EXCALIBUR 112 - marzo 2020
in questo numero
La Gran Bretagna tra Brexit e Coronavirus
Corrispondenza da Londra di un anglo-sardo
di Davide Olla
Sopra: finalmente è stata presa una decisione!
Sotto: per certi fenomeni non ci sono frontiere
Doveva essere un pezzo di commento e analisi sul processo Brexit che sembra stavolta sia avviato per davvero. Ma poi è arrivato il virus. O meglio, al momento dell'estensione dell'articolo non è ancora arrivato, anzi, è arrivato ma non fa ancora paura, sembra.
Incoscienza? Pragmatismo britannico ("keep calm", etc. etc.)? Insabbiamento delle autorità? Vedremo.
Ma cominciamo dalla Brexit.
L'iter per l'uscita quindi è avviato. Dopo la schiacciante vittoria di Boris Johnson alle ultime elezioni era inevitabile. Molti Inglesi hanno votato conservatore anche per esasperazione: non se ne poteva più di trascinare la faccenda ulteriormente, dopo tre anni e mezzo di incertezze che stavano facendo fare una figura miserrima alla classe politica britannica e causando contraccolpi seri all'economia. E solo un forte governo Tory poteva sbloccare l'impasse e così è stato.
Ma al di là delle celebrazioni che abbiamo visto tenersi nel Regno Unito o dell'uscita dei deputati inglesi con cornamusa in testa dal Parlamento Europeo le cose sono molto lontane da esser concluse. Niente è definito. Le trattative sono in corso e le prime indicazioni non sono incoraggianti. Dai diritti sulle zone di pesca al tipo di accordo su importazioni ed esportazioni di merci, all'accesso di chi svolge servizi finanziari (la city di Londra è ovviamente molto sensibile su questo punto), ai mercati dell'Unione, si sta litigando più o meno apertamente su tutto. E Johnson ha minacciato che se entro giugno non si vedranno progressi concreti è pronto ad interrompere tutte le trattative.
Ve lo ricordate la temuta uscita senza accordi? Bene, il famoso "no deal"? È tutt'altro che archiviato come sembrerebbe, anzi... E le conseguenze sarebbero sempre disastrose da qualunque parte la si guardi. Le uniche regole che sembra stiano prendendo forma e consistenza (anche se le leggi e i regolamenti in materia non sono ancora stati promulgati) sono quelle sul movimento delle persone e il diritto di risiedere e lavorare in Gran Bretagna dopo gennaio 2021.
Per i turisti e gli studenti nessuna restrizione a parte quella di dover presentare il passaporto (non più carta di identità). I turisti dovrebbero avere massimo 3 mesi di permesso, per gli studenti ci saranno corsie rapide (per esempio basterebbe essere iscritti e dimostrarlo ad un istituto di istruzione, dalla classica scuola di inglese o all'università, per ottenere il visto relativo).
Per quanto riguarda i lavoratori pare si voglia replicare il sistema australiano con un sistema a punti che vengono assegnati in base alle competenze, la conoscenza della lingua, la richiesta specifica dal mondo del lavoro. Un altro criterio sembra dovrà essere il salario: basta con immigrati con scarse competenze. Si parla di un'offerta salariale minima di 25.000 sterline all'anno lorde, circa 29.000 euro. Contando che con l'introduzione del salario minimo qualche anno fa (prima il mercato del lavoro era totalmente deregolamentato, decideva il datore di lavoro in base al mercato quanto offrirti), un addetto alle pulizie o il famoso ragazzo che sta a Londra per fare il lavapiatti (figura tipo che ormai sta assurgendo ai fasti della casalinga di Voghera) prende sulle 16.000 sterline lorde all'anno quando va bene, un aiuto cameriere o un barista alle prime armi poco più ma sempre sotto le 20.000 sterline all'anno. Le reazioni di praticamente tutte le associazioni di imprenditori di ogni tipo sono state da subito veementi: grande preoccupazione soprattutto per il settore del turismo e dell'ospitalità. Il primo appello è stato quello di rivedere i criteri: prima di tutto abbassare la soglia salariale d'ingresso da 25.000 a 20.000. Ma come abbiam visto non basterebbe perché tutto il personale di base non avrebbe speranza, in base alle tariffe orarie attuali.
