EXCALIBUR 112 - marzo 2020
in questo numero
Grazia Deledda, una donna indipendente Sarda
Premio Nobel spesso dimenticato, donna libera e moderna
di Franco Di Giovanni
Grazia Deledda (Nuoro 1871 - Roma 1936)
Tra i tanti nomi della cultura sarda, spicca per originalità letteraria quello della nostra Grazia Deledda, nota per il suo stile unico al mondo, che le valse all'epoca il premio letterario più prestigioso, ovvero il premio Nobel per la letteratura, prima donna italiana ad averlo vinto.
In un tempo come il nostro, ove purtroppo si perdono le radici della nostra identità di popolo, vogliamo quindi ricordarne almeno a grandi linee, la vita e le grandi opere.
Grazia Deledda nacque a Nuoro il 28 settembre 1871, figlia di Giovanni Antonio Deledda, un avvocato e imprenditore, che pubblicava con una sua tipografia anche le proprie poesie in sardo, dando quindi incoraggiamento letterario in casa alla piccola e precoce figlia, mentre sua madre Francesca le diede un educazione molto severa; l'istruzione pubblica della ragazza si fermò alla quarta elementare, poi continuò privatamente in casa, studiando lingue per breve periodo, ma la maggior parte della sua istruzione fu da autodidatta.
Negli anni giovanili scrisse in alcune riviste letterarie. Mentre nei periodici nazionali pubblicò a puntate un certo numero di suoi romanzi. Il trasferimento a Cagliari fu nel 1899, dove ebbe la fortuna di conoscere colui che sarà il suo coniuge nonché agente letterario per tutta la vita, il mantovano Palmiro Madesani, con il quale si trasferì a Roma, ritirandosi quasi del tutto a vita privata.
I temi affrontati dalla Deledda nei suoi romanzi, come "Canne al vento" e "L'edera", trattano di argomenti come il senso del peccato, il combattimento tra bene e male nelle coscienze umane, il senso di colpa, il peccato e la possibile redenzione (talvolta, ma non sempre).
Nei suoi scritti, il contesto è dato, oltre che dalla ambientazione della terra sarda nella sua realtà materiale, anche dalla onnipresente descrizione di aspetti leggendari, tratti dalle tradizioni orali dei luoghi in cui lei stessa ha vissuto, e di cui ha scritto in prima persona.
Molti equivoci sono stati fatti nel cercare di catalogare il genere personale della Deledda alla moda dei tempi: la sua introspezione psicologica sui personaggi, principalmente tragici, delle sue opere, è stata catalogata come propria dal movimento decadentista.
Il realismo del contesto esterno della realtà, come verista: venne addirittura creato un nuovo concetto, il verismo romantico, ma crediamo che solo la diretta interessata avrebbe potuto esprimere la sua personale convinzione riguardo la sua opera.
Grazia Deledda fu una donna portatrice di valori tradizionali e di emancipazione della donna al tempo stesso, in un periodo in cui in alcuni settori della società in Italia si pensava che la donna dovesse solo accasarsi.
La Deledda fu una donna incredibilmente moderna per il tempo in cui visse, già dalla sua adolescenza.
Alla fine, riuscì a trovare nella letteratura la sua dimensione interiore e il suo strumento di libertà, raccontando la sua terra e la sua gente, con le loro mille sfaccettature; lasciando a noi posteri un patrimonio letterario di inestimabile valore.
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