Excalibur verde
La guerra del coronavirus: vincitori e vinti
Bilancio di una sconfitta annunciata
di Angelo Abis
Città deserte
Siamo in guerra! È il proclama che da qualche mese ci rimbomba nelle orecchie come un monito nella dannata ipotesi che a qualcuno venisse in mente di eludere le draconiane norme addolcite dal termine inglese "lockdown", per non dire che, italianamente, siamo costretti al domicilio coatto.
Paradossalmente, ma non tanto, al "siamo in guerra" è seguito il "tutti a casa", che sta a significare che la guerra l'abbiamo persa. Se non ci arrendiamo è perché è tecnicamente impossibile farlo: come si fa ad arrendersi a un virus?
E poi la resa comporterebbe le dimissioni del governo. Figuriamoci!
Intendiamoci, che la guerra fosse persa in partenza era nella natura delle cose: il coronavirus è diventato dinamite quando si è trovato nel corpo umano. In contemporanea abbiamo scoperto che contro questo essere infinitesimale non avevamo uno straccio di farmaco per curarci, né un vaccino per immunizzarci.
Unici rimedi quelli che l'uomo ha posto in essere a fronte di tutte le malattie contagiose già a partire dalla Bibbia: lavarsi ovvero isolare i soggetti infetti e tenersi alla larga da essi.
Come al solito siamo entrati in guerra alla grande, forti del fatto che avevamo un ottimo sistema sanitario e poi avevamo l'istituto "Spallanzani".
Poche le misure restrittive, spesso inutili come il blocco degli aerei provenienti dalla Cina. Vediamo tutti come è andata a finire.
La guerra breve e gloriosa si è trasformata in una terribile guerra di trincea, dove canti vittoria se hai avuto qualche ricoverato grave e qualche morto in meno del giorno precedente.
Dovremmo parlare della faciloneria del governo, ma non ci piace infierire, anche perché i governi di paesi molto più blasonati del nostro ci hanno superato in insipienza, impreparazione e presunzione.
Ma non è il caso di scoraggiarci. Alla fin fine una linea del Piave siamo riusciti a costruirla. E dietro quella linea c'è un popolo molto più disciplinato e molto più disposto alla solidarietà e al sacrificio di quanto si potesse ragionevolmente pensare.
C'è nell'aria un patriottismo sano e concreto. Non per nulla i pseudo salvatori della Patria da populismi, fascismi, razzismi, ecc., i cantori di "Bella ciao", le sardine, gli intellettuali alla Saviano e alla Michela Murgia, le femministe e i gay pride sono letteralmente scomparsi dalla circolazione.