La replica del Governo è stata che per occupare questi posti si attingerà al mercato interno. Facile a dirsi. Primo, la disoccupazione è al 3,8%. Secondo, con un sistema di assistenza sociale ben strutturato e generoso molto pochi di quel 3,8% saranno spinti a farlo. E allora la soluzione quale sarebbe? Favorire l'immigrazione dai Paesi del Commonwealth, in base all'assunto che l'integrazione sarebbe più facile; del resto quelli che stanno prendendo queste decisioni sono anche gente come Priti Patel, di origine indiana e responsabile dell'equivalente del ministero degli interni, o Rishi Sunak, anche lui Indiano che lavorava per Goldman Sachs, che sta all'Economia... Penso male?.
Poi Patel e compagnia non capiscono che ci son dei settori "vocazionali", soprattutto quando parliamo di servizi e turismo. Per fare un esempio: se si va in un ristorante italiano o francese, soprattutto di un certo livello, ci si aspetta di avere a che fare con personale (almeno in massima parte e sicuramente quelli a contatto con la clientela) italiano o francese. Se vai in un hotel di lusso o in uno stabilimento "stellato" vedrai che la stragrande maggioranza del personale è continentale (ancora con Italiani, Francesi o Spagnoli a fare la parte del leone). È così da decenni, è tradizione, è un'esperienza e una reputazione costruita da tantissimo tempo. E questo i clienti, soprattutto più esigenti, lo sanno. Altro esempio: quando vennero ammessi nell'Unione Europea i paesi dell'Est tipo Polonia o Repubblica Ceca, ci si aspettava un'invasione di personale da quelle Nazioni. Ci hanno provato, ma alla fine il servizio al cliente, la cura del dettaglio, la creatività non era esattamente nelle loro corde. E si son dedicati ad altri settori.
Ora, tutti sappiamo che Londra è la capitale del turismo (anzi, capitale mondiale. 30 milioni di visitatori all'anno) sede di servizi finanziari, sede di multinazionali, eccetera. È il polmone finanziario di tutta la Gran Bretagna, producendo un terzo dell'intero prodotto interno lordo della Nazione. L'industria turistica è già in terribile sofferenza dal 2016, visto che l'incertezza Brexit ha portato molti a non considerare più l'Inghilterra come una meta lavorativa. I salari infatti sono aumentati, la ricerca di personale è spasmodica. Non conosco un solo locale/ristorante/albergo che non abbia avuto grossi problemi. E di disoccupati inglesi e/o di immigrati del Commonwealth candidarsi non se ne sono visti tanti.
Vi dico già cosa succederà, esattamente quello che succedeva prima del 1973: lavoro nero. Meno diritti. Sino a che l'economia del Regno Unito (e di Londra in particolare) sarà florida entreranno comunque migliaia di persone dall'Unione Europea con visto studentesco o turistico e poi spariranno, ingrossando le file dei senza diritti in attesa di deportazione (che, statisticamente, è molto difficile che avvenga per la maggior parte di loro, a meno che non si vogliano reclutare ispettori con numeri da armata divisionale). Proprio quello che avviene da sempre con i famosi cittadini del Commonwealth che sono qui molto spesso senza titolo: migliaia di operai indiani (soprattutto nell'edilizia), pachistani, africani e simili per guardiania e pulizie e via discorrendo. Sembrerebbe quasi un complotto per "proletarizzare" gli Europei tutti a discapito dei diritti basici acquisiti da tutti i lavoratori del continente e massimizzare i profitti a loro danno. Ma non siamo complottisti (anche se due pensieri uno li fa, no?). Poi, se vogliamo esulare dal discorso meramente economico e sociale, nel mio magico mondo è un'eresia considerare i Popoli europei tutti, che condividono una storia millenaria e un'origine comune con i Britannici (Londra e qualche altro centinaio di importanti centri son stati fondati dai Romani, così come le reti viarie tutt'ora esistenti, la cultura, la stessa genetica... E potrei continuare all'infinito), alla stregua di un Pakistano o un Sudanese, che in comune con il Regno Unito non ha niente, se non una regola imposta da quelli che erano allora i loro dominatori
Quindi, bene la Brexit per dare un segnale e uno scossone ai parassiti, ai boiardi non eletti di Bruxelles, ma poi la gestione della stessa dovrebbe essere fatta con più attenzione non solo agli aspetti economici come esposto in calce, ma guardando anche a qualcosa che va al di là della mera utilità. Tu chiamala se vuoi, Religio.
