EXCALIBUR 113 - aprile 2020
in questo numero
Geopolitica e un mondo in movimento
Interessi nazionali e mondo globalizzato
di Gianluca Cocco
Occorre riconquistare il nostro passato
Il mondo, oltre che essere un'entità composita, è anche un'entità umanizzata in continua evoluzione.
Nessuno può affermare niente con certezza, ma l'interrogativo è questo: nell'eventuale uscita dall'Ue, una grande ma azzoppata Italia come potrebbe muoversi?
Poi, esiste una rete diplomatica ufficiale o ufficiosa, pubblica e/o privata idonea ad interfacciarsi con ritrovato vigore nazionale davanti alle sfide di un mondo che inizia il percorso inverso agli ultimi trent'anni di globalizzazione più o meno forzata?
Supponendo esistesse, su che basi pone i rapporti con gli ex stati membri dell'Ue, dal momento che senza l'Italia questa non esisterebbe? Sorgono dubbi nei rapporti economico-politici nei confronti di questi ultimi, per cui questi si accavallano ripartendo da zero.
Il tessuto diplomatico sarà in grado di recuperare le posizioni perdute negli anni '90 evitando assurdi ridimensionamenti in chiave franco-tedesca o addirittura eventuali esclusioni nei nuovi scenari geopolitici mondiali?
Troppo presto per saperlo. I fatti odierni fanno ben sperare, data la considerazione mondiale che ci pone al centro dell'attenzione delle super potenze mondiali.
Con gli Usa possono esserci le basi per progetti comuni che ci vedano al centro di strategie interessanti oppure meglio cambiare totalmente asse strategico, potendo
Dubbi e domande regnano davanti al cambiamento relativo al superamento del sistema atlantico, diventato ormai passato recente. Completato il cambiamento, il Mediterraneo tornerà centrale e marginalizzerà il resto.
Nazioni storicamente di medio-bassa fascia come Svezia, Olanda, Portogallo ricopriranno ruoli secondari nel mercato post finanziario del futuro, diversificandosi per condizioni climatiche che saranno determinanti per prodotti che riusciranno ad immettere per auto sostenersi.
In un mercato mondiale basato su economia reale e beni di prima necessità, gli Usa possono sostenersi e determinarsi, avendo esclusivamente un ruolo basilare nel continente di origine.
Solo una guerra mondiale potrebbe cambiare certi dati di fatto.
Sperando che questo non succeda, ecco che nel mondo dell'economia reale primeggia l'Italia, ricca di prodotti agroalimentari, che può riportare in auge storia e cultura e avere un ruolo di primo livello mondiale basato sul commercio e sull'imposizione indiretta della propria visione culturale e politica tanto del Mediterraneo quanto di Balcani, Medio Oriente e Nord Africa.
Acquisire la sicurezza della tangibilità economica faciliterà la nostra diplomazia per imporre in maniera del tutto pacifica de facto un ruolo di prima fascia per la nostra amata Italia; un dato importante sarà la diffusione della nostra lingua là dove ormai manca da troppo tempo o dove non è sostanzialmente mai arrivata.
Impensabile che gli interessi nazionali siano in linea con una visione del mondo globalizzato basato sulla finanza internazionale. Questa, infatti, al di là dell'industrializzazione, mira a svalutare e screditare la qualità dei prodotti italiani, che sono se non i primi sicuramente tra i primi al mondo, a favore di nazioni infinitamente povere di materie e prodotti di prima necessità, appunto per condizioni climatiche.
Che mondo è quello in cui una nazione-non nazione come il Belgio, il cui contribuito storico-artistico-culturale al mondo si limita quasi solo esclusivamente all'indipendenza delle sue povere ex colonie, sia al centro dello scacchiere internazionale con Bruxelles come presunta capitale di una presunta Ue a scapito di Roma e dell'Italia con tutto quello che abbiamo fornito come popolo e che rappresentiamo sotto ogni profilo e ogni campo?
Nessuno sano di mente direbbe che una visione così demenziale sia in linea con i nostri interessi nazionali, nonostante ci siamo impantanati in questa a causa di una politica nazionale sterile nel migliore dei casi.
In conclusione... meglio la Russia, la Cina, l'Iran e noi a fare da unici e veri rappresentanti dell'Occidente sviluppato, basandoci appunto sul soddisfacimento del fabbisogno interno coi nostri stessi prodotti che poi vengono anche esportati in quei mercati, avendo anche un occhio a sud del Sahara come fu per i nostri padri.
Impensabile delegare i nostri interessi, oltre che quello che siamo per storia e cultura, a chi non ci ha mai capiti ed apprezzati, tanto da ostinarsi a non sfruttare comodità come il bidet o brutalizzare l'arte degli spaghetti con la nutella o la marmellata.
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