EXCALIBUR 111 - gennaio 2020
in questo numero
Droghe "leggere"?
Argomento ricorrente che divide la politica
di Alessio Dettori
Legalizzare è davvero la miglior strada per sconfiggere la mafia delle droghe?
Recentemente si è tornato a discutere in parlamento della questione riguardante la legalizzazione delle cosiddette droghe "leggere".
È un tema che torna ciclicamente a far discutere sia tra i politici che tra la popolazione, divisi tra coloro che della legalizzazione ne hanno fatto un cavallo di battaglia e coloro che, invece, hanno sempre denunciato la pericolosità ed inutilità di queste sostanze, facendone una questione di principio.
Dire che una "canna" non faccia male e che non porti ad altro, è la classica frase che si può ascoltare da chi vorrebbe queste sostanze legali, ma basta ascoltare una qualunque testimonianza da parte di ex tossicodipendenti nelle comunità di recupero, «tutto è iniziato con la classica canna da ragazzo», per capire che le cose non stanno così. Spesso il passo dalla cannabis a droghe più forti è un passo dettato dalla curiosità impulsiva di provare nuove esperienze, soprattutto nei più giovani, che diventano facilmente dipendenti da queste sostanze.
Recenti studi dimostrano come assumere queste sostanze, soprattutto in giovane età, causi delle alterazioni permanenti ad alcune aree del cervello come l'ippocampo, causando problemi di memoria, altre aree che sono preposte per la concentrazione e quelle dedicate a percezione del tempo e dello spazio.
Infatti in alcuni stati che hanno legalizzato la marijuana ci sono stati aumenti significativi di incidenti automobilistici causati dall'uso di queste sostanze, che spesso associate all'abuso di alcol (che, a differenza delle droghe, crea problemi quando se ne fa un abuso) creano una miscela davvero pericolosa per chi la assume, creando delle mine vaganti.
Anche la cosiddetta "cannabis light" venduta come un normale prodotto da tabaccheria è pericolosa, perché nonostante il basso livello di Thc (il principio attivo della cannabis), compreso tra lo 0,2 e lo 0,6%, rispetto alla cannabis illegale che può arrivare anche al 6%, essa contiene un'alta quantità di cannabidiolo (un altro principio attivo). Inoltre il THC, anche in percentuali così basse, può avere effetti collaterali nel lungo tempo.
Un altro intramontabile tormentone di chi è a favore della legalizzazione delle droghe è il classico «Se legalizzi le droghe, sconfiggi la mafia».
Premesso che, pur essendo un giro d'affari enormemente redditizio, la droga non è l'unico metodo di guadagno per le associazioni mafiose, la favola della sconfitta del narcotraffico grazie alla legalizzazione è stata ampiamente smentita negli anni dai fatti.
Grandi uomini come Paolo Borsellino e tanti altri magistrati che combattono la mafia quotidianamente a rischio della propria vita, sono i primi a spiegare come il narcotraffico non sparirebbe, in quanto le categorie più deboli e i minori, non potendo rivolgersi al mercato legale per questioni di età, andrebbero comunque dallo spacciatore ad acquistare una dose, mentre alcune categorie di persone più povere andrebbero comunque a comprare la droga illegale, perché i costi di quest'ultima sono nettamente inferiori (alcune volte costano meno della metà) rispetto alla più costosa droga legale, oltre a far crescere il numero generale di persone che utilizzerebbero queste sostanze.
Infine, c'è anche tantissima ipocrisia da alcune di queste persone che ammettono di consumare queste sostanze e ne vorrebbero la legalizzazione. Parlano tanto di lotta alle mafie e al narcotraffico e poi sono i primi ad acquistare dallo spacciatore di fiducia, finanziando di conseguenza quelle mafie che sfruttano e uccidono altri esseri umani, trattati come schiavi nelle piantagioni dove vengono coltivate e prodotte le droghe, quelle stesse mafie che essi dicono di voler vedere sconfitte.
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