EXCALIBUR 106 - settembre 2019
in questo numero
La Costituzione italiana
Una saggia signora di 70 anni?
di Piero Congia
La nuova Costituzione italiana è nata!
Per chi come me, nel 1948, è entrato trepidante in società con grembiule nero, colletto bianco, fiocco azzurro e cartella di cartone a tracolla, avere avuto una così illustre coetanea non può che essere un orgoglio e farmi provare rispettosa confidenza.
Con lei sono cresciuto insieme alla nascente democrazia. Ricordo la fiducia e speranza che c'era nei cuori e nei ragionamenti degli adulti con cui vivevo tra i ruderi delle case diroccate dalla guerra.
Ricordo la sua immagine disegnata dal mio compagno di banco: vestita di bianco con la leggerezza della democrazia e la gioia della libertà. Grazie a lei tutti avevamo in dote pari dignità nelle diversità di vedute, di sentimenti o di ideali. I suoi articoli erano perle di saggezza inanellati nella collana che i Padri Costituenti offrivano in dono ad ogni cittadino italiano.
Anche io avevo lasciato la mano di mamma con un bacio che mi autorizzava ad entrare da solo nel palazzo più illustre della società dei bambini. Che fosse un momento importante lo avevo capito dai consigli ricevuti in famiglia, dal grembiule con cui ero stato agghindato, dal ciuffetto su cui mamma si era attardata. Ero effettivamente alla pari con tutti: ogni traccia della mia provenienza dal sobborgo più malfamato del quartiere più degradato della città era stata nascosta.
Sentivo però che la mia collana aveva una perla che, a differenza delle altre luccicanti di libertà, risultava ai miei occhi più opaca: proibiva una precisa ideologia e trattava in modo diverso gli Italiani che avevano creduto nel fascismo dell'Italia fascista, e non si erano ravveduti.
Un articolo che riguardava proprio mio padre. Non perché lo sapessi dalla sua viva voce o da ragionamenti in famiglia (allora noi bambini venivamo allontanati dalle discussioni degli adulti), ma da certi loro benevoli ricordi che invece la storia e la Costituzione condannavano aspramente.
In casa mia il cambiamento dei sentimenti e delle convinzioni politiche non era avvenuto.
Non solo babbo, che li aveva professati, ma anche mamma e parenti cari non davano segni di pentimento, anzi, sembravano convinti fosse quella la strada giusta da non abbandonare.
Sento oggi amorevole tenerezza nel ricordarmi bambino, pieno di dubbi, titubante sul confine di due modi di pensare contrapposti ed incapace di stare tutto intero in nessuno dei due.
In cuor mio non sentivo sufficienti le suggestioni che la società mi trasmetteva per avversare il fascismo ed i fascisti; ma neppure mi bastavano (per poterlo accettare) i valori di lealtà, onestà, rispetto del prossimo e delle regole che vivevo e condividevo con i fascisti della mia famiglia.
Altrettanta incertezza avevo di fronte ai due valori dominanti: uno per la libertà individuale di cui ognuno aveva diritto; l'altro per l'appartenenza alla patria comune verso cui ognuno aveva doveri. A far pendere la mia scelta verso quest'ultima fu una frase di Giorgio Almirante: «Noi siamo stati testimoni ed abbiamo il dovere sociale di ricuperare la verità e dignità della nostra storia».
Alludeva alla storia del fascismo, verso cui io non avevo alcun dovere (non essendo testimone) però ero interessato a conoscere la verità che riguardava mio padre.
Io (figlio di un fascista) la ricerca della verità l'ho disattesa, come mi sembra l'abbiano disattesa i figli politici di Almirante. Oggi sono consapevole del danno che ci siamo fatti tutti insieme (figli di fascisti e di antifascisti): nati, cresciuti ed invecchiati in democrazia ma ancora dilaniati nella stessa patria e con le stesse suggestioni dei nostri padri. Abbiamo coltivato la retorica della democrazia senza imparare a viverla, continuiamo a professare l'avversione reciproca senza un leale confronto democratico, non siamo in grado di accordarci neppure sui problemi che ci accomunano.
Oggi mi lascia perplesso vedere giovani della destra sociale ostentare gesti e simboli del fascismo: mi chiedo se di quei gesti hanno anche i ragionamenti e valori per essere in coscienza orgogliosi. Credo sia un dovere della destra sociale (dalla storia sconfitta, emarginata e demonizzata) fare una serena analisi di quanto ereditato dai propri padri fascisti, individuare cosa meriti di essere oggi sostenuto, su cosa chiedere scusa a nome dei nostri padri, cosa archiviare nella storia del passato.
Ricuperare il tempo perduto è impossibile. Piantare qualche seme è forse ancora alla nostra portata.
tutti i numeri di EXCALIBUR
VICO SAN LUCIFERO