E ora brevemente sull'emergenza Corona Virus. È incredibile vedere come viene gestita la situazione in Italia e fa male. Panico, isterismo, decreti e provvedimenti restrittivi emanati sapendo di non essere in grado di poterli applicare (ma Conte & company si rendono conto di quanto personale militare e delle forze dell'ordine per instaurare posti di blocco e controlli in ogni singola strada e stradina delle province rosse? Impossibile), addirittura la bozza del decreto emergenziale diffusa quasi 48 ore prima dell'emanazione. Con il fuggi-fuggi consequenziale, quindi la reale possibilità che tra poco tutta l'Italia sarà zona rossa. E pare che il responsabile sia stato Rocco Casalino, ex concorrente Grande Fratello che ricopre la carica di responsabile comunicazione e portavoce del governo. Casalino portavoce del Governo! Un governo rabberciato di non eletti improvvisatori. E continua ad esserlo, tra l'altro: nessuno ha chiesto le dimissioni. Ma poi pensi ad un Luigi "vairus" Di Maio agli Esteri, uno Speranza alla Sanità, la Lamorgese con i suoi sbarchi di clandestini sestuplicati in pochi mesi... Ed il quadro (in realtà fosco, foschissimo) diventa chiaro.
Ora, io penso che la situazione italiana sia dovuta in massima parte all'incompetenza criminale di questa classe politica; ce li ricordiamo tutti quando sbraitavano che il vero contagio da debellare era il razzismo, con foto di alte cariche dello stato o dei capi dei partiti di governo mentre si facevano fotografare al ristorante cinese o mentre abbracciavano il primo asiatico che gli capitava a tiro o giornalisti tipo Formigli che ingurgitavano involtini primavera in diretta a scopo dimostrativo. E di fare controlli o bloccare i voli dalla Cina non se ne parlava proprio. Manco 24 ore dopo eravamo in piena emergenza epidemica. Due settimane dopo e pure la Cina ha iniziato a bloccare i voli dall'Italia.
Qui nel Regno Unito per il momento è tranquillo. Poche mascherine in giro, nessuna limitazione. Ma ci sono già qualche centinaio di positivi accertati e i primi morti. Ci si aspetta qualche provvedimento a breve. Ma comunque sembra che la parola d'ordine sia "niente panico" (proprio come in Italia, no?). La sanità pubblica non è all'altezza di quella italiana, quindi non sarà una passeggiata. Ma non so perché ho la netta sensazione che, pure se ci fossero i morti per strada, la situazione verrebbe gestita in modo migliore.
Non è un caso di autodenigrazione. Gli Italiani non sono peggio dei Britannici. Anzi, mi verrebbe da dire. Il problema nostro non è solo il Covid-19 ma il Conte-19, ovvero il governo farsa nato appunto il 5 settembre del 2019. Giusto qualche mese prima del virus per il quale ha provveduto a costituire un brodo di coltura perfetto. Che gli Dei ci proteggano sino a che questi non saranno solo un brutto ricordo. E facciamo tutti di tutto perché' ciò avvenga al più presto.
Con la salute (fisica nostra e mentale loro) non si scherza.
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