Excalibur blu

E se la "strana morte dell'Europa" fosse ribaltata dall'Italia?

Il futuro possibile di un'Europa a trazione italiana

di Angelo Abis
Johan Sebastian Bach
Questa volta partiamo da casa nostra, cioè da Excalibur, che bene o male, magari in ultima fila, da sempre si batte per una Europa diversa.
Prova evidente ne è, proprio in questo numero, il bell'articolo di Angelo Marongiu "La strana morte dell'Europa", che, partendo dalla recensione dell'omonimo libro dello scrittore inglese Douglas Murray, giunge a delle interessanti considerazioni sulle quali è bene riflettere.
Questo l'incipit dell'articolo di Marongiu: «"Ubriacone", "Venditore di tappeti": è questo l'attuale livello di discussione tra i politici italiani e gli esponenti delle istituzioni europee. Ogni giorno l'apertura dei giornali o dei notiziari televisivi e radiofonici, è focalizzata sullo spread, sui livelli di deficit e del debito pubblico; si parla in continuazione dei trattati e degli accordi di Maastricht, di Schengen e di Dublino. Sembra che l'Europa sia solo questo: un immenso e pervasivo portafoglio del quale controllare - novelli Scrooge - le entrate e le uscite. E l'altra Europa? Quella delle cattedrali e delle cantate di Bach, quella dei diritti dell'uomo e della libertà?».
Tutto vero, per carità! Ma visto nell'ottica della stampa e delle tv nazionali, dato che appena ci si avventura nella stampa estera, segnatamente quella inglese, francese, tedesca e spagnola, anche quella orientata a sinistra, ci si accorge che nel resto dell'Europa si bada molto poco agli aspetti più o meno folcloristici della diatriba Italia-Ue e non si dà molto credito alle dispute economiche su deficit, debito pubblico, spread, decimali, ecc..
Si prende invece in considerazione il fatto che l'Italia è il primo paese dell'Ue ad aver espresso, inopinatamente e inaspettatamente, un governo di impronta nazional- populista che non solo ha una forte maggioranza, ma gode nell'opinione pubblica di un consenso straordinario. Se si aggiunge poi che detto governo è visto con simpatia sia da Putin che da Trump, si comprende bene come il governo italiano sia maledettamente preso sul serio dappertutto fuorché in Italia.
Tant'è che all'estero sulla "aggressività" del governo giallo-verde nei confronti della Ue si fanno due ipotesi:
1) L'Italia tira la corda per farsi cacciare dalla Ue e poter quindi acquistare una completa autonomia, segnatamente monetaria, sganciandosi dall'euro.
2) L'Italia punta a mostrare la totale inadeguatezza dell'attuale dirigenza di marca franco-tedesca per proporsi alle prossime elezioni europee come stato guida di un vasto schieramento che comprende gli stati di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) e i tanti movimenti populisti, sovranisti e conservatori dati in forte ascesa in tutta l'Europa.
A ben vedere la Ue per contrastare queste due ipotesi aveva un solo strumento: lo spread, del resto già agitato prima delle elezioni del 4 marzo come deterrente all'eventuale decisione degli Italiani di votare per i movimenti populisti.
Altre strade tipo quella di contrastare la politica anti immigrazione del governo con vaghi e ipocriti appelli umanitari o quella di rimarcare presunte violazioni dei trattati Ue sono miseramente fallite. Si è quindi ricorsi, per piegare la volontà italiana, allo spread. Ma l'Italia non è la Grecia e Salvini e Di Maio non sono Sipras, per cui il tentativo è fallito, anche se ha duramente messo alle corde l'iniziale progetto di bilancio del governo.
La Ue si è dovuta accontentare di una ipotesi di condanna dell'Italia per debito pubblico eccessivo per gli anni 2016 e 2017, ovvero quando al governo c'erano Renzi e Gentiloni. Più che altro un invito a trattare: «non siete voi responsabili della crisi, bensì i precedenti governi!». E infatti Conte si è precipitato a Bruxelles e furono baci e abbracci. Non è improbabile che ci sia stato anche un intervento discreto degli Usa, visto che poi la Federal Reserve americana ha posto il contrasto dell'Ue con l'Italia fra i 5 motivi che potrebbero scatenare una crisi economica a livello mondiale.
A nostro modesto avviso l'unica ipotesi valida per risollevare le sorti dell'Europa sta proprio nel fatto che l'Italia, dopo le elezioni europee, riesca ad assurgere al ruolo di guida nella rinascita di una nuova Europa, improntata proprio a quei valori di cui Marongiu denota l'assenza, e non per puro spirito nazionalistico, ma perché il nostro paese, per cultura, storia, dinamismo e fantasia politica (non per nulla è la patria di Machiavelli) ha tutti i numeri per poter creare una leadership che sia al contempo politica, culturale e spirituale, rispettosa delle altrui tradizioni e che non venga percepita dagli altri popoli europei come mero dominio economico o prevaricazione politica.
«E l'Europa di Bach?», direbbe Marongiu! Rispondiamo che l'Europa felix, come del resto l'Italia felix o l'Austria felix fanno parte del bagaglio umano che vive sempre in modo tragico il proprio presente, pensando che il passato sia stato migliore. Del resto se potessimo chiedere ipoteticamente a Bach come giudicava la sua epoca, lui che era finito in galera solo per aver detto, nel 1717, al duca di Sassonia e Weimar, Guglielmo Ernesto, che voleva licenziarsi dalla sua corte, ci risponderebbe a male parole.