il cerchiobottista, sicuramente più botte che cerchio nel suo caso), con l'Austria di Kurz poi, al netto delle recenti frizioni sull'ipotesi di concedere la cittadinanza agli altoatesini di lingua tedesca, sembra che sia tutto uno scambio di amorosi sensi. Insomma: son sempre più delineati i campi delle due Europe che stanno affilando le armi per quella che sarà una tenzone decisiva per il futuro dell'Unione e probabilmente, comunque vada, la fine del modo in cui era stata concepita e strutturata sino ad ora: le elezioni della prossima primavera.
Queste elezioni saranno le prime senza che la Gran Bretagna partecipi. Già, il Regno Unito, che ha contribuito in maniera decisiva alla botta che ancora sta scuotendo l'Unione con il referendum che, seppur di stretta misura sembra, e dico sembra perchè a pochi mesi dalla data ufficiale di uscita, il 29 marzo prossimo (con un periodo di proroga sino al dicembre 2020 comunque) qui l'esecutivo è nel pallone più totale.
Il nodo principale sembra ora la gestione del traffico merci e persone tra Repubblica Irlandese e i territori delle Contee dell'Ulster. Sta di fatto che all'interno del partito dei Conservatori che esprimono la premier May ci sono 3 correnti: per la Brexit dura, per la Brexit morbida, i contrari all'uscita. I Laburisti non sono da meno: anche lì divisi tra pro e contro abbandono dell'Ue, mentre il leader, il marxista Corbyn, ultimamente sotto accusa per supposto antisemitismo grazie alle sue frequentazioni palestinesi, fa il vago.
Intanto però il Congresso appena concluso ha votato per mantenere aperta l'ipotesi di un secondo referendum. Al tutto si aggiunga che la precaria maggioranza si regge sui voti del partito Unionista (Democratic Unionist Party di Arlene Foster ovvero Irlandesi del Nord fedeli alla Regina), che non possono essere scontentati sulla questione dei confini Irlandesi pena la caduta del Governo, ed il fatto che il vecchio leader dell'Ukip, il partito che è stato determinante per la vittoria dei secessionisti al referendum, ha deciso di ributtarsi in politica perché a suo dire la volontà popolare è stata tradita.
Dulcis in fundo: il 30 settembre anche i Conservatori vanno a congresso con le tre correnti di cui sopra agguerrite e ben distinte ed unite forse da un solo obiettivo comune: tutti o quasi vogliono far le scarpe a Theresa May. E in questo scenario sta appunto prendendo corpo sempre di più l'ipotesi di un nuovo referendum.
Con questo scenario va da sé che scovare un giudizio o un'analisi obiettiva sulla svolta sovranista e quindi euroscettica italiana è quasi impossibile. Tutti gli organi di stampa, tutti i media sono più o meno schierati e molti vengono da una netta presa di posizione se non da una vera e propria campagna referendaria sin dai mesi precedenti il referendum, dall'inizio del 2016. Quindi tutti presentano le vicende italiane da un punto di vista perlopiù partigiano. E quindi i Brexiters, Farage dell'Ukip, i Conservatori più anti Ue la considerano una vittoria degli euroscettici, un sintomo dell'imminente tracollo delle istituzioni dell'Unione e quindi un'altra prova della necessità di abbandonare la proverbiale barca che sta per affondare.
La sinistra in generale, quelli che noi defineremmo radical chic, i liberals della classe media borghese, gli internazionalisti ed ovviamente i residui dei gruppuscoli radicali di matrice proto-comunistoide non hanno molto gradito.
Tanto per cambiare hanno il controllo di una buona parte dei media britannici ed ovviamente (tutto il mondo è sempre un maledetto paese) si sprecano gli editoriali corrucciati sul pericolo di un nuovo fascismo risorgente, del presunto trattamento da cattivoni che viene riservato ai "poveri migranti" e via con il solito copione.
Protagonisti ovviamente i Guardian, Mirror, Indipendent ma anche il Times e per certi versi il Daily Mail. Per le tv Channel 4 ma anche la colonizzatissima (da sinistra) Bbc.
La cosa comunque che fa sorridere e ben sperare, non solo per L'Inghilterra ma per il continente tutto, al di là di quello che la Brexit produrrà o dello stesso destino delle istituzioni europee, è che la campana dell'antifascismo suona sempre più sorda.
Che i pretestuosi appelli alla nuova resistenza ormai suscitano o sonore risate o ancor peggio grande indifferenza. Che il disco rotto che ripete infinitamente il mantra del supposto pericolo della risorgenza razzista ed autoritaria gracchia sempre più debolmente.
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